Venezia 1915 veduta20

Trentaduesima incursione aerea del 4 settembre 1917.

Due velivoli austro-tedeschi bombardano Venezia, gettando otto bombe fra esplosive ed incendiarie. L’incursione ha inizio alle 23 e termina alle 24. Ora legale.

 

 

Venezia 1915 prigionieri

I comandanti delle squadriglie che hanno colpito la città posano come prigionieri di guerra

piave vecchio il martora da 7640

Oltre alle incursioni dal cielo c'è da difendere Venezia anche sulle lagune fino a Cavazuccherina e al Sile. Nella foto il pezzo da 76/40 del pontone armato "Martora" è pronto a entrare in azione.  

 

 

Gli ululati delle sirene seguiti dai colpi di cannone, avvisano la popolazione che nemici aerei sono segnalati, nello stesso tempo la luce vien tolta.

 

 

Un lontano cannoneggiare sempre più crescente è seguito da un ronzare di motori che man mano aumenta.

 

 

Le prime bombe cadono verso Castello con formidabili esplosioni; poi la lotta ha qualche momento di sosta per riprendere più accanita.

 

Venezia 1915 Arsenale tettoia delle vergini

Danni all'Arsenale - Tettoia delle Vergini 

Venezia 1915 hotel terminus

Hotel Terminus 

Venezia 1915 quarto piano palazzo Morosini

Quarto piano di Palazzo Morosini 

 

 

I due aerei nemici sorvolano il bacino di San Marco, S.Giorgio e la Laguna, e se ne vanno dopo aver gettato il loro carico, inseguiti dal fuoco della difesa.

 

 

Le località colpite da bombe sono le seguenti:

Una bomba – Castello, Rio delle Gorne – cadeva nel canale esplodendo, danneggiando la mura di cinta dell’Arsenale e le vecchie case circostanti.

Una bomba – Calle Magno, Castello – cadeva sopra una casa perforando il tetto di un piano senza esplodere.

Una bomba – Fondamenta Quintavalle, Castello – cadeva sopra una catasta di grossi pali, esplodendo e recando danni.

Altre bombe caddero in Arsenale e nel bacino di questo, con lievi danni.

 

Trentatreesima incursione aerea nella notte del 7 settembre 1917.

Dodici velivoli austro-tedeschi bombardano Venezia, gettando sulla città quaranta bombe di grosso calibro, tutte esplosive, che producono gravi danni alla proprietà privata. Vi è qualche morto e ferito; qualcuno soccombe per intossicazione di gas. – L’incursione ha inizio alle 0.30 e termina alle 3.30. Ora legale.

 

 

La serata è incantevole; a questa succede la notte, illuminata dalla luna nella sua piena luce, che si espande sulla città, mentre la calma della natura dà quel benessere e il godimento di quell’incanto che solo Venezia può offrire.

 

 

Molti cittadini, presaghi forse di una notte infernale, se ne vanno al rifugio; sono gruppi che passano lenti, mesti, portando seco qualche cuscino, materasso o coperta, per trascorrere alla meno peggio la nottata, seguiti dai figli, che trovano nella novità un cambiamento di vita, un nuovo trastullo, per correre, per fare i birichini.

 

 

I Veneziani, che sono sotto l’incubo della micidiale incursione avvenuta il mese scorso, si attendono nuove sorprese dall’accanimento nemico.

 

 

Improvvisamente la luce si spegne e un sibilo possente, poderoso, erompe nell’aria, seguito da altri urli strazianti, lamentosi.

 

 

Il cannone tuona in distanza, nello stesso tempo si ode nell’aria un rombare di motori a tratti, a sbalzi.

 

 

Le batterie di Lido aprono il fuoco, seguito da quello delle navi; le mitragliatrici e la fucileria ne accompagnano il coro.

I velivoli nemici sorvolano la città gettando le prime bombe che cadono con immenso fragore, facendo sussultare il suolo; e quei boati spaventosi sovrastano il rumore prodotto dalla difesa antiaerea.

 

 

La lotta s’inizia feroce, accanita; le vampate eruttate dalle bocche dei cannoni fiammeggianti, riverberano una luce rossastra, fuggente sulle cupole, sui campanili, sulle case, mentre le fiammate prodotte dagli scoppi formidabili delle bombe illuminano di luce sanguigna ogni cosa all’intorno, riflettendosi sul bacino di S. Marco e sulla laguna.

 

 

Detriti ricadenti, dopo il lungo viaggio nello spazio, turbinano per l’aria sibilando con lievi fruscii, picchiettando come una grandine misteriosa, battendo sui tetti delle case, sulle vie, sulle piazze, e nell’acqua ove frizzano spegnendosi.

 

 

E’ una moltitudine incandescente, disperata, fuggente, che esce dalla bolgia infernale con dei “gnoon” prolungati, accompagnati da un rumore bizzarro, da sussurrii striscianti; ci turbina attorno, ci insegue, ci molesta, arriva vertiginosamente fischiando e battendo sul selciato ove rimbalza e rotola come cosa ormai finita.

 

 

La battaglia infuria, mentre nuovi aerei arrivano e volano sopra la città; sibili acuti precedono le bombe che cadono e scoppiano fragorosamente, i boati echeggiano seguiti da grandi fiammate che s’innalzano verso il cielo, eruttando faville, fumo, rottami.

 

 

Un soffio possente, prolungato: è una bomba che piomba sopra il palazzo Morosini, perfora tutti i quattro piani e va a fermarsi sopra il rifugio esistente al piano terra; ma l’esplosione non è avvenuta e l’ordigno di morte lentamente si consuma, espandendo gas venefici e lacrimogeni, coprendo di uno strato giallognolo tutte le vaste e lussuose sale del principesco palazzo.

 

 

Nel rifugio sono raccolte circa 150 persone ed è un vero miracolo se non vi sono vittime, perché, se la bomba, che misura circa m.1.40 di altezza, fosse scoppiata, tutti sarebbero periti.

 

 

Il panico è generale; intanto i gas venefici e mortiferi invadono l’intero palazzo, accecando, asfissiando le persone che cercano la salvezza all’aperto, fra una confusione indescrivibile.

 

 

Molti vengono soccorsi e ricoverati all’Ospedale Civile; si dice che qualcuno di quei disgraziati morisse molti giorni dopo per l’assorbimento di gas venefici.

 

 

Quasi tutti coloro che si trovavano nel rifugio, per parecchi giorni furono affetti da forti dolori intestinali e la loro pelle prese per qualche tempo una colorazione giallo-ocra.

 

 

Io stesso, durante la documentazione dei danni, per aver toccato lo strato di polvere giallognola che ricopriva un mobile, riportai l’ingiallimento completo della mano e del braccio destro, con forti disturbi generale.

 

 

La bufera infernale dopo un istante di tregua riprende. Nuovi bombardatori si succedono a quelli che hanno scaricato l’esplosivo; esplosioni seguite da sinistri boati echeggiano spaventosamente da tutti i punti della città, densi strati di fumo nerastro oscurano il disco lunare portati dal vento verso la laguna, che si fa cupa e buia come all’avvicinarsi di un uragano.

 

 

Il cielo sopra l’Arsenale è sempre infuocato, il fumo è tinto di colore sanguigno; gli aerei nemici lo hanno preso di mira e il fuoco della difesa è concentrato tutto su quel punto.

 

 

La terra si scuote per le esplosioni, le case tremano, molte vetrate vanno in frantumi.

 

 

Spaventose detonazioni si susseguono, coprendo il rumore e il tuonare dei cannoni, gli scoppi degli shrapnels, delle granate, della mitarglia e della fucileria.

 

 

L’aria è pregna dell’odore della battaglia, il fumo invade la città e su di essa si abbassa, prendendo il colore delle fiammate che sinistramente lo illuminano, come nel divampare di un incendio.

 

 

Da circa tre ore dura la lotta, accanita, feroce; finalmente il cannoneggiare scema di violenza e si allontana, il martellare delle mitragliatrici e i colpi di fucileria si diradano; poi tutto si calma e ritorna il silenzio più assoluto.

 

 

 

L’attesa è lunga, ansiosa; finalmente la luce viene ridata e con essa il segnale di cessato pericolo.

 

 

Il movimento per i rii e il Canal Grande incomincia; sono le lancie della R.Marina, delle autorità, dei pompieri, dell’assistenza militare e civile che vanno dove il dovere li chiama e qualunque sacrificio s’impone.

 

 

Vanno per l’ordine pubblico, per la sorveglianza, per l’assistenza, per l’inizio delle opere di difesa nei posti pericolanti, per la rimozione delle macerie; il movimento continua per il resto della notte.

 

 

All’alba si inizia il pellegrinaggio ai luoghi colpiti e la gravità dei danni sofferti dalle proprietà private risulta evidente.

 

 

A San Vio, una bomba esplosiva cadeva nel giardino del Barone Galvagna, scavava una buca del diametro di m.5 profonda più di un metro, crivellando di schegge la palazzina, danneggiando le imposte e le intelaiature, rompendo le vetrate.

 

 

La sede del Banco di Napoli in Bacino Orseolo veniva colpita da una bomba che esplodeva sul cornicione d’angolo del palazzo, abbattendo un tratto di questo, danneggiando il ponte sottostante, i fabbricati vicini e frantumando molti vetri delle finestre.

 

Venezia 1915 Banco di Napoli colpito

La sede del Banco di Napoli 

Venezia 1915 Case Valmarana

Calle Valmarana ai Santi Apostoli 

 

 

Ai Santi Apostoli una bomba piombava sopra una casa d’abitazione, composta di due piani e pian terreno, e la tagliava netta a metà fino alla sua base.

 

 

Altre bombe esplosive caddero nelle seguenti località:

Una bomba – Fondamenta Saloni, Dorsoduro – cadeva sul ciglio della fondamenta e di là nel canale, danneggiando una barca e i fabbricati vicini, frantumando i vetri.

Una bomba – Rio S.Maria Maggiore, S.Croce – cadeva nelle vicinanze del ponte, danneggiando i fabbricati vicini, vetri e imposte.

Una bomba – Fondamenta S.Maria Maggiore – cadeva sopra una tettoia, danneggiando i fabbricati vicini e frantumandone i vetri.

Una bomba – Ramo Pisani, S.Polo – rimaneva inesplosa nella soffitta del palazzo Pisani dopo aver perforato il tetto.

Una bomba – Sottoportico dell’Aseo, Cannaregio – cadeva sopra una casa, sfondando il tetto e danneggiando seriamente lo stabile e i fabbricati circostanti.

Una bomba – Salizzada del Pignater, Castello – cadeva sul pavimento stradale, danneggiando i fabbricati circostanti.

Una bomba – S.Pietro di Castello – cadeva sul lato nord della Chiesa, facendo un largo foro nel muro.

Una bomba – Campo S.Pietro di Castello – cadeva nel campo conficcandosi nel terreno senza esplodere.

Una bomba – Quintavalle Castello – cadeva sullo specchio d’acqua dietro Quintavalle, senza danni.

Una bomba – Lista di Spagna, Cannaregio – cadeva sull’Hotel Terminus danneggiando il tetto, l’ultimo piano, le imposte, le finestre e frantumando le vetrate.

Una bomba – Fondamenta S.Giobbe, Cannaregio – cadeva nel giardino dello Stabilimento Baschiera vicino al laboratorio dei prodotti infiammabili per la lavorazione dei fiammiferi, producendo un’enorme buca e rompendo lastre e finestre degli stabili vicini.

Una bomba – Ramo Squero Vecchio, Cannaregio – cadeva sopra una tettoia adibita a deposito d’olio, danneggiando i muri e le imposte degli stabili vicini.

Una bomba – Fondamenta della Croce, Giudecca – cadeva sul terreno di una ortaglia e si conficcava inesplosa senza danni.

Una bomba  - Salute – cadeva esplodendo in Canal Grande senza danni.

Una bomba – Casino degli Spiriti – cadeva in laguna esplodendo senza danni.

Una bomba – Arsenale – cadeva sul grande scalo producendo un lieve danno.

Una bomba – Arsenale – cadeva sulla tettoia delle Vergini ove era ricoverato un idroplano a tre motori nuovo, che si doveva collaudare, e lo incendiava distruggendolo.

Venezia 1915 monumento colleoni a terra

Dicembre 1917 - Si decide di trasferire il monumento a Bartolomeo Colleoni

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