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Trentanovesima incursione aerea nella notte dal 20 al 21 agosto 1918.

Nove velivoli austro-tedeschi bombardano il Litorale di Lido, lanciando una trentina di bombe. – Il primo attacco ha inizio alle ore 22.30; il secondo alle 1.45. – Un velivolo austriaco, il “K 434”, è catturato.

 

 

 

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Un rimorchiatore affondato al Lido

 

 

 

Dopo la notte delle otto ore, l’esodo della popolazione veneziana continuò per circa un mese ancora, poi gradualmente diminuì fino quasi a cessare, lasciando Venezia con esiguo numero di abitanti, i così detti “resistenti”.

 

 

Il nemico, riconosciuta l’inutilità dei suoi sfoghi su Venezia, specialmente dopo il volo sopra Vienna, compiuto da Gabriele D’Annunzio, e l’affondamento della “Santo Stefano” per merito del Comandante Rizzo, cessò le sue scorrerie notturne sopra la città.

 

 

Le condizioni dell’Esercito austro-ungarico si facevano di giorno in giorno sempre più critiche, specialmente dopo l’offensiva del Giugno che s’infranse contro le nostre linee.

 

 

Le condizioni dell’Esercito austro-ungarico si facevano di giorno in giorno sempre più critiche, specialmente dopo l’offensiva del Giugno che s’infranse contro le nostre linee.

 

 

Da Musile a Cortellazzo, il nemico, che da circa otto mesi teneva la linea tra il Vecchio e il Nuovo Piave, dopo la nostra offensiva del Luglio, fu costretto a sloggiare e a passare sull’opposta sponda del Nuovo Piave, senza alcuna speranza di mai più ripassarlo.

 

 

Dopo sei mesi che le sirene tacevano, una notte, un lontano cannoneggiare seguito da un rombo di motore sempre più distinto, danno l’allarme, mentre la luce si spegne.

 

 

L’ululato della sirena erompe per l’aria, mentre il cannoneggiamento verso il mare è incessante e i rombi si susseguono; sono le nostre torpediniere e i Caccia in esplorazione, che sparano contro gli aerei nemici, appoggiati dal tiro della nostra costa.

 

 

L’efficacia del tiro antiaereo costringe parte degli apparecchi nemici a riprendere la via del mare; soltanto quattro arrivano a volare sopra il nostro litorale e a gettare alcune bombe che scoppiano per la maggior parte in mare.

 

 

I nemici, inseguiti da nostri idrovolanti e dal fuoco della difesa, se ne vanno senza aver causato alcun danno.

 

 

Dopo quasi tre ore le sirene annunciano nuovamente l’avvicinarsi di aerei nemici, forse gli stessi apparecchi di prima; ma ne giungno soltanto cinque, che gettano sul litorale di Lido bombe di grande potenza, le quali nella maggior parte cadono in mare e sulla spiaggia, esplodendo senza recare alcun danno grave.

 

 

Per l’efficace tiro antiaereo e per il pronto sollevarsi di nostri velivoli da caccia, gli apparecchi nemici volgono verso il mare e così pure altri aerei sopraggiunti.

 

 

Un velivolo nemico, il “K. 434” è costretto ad ammarare in prossimità del Lido, e il pronto intervento di una nostra silurante impedisce ai nemici di distruggere l’apparecchio.

 

 

Gli aviatori, un Ufficiale e due Sottufficiali, vengono fatti prigionieri e l’idrovolante è catturato intatto e condotto a rimorchio a Sant’Andrea.

 

 

A San Nicolò di Lido una bomba cadeva all’angolo del muro di cinta del vecchio Cimitero e nell’esplosione ne abbatteva un tratto, scavando una grande buca; altre due bombe cadevano in prossimità del nuovo Cimitero e nell’esplosione scavavano due grandi buche, proiettando le schegge nel soffitto dell’atrio d’accesso.

 

 

Altre bombe caddero sulla spiaggia e in mare, scoppiando, ma senza causar danni.

 

 

Quarantesima incursione aerea nella notte del 18 settembre 1918.

Velivoli austro-tedeschi tentano di bombardare Venezia. – Vi furono 2 morti e 4 feriti non gravi.

 

 

Idrovolanti nemici gettano alcune bombe sugli impianti d’aviazione nell’isola di Sant’Andrea, con gran fracasso e poco danno, ma sono subito respinti ed inseguiti da nostri velivoli da caccia fino in alto mare.

 

 

Altri idrovolanti nemici sopraggiunti vengono pure inseguiti e respinti verso l’altra sponda.

 

 

Mentre le sirene segnalano il cessato pericolo, alcuni nostri velivoli da caccia fanno buona guardia nel cielo di Venezia per il rimanente della nottata, onde sventare qualsiasi sorpresa di nuovi attacchi.

 

 

Quarantunesima incursione aerea nella notte dal 26 al 27 settembre 1918

Quattro velivoli austro-tedeschi tentano di bombardare Venezia e gettano qualche bomba sul litorale, proseguendo poi per Padova. – Una giovanetta viene gravemente ferita e due ragazzine rimangono uccise. – L’incursione ha inizio alle ore 22.30.

 

 

I nemici giungono sopra il litorale gettando qualche bomba, bersagliati, inseguiti dal fuoco nutrito della difesa, mentre nostri velivoli da caccia s’innalzano prendendo quota; ma la foschia, aumentando sempre più, ostacola la visibilità e l’inseguimento.

 

 

I quattro velivoli nemici, nell’impossibilità di bombardare Venezia, prendono rotta verso Padova, proseguendo per la linea di Mirano, e tre soltanto arrivano a volare per una decina di minuti nel cielo della Città, mentre il quarto, giunto a Stra, è costretto a ritornare, in causa forse della nebbia che s’addensa sempre più.

 

 

Se la nebbia ha impedito che Venezia e Padova venissero bombardate, non impedì alle nostre batterie antiaeree di colpire uno degli apparecchi nemici e di costringerlo ad atterrare nel ritorno verso Treviso.

 

 

Gli aviatori sono due: un Tenente ungherese rimasto ferito alla testa, ed un Sottufficiale ferito più gravemente.

 

 

Sono fatti prigionieri e l’apparecchio è catturato quasi illeso.

 

 

A S.Nicolò di Lido una bomba cadeva vicino ad un rimorchiatore e nell’esplosione lo affondava.

 

 

A S.Nicolò di Lido una bomba cadeva in una strada di campagna e nell’esplosione scavava una grande buca. Le schegge proiettate dalla violenza dello scoppio, andavano a colpire tre sorelle che si recavano in un rifugio.

 

 

Le colpite: Ines Trovò di anni 17 rimaneva gravemente ferita al polmone sinistro, e le di lei sorelle, Lucia di anni 16 e Jole di anni 6, fiori di grazia e di bellezza, furono uccise.

 

 

E’ doloroso il caso che le tre colpite, durante l’incursione aerea nel mattino del 14 agosto 1917, perdettero il nonno e lo zio: Angelo Trovò di anni 62 e Riccardo Trovò di anni 36, che rimasero sepolti dalle macerie della loro casa in Campo dei Mori, demolita da una bomba nemica.

 

 

Quarantaduesima ed ultima incursione aerea nel mattino del 23 ottobre 1918.

Un velivolo austro-tedesco bombarda il Litorale e le isole della Laguna veneta. – L’incursione ha inizio alle ore 5.

 

 

Le sirene danno il segnale che nemici aerei sono in vista e poco dopo il tiro antiaereo delle batterie costiere s’inizia furiosamente.

 

 

L’aviatore nemico getta qualche bomba sul litorale e sulle isole della laguna senza recare alcun danno.

 

 

Nostri velivoli da caccia s’innalzano da Sant’Andrea e S.Nicolò di Lido, ed il nemico, inseguito da un fuoco infernale, prende la via del ritorno.

FINE


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