Venezia 1915 veduta21

 

Trentaquattresima incursione aerea del 4 febbraio 1918.

(Col 30 settembre 1917 si ritornò all’ora normale). Velivoli austro-tedeschi sorvolano Venezia, gettando qualche bomba; si recano a bombardare Mestre, Padova a Treviso, ove colpiscono l’Ospedale Civile uccidendo otto ammalati e ferendone dieci.

 

(Foto al 20 febbraio-più avanti) 

Durante e dopo la ritirata di Caporetto, Venezia temeva l’invasione e non si curava degli aerei nemici, che la lasciarono indisturbata.

 

 

Molti Veneziani erano partiti per il profugato, e il numero dei residenti diminuiva di giorno in giorno sempre più.

 

 

Ma la sirena dell’Arsenale, dopo tanti mesi di inoperosità, emette il 4 Febbraio il suo urlo poderoso, seguito da altri e dai colpi di cannone sparati ad intervalli.

 

 

Si odono cannoneggiamenti lontani e un rombare di motori, accompagnato dal tiro antiaereo delle batterie di Lido e delle navi.

 

 

Gli aerei nemici vengono da Est e si dirigono verso l’Arsenale, gettando qualche bomba che scoppia con formidabile esplosione senza arrecar danni, mentre il fuoco intenso della difesa li tormenta e li avvolge coi suoi tiri incrociati.

 

 

I velivoli nemici passano sopra la città senza gettar bombe, inseguiti da un fuoco infernale e se ne vanno verso la laguna, dirigendosi a Mestre e a Treviso ove si recano a seminare rovina e morte fra gli ammalati e la popolazione civile.

 

 

Trentacinquesima incursione aerea del 5 febbraio 1918.

Velivoli austro-tedeschi passano sopra Venezia, gettando qualche bomba sull’Arsenale; dirigendosi poi verso Mestre e Treviso. – Prima incursione alle ore 6 – Seconda incursione alle ore 18.30.

 

 

Il sibilo poderoso, prolungato, della sirena dell’Arsenale, seguito dalle altre e dai colpi di cannone ad intervalli, danno il sengla e dell’allarme.

 

 

Verso la costa il cannone tuona e i nemici aerei non si fanno troppo attendere, mentre le batterie antiaeree delle navi iniziano il fuoco.

 

 

I velivoli si dirigono verso l’Arsenale, bersagliati dal fuoco intenso della difesa; lasciano cadere alcune bombe che scoppiano fragorosamente.

 

 

I nemici passano sopra Venezia, dirigendosi verso la terraferma, inseguiti dal fuoco antiaereo.

 

 

Il rombo del cannone si fa sempre più lontano, poi cessa; le sirene danno il segnale di cessato pericolo.

 

 

In Arsenale danni insignificanti; solo a Castello viene colpita una casa d’abitazione che ha il tetto danneggiato dallo scoppio di una bomba; qualche danno soffrono i vetri del fabbricato e quelli circostanti.

 

 

Verso sera le sirene e i colpi di cannone danno il segnale dell’avvicinarsi di aerei nemici; il rombare dei motori si ode distintamente.

 

 

I velivoli passano sopra la città a grande altezza inseguiti dal fuoco antiaereo della difesa.

 

 

I nemici volano verso la ferrovia e la laguna, diretti a Mestre e a Treviso ove vanno a lanciare il loro esplosivo.

 

 

Trentaseiesima incursione aerea nella sera del 20 febbraio 1918.

Tre velivoli austro-tedeschi bombardano Venezia, lanciando dodici bombe che colpiscono case d’abitazione nella linea del Canal Grande. – Vi furono cinque morti e quattro feriti. – L’incursione ha inizio alle ore 19.

 

 

Le loro Maestà la Regina Elena col Principe Umberto e la Regina del Belgio con la Principessa Maria, accompagnate dagli Ammiragli Bonaldi e Rainer, avevano trascorso una giornata a Venezia, visitando i mutilati, gli ospedali, le Opere Pie e l’Assistenza Civile.

 

 

Le due Regine ebbero per tutti parole di conforto, elargirono denaro, distribuirono sussidi, confortando, incoraggiando: proprio in quei giorni nei quali il rombo del cannone scuoteva dì e notte le case e le vetrate della città.

 

 

Le previsioni per Venezia non erano troppo rosee, sebbene la fiducia verso la Marina e l’Esercito fosse grande. Ma la città distava pochi chilometri dal Piave e da Capo Sile, ove si trovavano le nostre prime linee.

 

Venezia 1915 traghetto SSamuele

Traghetto San Samuele

 Venezia 1915 febbraio 18 traghetto

Danni al traghetto

Venezia 1915 20 febbraio 18 arsenale 2

Danni all'Arsenale 

Venezia 1915 20 febbraio 18 arsenale

Colpito in parte anche l'Arsenale 

Venezia 1915 20 febbraio 18 Pistor

Calle Pistor 

 Venezia 1915 20 febbraio 18 Pistor 1

Una casa completamente sventrata in Calle Pistor

Venezia 1915 Calle Pistor bottega vinaio Schiavi

Calle Pistor, bottega del Vinaio Schiavi 

Venezia 1915 Calle Pistor STrovaso

Calle Pistor, S.Trovaso 

 

L’esodo della popolazione aumentava di giorno in giorno, incoraggiato da disposizioni emanate dal Comandante in Capo della Piazza Marittima di Venezia e procedeva ordinato, disciplinato, aiutato e protetto dal Comune e dall’Assistenza Civile.

 

 

La presenza a Venezia delle Regine in quei tristi momenti aumentò l’effetto e la stima dei Veneziani verso le due Case Regnanti.

 

 

Venezia in quei giorni aveva il nemico alle porte, perché l’invasore dal Novembre aveva passato il Nuovo Piave da Musile e si era incuneato fino a Capo Sile.

 

 

Ma i nostri baldi marinai, coadiuvati da reparti dell’Esercito della Terza Armata, tennero ferma la resistenza alla quale cooperarono efficacemente le batterie natanti del Reggimento Marina.

 

 

Fra gli allagamenti e il gelo, piantati nei pantani dell’infida barena, i bravi marinai non cedono un palmo di terreno e non danno mai tregua all’invasore.

 

 

L’eroica batteria Bordigioni, coadiuvata dal Reggimento Marina e da batterie campali del Regio Esercito, tiene punta Cortellazzo, la foce del Nuovo Piave e il Cavetta.

 

 

Da circa tre mesi la resistenza continua accanita, eroica. Venezia dovrà la sua salvezza ai prodi che difendono le sue lagune, le sue isole, il suo litorale; e fino a che un marinaio sopravviva, “Per Venezia non si passa”.

 

 

Dopo una giornata limpidissima, piena di sole, con un clima quasi primaverile, scende la sera del 20 Febbraio, e la luna, nella sua prima fase, espande i suoi raggi, che rompono a nala pena le tenebre e illuminano di pallida luce la laguna e la città.

 

 

Un rumore indistinto, che non si sa definire da qual parte venga, come prodotto da una macchina a vapore a forte pressione, si ode a tratti, a sbalzi, avvertito e compreso solo dai più esperti; intanto dai posti di difesa antiaerea azionano i megafoni, a mezzo dei quali s’incrociano gli ordini.

 

 

Il sinistro rombare ben noto, prodotto da una grande velivolo tedesco da bombardamento, fa ben comprendere che il nemico discende sulla città; ma è un attimo.

 

 

Un urflo possente, lacerante, erompe nel silenzio, seguito da altri, striduli, lamentosi e dai colpi di cannone di allarme, il rombo dei quali, nello stesso istante è coperto da uno scoppio formidabile, accompagnato da un boato spaventoso, mentre una fiammata gigantesca s’erge minacciosa verso il cielo, eruttando scintille e dense colonne di fumo nerastro.

 

 

I cannoni tuonano infiammandosi contro il nemico invisibile, gli scoppi si succedono agli scoppi e la fucileria con i suoi tiri laceranti, appoggia le mitragliatrici che scrosciano piombo infuocato.

 

 

Verso l’Accademia violente esplosioni si succedono, precedute da vividi bagliori arrossati che illuminano a luce nsaguigna i campanili, la cupola della Salute e i palazzi, i quali si rispecchiano nell’acqua come fossero di fiamma: sono altre bombe che il nemico scaglia sulla città.

 

 

L’uragano di fuoco aumenta sempre più di violenza col sopraggiungere di nuovi aerei nemici, i quali si suppongono di grandi dimensioni e di costruzione tedesca dal ritmo speciale dei loro motori.

 

 

Accolti dai tiri incrociati della difesa, i nemici sono costretti a tenersi ad alta quota; i cannoni si sgranano incessantemente verso il cielo, solcandolo di proiettili che nello scoppio saettano lo spazio aereo di detriti infuocati, i quali si uniscono e si incrociano con la mitraglia eruttata dai fucili e dalle mitragliatrici.

 

 

I nemici sorvolano la città, gettando nuovo esplosivo sull’abitato; esplosioni e boati spaventosi si succedono echeggiando cupamente e la bufera di piombo e di ferro infuocato, dopo la sua corsa vertiginosa nello spazio, ricade incandescente fischiando e picchiando in ogni luogo.

 

 

La battaglia impegnata contro gli aerei continua senza soste, le fumate delle esplosioni si elevano verso il cielo, si addensano, si estendono, coprendo lo spazio aereo di un velario che si colora con lampi di fiamma.

 

 

I nemici, alleggerite le loro carlinghe, se ne vanno gloriosi della missione compiuta, lasciandosi dietro stragi e rovine.

 

 

Il fuoco antiaereo si calma, il rombare del cannone si da sempre più lontano e più rado, il silenzio più assoluto sovrasta; ancora qualche istante di ansiosa aspettativa, poi le luci azzurre ricompaiono e le sirene danno il segnale che l’incursione è finita.

 

 

Ritornata la pace, gruppi di cittadini curiosi, calmi, ordinati, si dirigono verso i luoghi colpiti.

 

 

In Campo S.Samuele, una moltitudine di gente, a stento trattenuta dagli agenti dell’ordine e da soldati, fa ala intorno a un’enorme buca, che misura tre metri di diametro per 1,50 di profondità, scavata da una bomba, la quale, nella spaventosa esplosione, ha sconquassato i pontili del traghetto e il casotto- rifugio dei gondolieri, affondando le gondole ivi ormeggiate, frantumando tutti i vetri dei palazzi circostanti e uccidendo una persona.

 

 

Altre quattro persone sono state uccise nel palazzo Stucky, colpite dalle schegge di una bomba caduta sul pavimento del cortile, di fronte la porta di un rifugio, danneggiando un pozzo, mentre una altra bomba colpiva lo stesso palazzo che fa angolo col Campo S.Samuele e il Canal Grande, ed esplodeva sul tetto danneggiandone un buon tratto e ferendo altre quattro persone.

 

 

Le cinque vittime sono da tutti compiante.

 

 

A S. Trovaso, in Calle del Pistor, una bomba di grandi dimensioni, caduta sopra un fabbricato, lo perforava e nell’esplosione demoliva ogni cosa, anche il negozio del vinaio Schiavi e altre case attigue.

In Casa vecchia Mocenigo, una bomba caduta sul tetto del palazzo, esplodeva, distruggendo il piano sottostante e danneggiando il palazzo Contarini delle Figure.

In Calle del Forno, a S.Croce, due bombe, cadute sul tetto di una casa, esplodevano, danneggiandolo.

In Corte dei Mercanti, a S.Croce, due bombe, cadute sul tetto di una casa, esplodevano danneggiandolo.

Lungo il Canal Grande una bomba, caduta di fronte al palazzo Cà Foscari, esplodeva nell’acqua, rompendo i vetri del palazzo e di altri circostanti.

In Canale della Giudecca: una bomba, caduta nell’acqua di fronte alle Zattere, esplodeva senza danni.

In Bacino S.Marco una bomba esplodeva senza danni.

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