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Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra


L'altra Gladio: I Nuclei di Difesa dello Stato - La loro articolazione in "Legioni" - Il Piano di Sopravvivenza - La struttura operante a Verona: le dichiarazioni di Enzo Ferro, Giampaolo Stimamiglio e Roberto Cavallaro

 

PARTE SETTIMA

Capitolo 46

(pag. 415 del fascicolo processuale)

 

 

Fin dallo scoppiare, nel 1990, del "Caso GLADIO" e dalla scoperta della rete clandestina Stay Behind, si era diffusa la netta sensazione che tale struttura e l'elenco dei 622 gladiatori venuto alla luce fossero solo una parte di un sistema a "scatole cinesi" di cui era stato svelato lo strato meno importante e più superficiale, sistema costituito non solo da un numero assai più elevato di aderenti - anche meglio addestrati e con funzioni più operative rispetto ai 622 gladiatori ormai noti - ma anche da una pluralità di strutture illegali anche più strettamente intrecciate con ambienti di estrema destra o addirittura eversivi rispetto alla GLADIO "ufficiale".

 

 

 

Di tale sospetto si è avuta piena conferma grazie alle testimonianze incrociate e convergenti, progressivamente raccolte da questo Ufficio e dal giudice istruttore di Bologna a partire dal 1993, ed è così venuta alla luce l'esistenza e l'operatività, tra il 1968 circa e il 1973, soprattutto in Veneto, di una GLADIO "parallela", caratterizzata da una forte presenza e contiguità con elementi ordinovisti.

 

 

 

Ci riferiamo alla struttura denominata NUCLEI di DIFESA dello STATO (o NUCLEI TERRITORIALI di DIFESA dello STATO), suddivisa in articolazioni locali chiamate LEGIONI (come all'epoca le "Legioni" dei Carabinieri, ora denominate "Regioni") e alla finalità operativa o "ragione sociale" delle stesse definita Piano di Sopravvivenza che esse in parte condividevano con la rete "ufficiale" Stay Behind.

 

 

 

Di tale struttura segreta, probabilmente disciolta nel 1973 ed i cui quadri sono stati forse riciclati in Gladio e in altri organismi simili, hanno parlato, da diversi punti di vista, ben otto testimoni - fra cui uno dei suoi responsabili, il colonnello Amos SPIAZZI - ed altri avrebbero potuto aggiungersene se le indagini non avessero dovuto soprattutto concentrarsi sui più gravi attentati oggetto dell'istruttoria.

 

 

 

Del resto, l'approfondimento della nascita, delle caratteristiche e delle modalità operative di tale struttura - sicuramente illecita solo se si pensi al fatto che essa comportava l'addestramento in molte località, insieme a militari, di civili armati - sarà proseguito dalla Procura della Repubblica di Roma cui gli atti dovranno essere trasmessi con il dispositivo conclusivo di questa ordinanza.

 

 

 

Enzo FERRO, un giovane di Trento che aveva prestato il servizio militare fra il 1969 e il 1970 presso la Caserma Duca di Montorio, è stato il primo a parlare della struttura di militari e civili che si era raccolta a Verona intorno al colonnello Spiazzi, all'epoca maggiore e diretto superiore dello stesso Ferro.

 

 

 

Enzo Ferro, nel febbraio del 1977, si era presentato al giudice istruttore di Trento (che conduceva le indagini sugli attentati avvenuti in quella città intorno al 1970 e verosimilmente ad opera della cellula locale della struttura eversiva) e aveva reso una lunga e dettagliata deposizione in cui in pratica erano già contenute tutte le circostanze poi riprese con maggior ordine e approfondimento dinanzi a questo Ufficio.

 

 

 

Egli aveva quindi già parlato in merito alle riunioni effettuate nella casa di Spiazzi, con la presenza di civili e militari e con tanto di nomi in codice, delle esercitazioni illegali all'uso delle armi da fuoco nei dintorni di Verona, dell'addestramento all'uso degli esplosivi, degli attentati "dimostrativi" che la struttura, obbediente ad una "gerarchia parallela", stava progettando, anche in danno di convogli ferroviari, per favorire il mutamento istituzionale.

 

 

 

Tuttavia, la sua testimonianza era rimasta praticamente inutilizzata, egli non era stato più risentito dagli inquirenti che, dimostrando quantomeno scarsa professionalità, non avevano effettuato alcun serio accertamento e non lo avevano certo invogliato a proseguire il suo racconto; era stato poi, in separata sede, caldamente invitato da alcuni Carabinieri di Trento a non mettersi nei guai.

 

 

 

La vicenda di Enzo Ferro è già stata riassunta nel capitolo 18 di questa ordinanza e in esso è già riportata integralmente la sua testimonianza in data 6.9.1991 con cui egli, dinanzi a questo Ufficio, ha ripreso il racconto interrotto molti anni prima.

 

 

 

E' sufficiente quindi, in questa sede, riportare i passi essenziali della successiva deposizione in data 1°.7.1992 in cui egli ha fornito ulteriori dettagli, escludendo comunque le parti che riguardano i collegamenti della struttura veronese con l'attentato di Nico AZZI del 7.4.1973, ampiamente esaminati nello stesso capitolo.

 

 

 

Parlando delle riunioni cui aveva partecipato, Ferro ha spiegato:

 

 

"......posso aggiungere che c'erano tre civili che si occupavano di trasmissioni, che era considerato un settore importante, e ci si lamentava della carenza di militari in quel settore.

Si diceva che bisognava guardarsi dalla Polizia, ma soprattutto dalla Guardia di Finanza perchè era fedele alle Istituzioni, mentre tutti i Carabinieri erano stati contattati in modo capillare.

Questi discorsi venivano fatti mentre a noi presenti si spiegava anche se in modo teorico l'uso dei vari esplosivi. Ricordo, ad esempio, che ci venne spiegato che il fulmicotone doveva stare sempre in soluzione per non esplodere.

A questa riunione c'era anche BAIA Francesco, che aveva una villa fuori Verona; ricordo che una volta recuperò un M.A.B., penso un residuato di guerra, al quale mancava l'otturatore e glielo fece mettere dall'officina di SPIAZZI.

Giravano nel gruppo casse di cartucce non residuati di esercitazioni militari, ma proprio casse di cartucce calibro 9 parabellum nuove, di dotazione NATO.

Venivano da Vicenza dove c'era la base dalla NATO...... In caserma, come aderente a quel gruppo......avevo il compito di portare documenti, ho accompagnato una volta il maggiore SPIAZZI a Trento in una caserma di artiglieria.

Ho portato documenti sigillati, affidatimi da SPIAZZI, a Bergamo, a Verona, a Milano: A Milano l'incarico era in questi termini: dovevo scendere alla Stazione centrale, attendere che una persona mi dicesse una parola d'ordine, tipo AQUILA o simile, consegnare la busta e ripartire. In sostanza facevo il postino e non andavo personalmente nei posti ove i documenti erano realmente diretti".

 

 

 

 

Nel corso della terza deposizione, in data 28.4.1994, Enzo Ferro, rassicurato dalle prime ammissioni del colonnello Spiazzi e di Giampaolo Stimamiglio, ha infine indicato il nome della struttura di cui egli, seppur titubante e in pratica perchè influenzato dalla forte personalità del colonnello, era entrato per un breve periodo a far parte, riuscendo poi faticosamente, e dopo molte pressioni operate dai suoi componenti anche a Trento, a sganciarsi:

 

 

 

"Prendo atto che il colonnello SPIAZZI ed altre persone, fra cui Giampaolo STIMAMIGLIO, hanno pressochè integralmente confermato le mie dichiarazioni in merito alla struttura che operava a Verona e in altre città del Veneto e che il colonnello SPIAZZI ha precisato che tale struttura si chiamava NUCLEI DIFESA DELLO STATO ed era divisa in LEGIONI e che uno dei piani da attuarsi era chiamato PIANO SOPRAVVIVENZA.

In merito posso dire che ciò dimostra che ho sempre detto la verità e posso in questa sede confermare che i nomi della struttura fatti da SPIAZZI sono esattamente quelli che dissero a me.

In particolare la LEGIONE di Verona era la QUINTA. Tale struttura era articolata nel Veneto in modo massiccio e capillare e posso precisare che in tutto le articolazioni in Italia erano 36, fra cui la Lombardia, il Piemonte ed altre Regioni. Ebbi occasione io stesso di vedere un organigramma della struttura che era appunto era articolata in 36 LEGIONI, ognuna indipendente dalle altre sul piano operativo, in modo che la scoperta di una non compromettesse la scoperta delle altre.

La finalità della struttura era certamente quella di fare un colpo di Stato all'interno di una situazione che prevedeva attentati dimostrativi preferibilmente senza vittime al fine di spingere la popolazione a richiedere o ad accettare un governo forte.

Ovviamente in un attentato potevano esserci delle vittime casuali, ma questo secondo chi dirigeva la struttura era un prezzo che in uno scontro così grosso per il nostro Paese si poteva pagare.

Posso confermare che anch'io ho saputo che la struttura si è sciolta verso la fine del 1973, mi sembra in ottobre. Mi fu detto che la situazione stava cambiando e stavano crescendo i pericoli per la segretezza della struttura. Mi fu detto anche che si temevano indagini giudiziarie che potessero portare alla individuazione della struttura grazie all'impegno di qualche magistrato più deciso...... La struttura di cui ho parlato e di cui ha peraltro SPIAZZI era certamente cosa diversa da GLADIO, ritengo però probabile che dopo lo scioglimento della nostra struttura si sia cercato di riciclare un certo numero di suoi componenti nella struttura GLADIO.

D'altronde io continuai ad essere contattato anche a Trento e questo può spiegarsi nei termini del tentativo di reinglobarmi appunto nella struttura GLADIO...... Posso precisare che alle riunioni erano presenti anche persone della Lombardia, del Piemonte, di Padova e di Venezia. Le riunioni si tenevano o al centro CARLO MAGNO o alla sede del MOVIMENTO DI OPINIONE PUBBLICA, in Via dei Mutilati, o in casa di SPIAZZI, sempre a Verona, che aveva un bel giardino sul davanti e alll'interno un bel salone e di sopra un'armeria.

Alle riunioni presenziavano diversi civili, anche di Verona, e cioè persone non in servizio militare. Ricordo che c'erano vari amici di SPIAZZI di Verona che avevano una ideologia più fanatica ed erano quelli di ORDINE NUOVO di Verona. Costoro erano sette o otto. Ricordo MASSAGRANDE, BESUTTI, BIZZARRI, che è un ex alpino, STIMAMIGLIO, che era una persona più tranquilla, ed altri due o tre, con l'aria da paracadutisti, uno dei quali prendeva sempre appunti. Di questi ultimo non ricordo assolutamente i nomi.

D'altro canto si parlava poco e si usava sempre il nome in codice. Uno di questi ultimi dei quali non ricordo il nome una volta venne ad una riunione con una valigetta di cuoio mostrando delle saponette di tritolo in forma di parallelepipedi già pronte con gli spinotti e l'innesco. Fu la volta in cui costui fece una specie di lezione sull'uso degli esplosivi spiegando che una piccola carica in un luogo chiuso aveva più effetto di una grande ma all'aperto perchè più che l'onda d'urto erano letali le schegge di arredamento e di vetri causati dall'esplosione e che si propagavano intorno.

Ricordo che nel corso di una normale esercitazione dell'Esercito a San Marcello Pistoiese, era un campo estivo, io, nell'ambito del mio incarico di topografo, osservando con il binocolo la zona che era già recintata con le indicazioni "zona militare" notai un piccolo gruppo di persone in abito civile e mi preoccupai avvertendo il maggiore SPIAZZI. Questi mi disse di tranquillizzarmi perchè erano "dei nostri" ed infatti poco dopo, vedendoli da vicino, mi accorsi che erano BESUTTI, BIZZARRI ed altri due o tre degli altri ragazzi di cui non ricordo il nome e dei quali ho appena parlato.

Del resto la logica della struttura era proprio quella di affiancare civili e militari per l' addestramento e la futura operatività . Certamente a Verona, alla struttura, pervenivano armi ed munizioni nuove, ancora imballate e ingrassate. In sostanza arrivavano da sedi esterne, sostavano in caserma e poi venivano portate via da SPIAZZI e dai suoi su camion militari.

La cosa che mi stupiva maggiormente è che saltavano completamente i controlli che in genere sulle armi sono molto rigorosi. Arrivavano però anche armi vecchie, residuati di guerra, relativamente in buone condizioni anche se magari mancanti del percussore o di qualche altro piccolo pezzo.

Vidi infatti degli STEN, che venivano da Mantova che era un punto di riferimento per i residuati di guerra, e che venivano completate dei pezzi mancanti in una officina di uno degli aderenti al gruppo di SPIAZZI.

Per quanto concerne nomi come "trasmettitori" o "calamite" erano i nomi delle singole specialità. Ricordo che Verona si diceva che era debole proprio nel settore trasmissione. C'erano poi le "staffette" e i "guerriglieri". "

 

 

 

 

Il racconto di Enzo Ferro, che appare più sincero e privo di reticenze rispetto a quelli di altri testimoni che hanno parlato dei medesimi argomenti in quanto dettato da una chiara riflessione critica sull'esperienza in cui egli era stato quasi controvoglia coinvolto, ha trovato comunque nelle altre deposizioni, perlopiù successive, una serie impressionante di conferme che consentono di affermarne la piena attendibilità . Infatti:

 

 

- lo svolgimento di "esercitazioni" nella zona di Torricelle nei pressi di Verona, di cui Ferro aveva già parlato nel corso della sua prima deposizione dinanzi al G.I. di Trento (21.2.1977, f.6, allegata in copia alla testimonianza dinanzi a questo Ufficio in data 6.9.1991), è stato confermato da Roberto Cavallaro (cfr. dep. in data 30.10.1991 dinanzi a questo Ufficio, f.1);

 

- anche la militanza nella struttura del subordinato di Spiazzi, il soldato Francesco BAIA, è stata confermata da Roberto Cavallaro (dep. cit., f.2; si veda anche dep. Stimamiglio, 5.5.1994, f.2 e dep. Spiazzi al P.M. di Roma, 22.2.1995, f.3). Roberto Cavallaro ha anche individuato in termini probabilistici in Elio MASSAGRANDE, capo della cellula di Ordine Nuovo di Verona, o comunque in uno dei suoi subordinati, l'ufficiale dei paracadutisti di Pisa che aveva tenuto le lezioni sull'uso degli esplosivi (cfr. dep. Ferro al G.I. di Trento, 21.2.1977, f.3, e dep. Cavallaro, cit., f.1);

 

- altri elementi forniti da Enzo Ferro - l'articolazione della struttura in 36 Legioni, la suddivisione degli aderenti in TALPE, TRASMETTITORI, CALAMITE, STAFFETTE e GUERRIGLIERI secondo le specifiche funzioni loro affidate, lo scioglimento dei Nuclei nel 1973 in concomitanza con le indagini della magistratura padovana - sono stati confermati, come si vedrà nel corso di questo capitolo, dalle successive deposizioni di Cavallaro, Stimamiglio e dello stesso Spiazzi, così come quest'ultimo ha confermato lo svolgimento dell'"attivazione" avvenuta a San Marcello Pistoiese (cfr. dep. 2.6.1994, f.44 della trascrizione).

 

 

 

 

 

Particolarmente significativo dell'operatività e della pericolosità di tale struttura segreta è il riferimento fatto da Enzo Ferro al concreto addestramento all'uso degli esplosivi (in particolare saponette di tritolo già innescate, non diverse da quelle usate da Nico Azzi in occasione dell'attentato del 7.4.1973), tenuto durante le riunioni da ex paracadutisti esponenti di Ordine Nuovo, e la presenza massiccia della cellula di O.N. di Verona (formata da Massagrande, Besutti, Bizzarri ed altri) all'interno dei Nuclei e in occasione di esercitazioni come quelle, appunto, di San Marcello Pistoiese.

 

 

 

Tale presenza è stata confermata da Roberto Cavallaro (cfr. dep. 11.2.1995, f.3) e, seppur in termini più sfumati, accennata dallo stesso Spiazzi il quale ha parlato dell'inserimento di elementi "evoliani" (cfr. dep. 2.6.1994, ff.34 e 134 della trascrizione) ed è evidentemente incompatibile con qualsiasi finalità "democratica" o meramente difensiva della struttura.

 

 

 

In conclusione, può dirsi che l'ampiezza dei riscontri acquisiti in merito al racconto di Enzo Ferro e l'apertura dello squarcio di verità che tale iniziale racconto, grazie all'acquisizione di altre deposizioni, ha progressivamente consentito, rende giustizia, seppur tardiva, al giovane la cui testimonianza era stata trascurata e quasi vista con fastidio da parte dei giudici di Trento.

 

 

 

Giampaolo STIMAMIGLIO, proveniente dal gruppo di Ordine Nuovo di Verona ed assai legato al colonnello Spiazzi, ha confermato il racconto di Enzo Ferro, seppur con qualche cautela dovuta anche al fatto che egli era inserito nell'area di supporto e di propaganda dei Nuclei (settore di cui lo stesso colonnello Spiazzi ha confermato l'esistenza) e cioè non nella struttura operativa degli stessi, ma nella sua articolazione finalizzata alla "propaganda" e alla promozione del progetto politico nei confronti di persone potenzialmente avvicinabili.

 

 

 

 

Nella deposizione in data 16.3.1994 egli ha spiegato:

 

"......Personalmente, dal punto di vista politico, sino al 1970 sono stato vicino, a Verona, all'area del Centro Studi Ordine Nuovo in cui erano attivi sopratutto BESUTTI, MASSAGRANDE, BIZZARRI e diversi altri. Il mio interesse è stato sopratutto di carattere culturale e ideologico anche perchè sono stato sempre portato per lo studio dei retroterra culturali delle varie ideologie e della loro traduzione in programmi politici.

Personalmente ero di orientamento tradizionalista nel senso europeo della parola. MASSAGRANDE e BESUTTI si erano conosciuti a Pisa durante il servizio militare come paracadutisti ed erano rimasti anche dopo molto uniti. BESUTTI era un elemento di rilievo sul piano attivistico ed anche ideologico e benchè fosse di Mantova, di fatto gravitava su Verona e nella nostra città era l'elemento di spicco......

Alla fine del 1970 / inizio del 1971, mi allontanai dal gruppo di Ordine Nuovo di Verona stringendo maggiori rapporti di amicizia con il Colonnello Amos SPIAZZI il quale era in servizio presso la caserma Duca di Montorio.

L'orientamento di SPIAZZI, di carattere certamente meno radicale, comportava certamente l'interesse a organizzare gruppi di persone che potessero affiancare le strutture dell'Esercito in caso di una paventata aggressione dei Paesi del Patto di Varsavia. In questa ottica si costituì un organismo di affiancamento che peraltro era promosso dagli Alti Comandi militari credo a livello dell'intero Paese.

Questa struttura, però, per quanto ne so io si chiamava LEGIONE e non NUCLEO DI DIFESA DELLO STATO o perlomeno veniva chiamata LEGIONE a livello veronese. Era costituita, a livello veronese, da una diecina di gruppi di cinque o sei elementi ciascuno, che non si conoscevano fra loro. Io ero un semplice partecipante e il responsabile del mio gruppo era il mio amico Ezio ZAMPINI, da tempo deceduto, che faceva il commerciante.

In sostanza questi gruppi si affiancavano ai militari in occasione di addestramenti o esercitazioni e quindi partecipavano a manovre o addestramenti ai poligoni di tiro. La presenza di questi civili era segnalata di volta in volta anche ai Carabinieri della zona e quindi aveva una veste in sostanza ufficiale e legale.

Personalmente io mi limitavo il più delle volte ad assistere, anche perchè non avevo nessuna preparazione militare non avendo neanche fatto il servizio di leva.

Voglio precisare che questa struttura era sicuramente una cosa diversa dalla struttura GLADIO e in essa non erano assolutamente previsti compiti di difesa interna o compiti antinsurrezionali come sembra sia avvenuto per GLADIO.

Questa struttura fu sciolta nella tarda primavera del 1973. Il Colonnello SPIAZZI ci disse che erano stati convocati i 36 ufficiali responsabili a livello nazionale e che appunto la struttura veniva sciolta esistendone del resto un'altra maggiormente integrata con gli ambienti della Difesa.

Il generale RICCI ed altri chiesero di trasformare la nostra struttura in una simile vicina ad una struttura del tipo Protezione Civile, ma ciò non fu concesso".

 

 

 

 

 

In data 5.5.1994, Giampaolo Stimamiglio ha fornito ulteriori precisazioni che troveranno conferma in alcune indicazioni fornite dallo stesso colonnello Spiazzi:

 

"......Per quanto concerne le riunioni della Legione o Piano Sopravvivenza, queste si tenevano o al Circolo Carlo Magno o alla sede del Movimento di Opinione Pubblica, in Via dei Mutilati, o a casa del colonnello SPIAZZI.

A domanda dell'Ufficio: devo dire che, almeno in mia presenza, non si è mai parlato dell'addestramento all'uso di esplosivi. Io, d'altra parte, avevo un compito di carattere teorico politico e mi occupavo in sostanza di organizzare manifestazioni o aggiornamenti e questo era ciò di cui mi interessavo.

Posso comunque dire che la dotazione di armi della struttura era del tutto autonoma rispetto alla dotazione della Duca Montorio o delle altre caserme e veniva quindi custodita separatamente.

Si trattava di armi nuove che credo venissero assegnate dal cosiddetto Stato Maggiore di tale struttura...... Ho partecipato, come mero osservatore, ad una esercitazione a Ligonchio, sull'Appennino reggiano, ed erano presenti altri componenti della mia cellula fra cui EZIO ZAMPINI e FRANCESCO BAIA. Poichè l'Ufficio mi chiede il nome in codice di quest'ultimo, confermo che era BUDDA.

A domanda dell'Ufficio: è vero che si parlava di addestramenti in località riservate, lontane dalle nostre zone, ma in merito non saprei dire di più poichè non ero coinvolto in tali esercitazioni.

E' esatto che la suddivisione dei compiti veniva indicata con nomi tipo STAFFETTE, TRASMETTITORI, CALAMITE, questi ultimi incaricati di riorganizzare eventuali militari dispersi sul territorio".

 

 

 

 

 

Anche secondo Giampaolo Stimamiglio, quindi, la struttura dei Nuclei, cui egli apparteneva nel cerchio esterno e di supporto "politico", non aveva alcun problema ad inglobare soggetti, come lo stesso Stimamiglio, provenienti da Ordine Nuovo ed era promossa direttamente dagli alti Comandi militari.

 

 

 

Agli addestramenti a fianco dei militari partecipavano i civili, il che comportava la necessità di avvisare, per evitare inconvenienti, i Carabinieri della zona e la divisione dei partecipanti secondo specifiche funzioni (staffette -trasmettitori - calamite) rispecchiava certamente le tecniche della guerra non convenzionale.

 

 

 

Anche Roberto CAVALLARO, l'ex sindacalista della CISNAL di Verona che nei primi anni '70, in stretto contatto con il colonnello Spiazzi ed altri ufficiali, si era occupato di promuovere le adesioni e tenere i collegamenti - fingendosi magistrato militare - fra i vari gruppi interessati al progetto della Rosa dei Venti, ha delineato un quadro molto preciso dei NUCLEI di DIFESA dello STATO e, sopratutto, della "LEGIONE" veronese.

 

 

 

Si noti che la testimonianza di Roberto Cavallaro è di grande importanza sia perchè egli era in stretti rapporti con l'ambiente militare veneto sia perchè egli, collaborando negli anni 1973/1974 con il G.I. di Padova, dr. Tamburrino, sino a quando l'inchiesta è stata sottratta a tale magistrato, è stato il primo "dissociato" nelle istruttorie relative all'eversione di destra.

 

 

 

Un primo sintetico accenno alla realtà dei Nuclei di Difesa dello Stato è contenuto nella deposizione resa da Roberto Cavallaro a questo Ufficio in data 24.3.1994 (f.2):

 

"......Poichè l'Ufficio mi chiede se io sia a conoscenza, in relazione alla situazione veronese degli anni '70, di organizzazioni quali la LEGIONE o i NUCLEI IN DIFESA DELLO STATO, posso dire, come ho già spiegato in precedenti verbali dinanzi al G.I. di Padova, che tali nomi indicavano in sostanza le strutture di civili armati che affiancavano le strutture militari all'epoca come strutture potenzialmente utilizzabili al momento opportuno.

  I componenti delle LEGIONI - quella di Verona era la V - provenivano perlopiù da Ordine Nuovo. I NUCLEI IN DIFESA DELLO STATO erano qualcosa di sovrapponibile in parte ad Ordine Nuovo, con la presenza di soggetti estranei, come ad esempio militari in pensione. Tali strutture sono cosa del tutto diversa da GLADIO, come ho avuto modo più volte di ricordare.

  Risaliva ai NUCLEI IN DIFESA DELLO STATO quella che venne chiamata "OPERAZIONE PATRIA" che doveva sfociare nell'intervento militare del 2 giugno 1973 di cui ho ampiamente parlato......".

 

 

 

L'argomento è stato approfondito da Cavallaro in una successiva e specifica deposizione resa sempre a questo Ufficio (11.2.1995):

 

"Riprendendo l'accenno ai NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO fatto nella deposizione del 24.3.1994, posso innanzitutto confermare che tale struttura era articolata in LEGIONI e distribuita quindi sul territorio, con particolare riferimento al Centro-Nord e sopratutto al Nord-Est.

Io non ne ho fatto parte formalmente, cioè non ero inquadrato nelle sue cellule, anche se la mia attività di raccordo e di collegamento nelle vesti di magistrato militare certamente veniva utilizzata per quel progetto ed era funzionale alla struttura. Ne ho comunque avute molte notizie dal colonnello SPIAZZI e in sostanza le riunioni a cui partecipavo vedevano presenti persone inquadrate nei NUCLEI. Si tratta delle riunioni che venivano tenute con grande frequenza a casa di Spiazzi ed altre volte nella sede del Centro Carlo Magno di Piazza Bra o del Movimento di Opinione Pubblica di Via dei Mutilati e nell'altra sede di Porta Vescovo.

I Nuclei di Difesa dello Stato si muovevano nell'ottica della realizzazione del Piano di Sopravvivenza e cioè, in sostanza, le tecniche di controllo del territorio, di guerra psicologica e di attivazione e concreto addestramento sia in funzione di resistenza ad un'invasione sia in funzione del mutamento del quadro istituzionale, che era la parte più vera e significativa della sua esistenza.

In sostanza, il progetto di resistenza anti-invasione era la sua finalità meno importante perchè in tal caso sarebbero scattati i meccanismi difensivi comuni a tutte le Forze Armate e coinvolgenti tutta la popolazione, mentre la sua finalità profonda era la coesione fra militari e un gruppo di civili che progettavano anche la necessità di un mutamento istituzionale.

La componente operativa di tale struttura era forte proprio perchè era stata costituita per opporsi in modo speculare a strutture armate facenti capo al Partito Comunista e presenti sopratutto in Emilia e, per fare un esempio concreto, quando nei miei interrogatori dinanzi al G.I. di Padova ho parlato del progetto di eliminazione del partigiano ligure CASTAGNINO, detto SAETTA, tale azione doveva essere affidata ad un gruppo operativo dei NUCLEI.

La proposta di tale azione proveniva dal gruppo di DE MARCHI di Genova, come prova della capacità operativa dell'ambiente dei militari coordinato da Verona. Tale azione non fu compiuta poichè nel maggio-giugno del 1973 ci si stava avvicinando all'attivazione dell'Operazione Patria e quindi il disegno non andava disperso in operazioni singole.

Nel giugno del 1973 si stava infatti giungendo alla realizzazione della prima fase del mutamento istituzionale, come ho già dichiarato nei miei interrogatori. In sostanza, quando il colonnello Spiazzi ha parlato, anche nei confronti avvenuti con me, di una struttura sovraordinata ai vari gruppi di civili che dovevano essere mossi e io ho parlato, ad esempio nell'intervista all'Europeo, dell'"organizzazione" che sovraintendeva a tali gruppi, la mente pensante di tale progetto coincideva con la Direzione dei Nuclei di Difesa dello Stato.

Quando io dinanzi al G.I. di Padova ho parlato più volte di "Gruppo Nobile" del progetto o "Organizzazione X", che muoveva i vari gruppi, mi riferivo proprio a ciò che erano i Nuclei di Difesa dello Stato.

Tale struttura dipendeva certamente dallo Stato Maggiore della Difesa ed è stata disattivata nel 1973 in concomitanza con lo sviluppo delle indagini in corso a Padova che diventavano troppo pericolose rischiando di evidenziarla nella sua complessità .

Le indagini infatti avrebbero potuto andare oltre il gruppetto di civili della Rosa dei Venti.

Le attivazioni di questa struttura con la presenza di civili e militari si svolgevano nei dintorni di Verona in località come Torricelle o Avesa e in Val Squaranto, sull'Appennino tosco-emiliano, a Brescia sul lago di Idro e, per il Centro/Italia, nel reatino.

Io stesso ho personalmente assistito ad una esercitazione di civili e militari di Milano e della Val Camonica che si stava svolgendo in uno dei canaloni che portano al Lago di Idro. Io mi ero recato sul posto in veste di ispettore per conto di Spiazzi.

Dopo essere giunto da Verona ero stato accompagnato sul posto da un militare che mi aveva dato appuntamento nei pressi della caserma dei Carabinieri più vicina. Quale componenti di tale struttura a livello di Verona, e cioè della V LEGIONE, posso citare BAIA, il sergente maggiore GRAZIANO, subordinato di Spiazzi e suo uomo di fiducia, e vi era poi in pratica inserito tutto il gruppo di Verona da BESUTTI a BIZZARRI, sino, con un ruolo più marginale, a STIMAMIGLIO. Ricordo anche Gustavo LANDUCCI, Paolo SILIOTTI e Fabrizio STERBENI, tutti di Ordine Nuovo di Verona e presenti nella struttura. In occasione di riunioni sopratutto a casa di Spiazzi, erano presenti anche elementi di Padova o di Venezia.....".

 

 

 

A domanda dell'Ufficio: "l'addestramento all'uso degli esplosivi era parte integrante dell'attività di questa struttura come addestramento militare in senso proprio. Io non partecipavo a queste lezioni perchè il mio compito era di carattere diverso e più di promozione politica dovendo io tenere i collegamenti fingendomi magistrato militare.

Posso anche aggiungere che c'erano dei depositi di armi cui attingere nella zona del Lago di Garda e precisamente presso un'isolino nella zona di Malcesine dove c'era una casamatta militare che faceva da punto di riferimento.

Il deposito era stato costituito nell'acqua affinchè, sovrapponendosi ai residuati bellici presenti nel lago e di comune conoscenza, non destasse sospetto. Infatti, nel caso che qualcuno fosse stato notato prelevare del materiale, non avrebbe destato allarme nella zona....".

 

 

 

 

 

Quindi, la "Legione" di Verona dei Nuclei di Difesa dello Stato era certamente "inquinata" (ammesso che di "inquinamento" si debba parlare e non, piuttosto, di presenza organica) dall'inserimento in essa del gruppo di Ordine Nuovo di quella città, i cui esponenti di spicco erano Claudio BIZZARRI, Roberto BESUTTI (originario di Mantova, ma politicamente gravitante a Verona e già condannato nel 1967 per detenzione illegale di armi ed esplosivi), Fabrizio STERBENI ed altri.

 

 

 

Una presenza non propriamente tranquillizzante, posto che a tale gruppo è certamente riconducibile l'attentato al Palazzo dell'Agricoltura di Verona del 22.4.1969, uno dei primi episodi della "strategia della tensione" e probabilmente una prova delle azioni ben più gravi che sarebbero avvenute nei mesi successivi ad opera della cellula veneta di Ordine Nuovo (cfr. dep. Stimamiglio, 16.3.1994, f.3, e 5.5.1994, ff.2-3, e dep. Cavallaro, 24.3.1994, ff.2-3).

 

 

 

Roberto Cavallaro ha sopratutto confermato quanto già accennato da Graziano Gubbini, e cioè che i Nuclei di Difesa dello Stato e gli ordinovisti che ne facevano parte erano il centro motore dell'Operazione Patria, il progetto che avrebbe dovuto concludersi nel giugno del 1973 con un mutamento istituzionale.

 

 

 

 

Era, del resto, il progetto del 1973 il cuore dell'indagine del dr. Tamburrino ed egli aveva intuito (ed acquisito qualche elemento anche grazie alle parziali ammissioni del colonnello Spiazzi, prima che gli alti gradi militari gli imponessero il silenzio) che al di sopra dei civili padovani della Rosa dei Venti, dei finanziatori genovesi e delle strutture locali, come quella di Carlo Fumagalli in Valtellina, vi era un'organizzazione militare, ben nota ai vertici della Difesa e probabilmente anche ai Comandi N.A.T.O., che rappresentava la mente pensante della congiura ed era in grado di coordinare ed attivare le singole formazioni di civili.

 

 

 

Era stata questa struttura a ordinare la mobilitazione generale, poi rientrata, del 2.6.1973 di cui aveva parlato persino il colonnello Spiazzi dinanzi al giudice istruttore.

 

 

 

Roberto Cavallaro, nel corso delle sue confessioni al giudice padovano, aveva sempre denominato tale struttura "Organizzazione X" o "Organizzazione di Sicurezza" ed ha ora spiegato di aver usato tali espressioni generiche per cautela e per una sorta di autotutela, in quanto aveva previsto che l'istruttoria, presto o tardi, sarebbe stata distolta dalla sua sede naturale e non sarebbe stato prudente, qualora le indagini fossero finite in altre mani, rivelare il nome di un'organizzazione "ufficiale" e collegata alla Stato Maggiore della Difesa quale alveo all'interno del quale maturavano i progetti di golpe.

 

 

 

 

Ora, a distanza di 20 anni, è possibile affermare che l'Organizzazione X cui gli interrogatori di Cavallaro facevano riferimento non era altri che i NUCLEI di DIFESA dello STATO, a tardivo, ma significativo, risarcimento delle critiche che erano state mosse all'inquirente padovano, "accusato" di attribuire progetti velleitari ai quattro civili nostalgici della Rosa dei Venti.

 

 

 

Si osservi, del resto, che secondo Roberto Cavallaro la struttura ufficiale Nuclei di Difesa dello Stato era stata disattivata nel 1973 (circostanza questa confermata anche dal colonnello Spiazzi; cfr. trascrizione dep. ai G.I. di Bologna e Milano, 2.6.1994, vol.6, fasc.2, f.35), proprio in concomitanza con lo sviluppo delle indagini in corso a Padova, in quanto le gerarchie militari temevano che tali indagini giungessero ad evidenziarla, pericolo peraltro sventato nel dicembre del 1974 con il trasferimento dell'istruttoria ad altra e più rassicurante sede.

 

 

 

Con le ultime deposizioni di Roberto Cavallaro, la ricostruzione delle caratteristiche di tale seconda struttura parallela, il cui segreto ha resistito più a lungo di GLADIO, poteva già dirsi completa, anche se una definitiva conferma è giunta, come si vedrà, dalla particolareggiata deposizione in data 2.6.1994 di un personaggio autorevole come il colonnello Amos Spiazzi.