Venezia 1915 veduta19

 

Trentunesima incursione aerea nel mattino del 14 agosto 1917.

Venezia due volte bombardata da 21 velivoli austro-tedeschi – Vengono gettate sulla città 46 bombe fra esplosive ed incendiarie, uccidendo 17 persone e ferendone 28 – L’Austria perde sette apparecchi dei quali cinque bruciati in mare. – Il primo attacco ha inizio alle ore 5 e termina alle 6.6. – Il secondo attacco ha inizio alle ore 7.35 e termina alle 9.45. Ora legale.

 

 

 

Venezia idro pescato

Un idrovolante austriaco colpito viene recuperato dai mezzi della Marina. E' un K.228 ed è stato protagonista nella notte del sanguinoso attacco all'ospedale civile e a Campo dei Mori.

 

 

 

L’aurora si succedeva a quella serena e calma notte di Agosto mentre tutta Venezia riposava ancora.

 

 

Ma l’urlo lacerante, possente, poderoso della sirena, seguito da altri striduli lamentosi, dà il brusco risveglio, come nel ridestarsi da un sogno pauroso.

 

 

Un rombare sinistro appena percettibile si ode a tratti, poi ogni rumore si calma e sovrasta la tranquillità, il silenzio.

 

 

La vigile difesa con le armi in pugno è pronta a sostenere la lotta e gli artiglieri attendono l’ordine di far tuonare i cannoni.

 

 

Un grande velivolo nemico da bombardamento è in vista, mentre l’alba illumina con debole luce dorata la città.

 

 

Esso viene dal mare e prende la direzione del gazometro e delle Fondamenta Nuove, fra gli scoppi delle granate e degli shrapnels.

 

 

Uno scoppio fragoroso sovrasta il rumore prodotto dai tiri antiaerei: è la prima bomba che cade verso Castello; il velivolo si abbassa sempre più lanciando un’altra bomba che piomba sull’Ospedale Civile, esplodendo con grande fracasso fra la testa di muro e le travature che sorreggono il tetto della Sala S.Marco.

 

 

Il delitto si compie, ma questo non è sufficiente al nemico, il quale continua la sua corsa.

 

 

I cannoni s’infiammano eruttando granate e shrapnels che scoppiano attorno all’aereo, le mitragliatrici martellano e le scariche di fucileria si succedono alle scariche, avvolgendolo in spire di fuoco, di piombo, di fumo.

 

 

Un soffio scende più violento seguito da un boato spaventoso che fa sussultare la terra, scuotere le case e i vetri della città; è una testa di siluro che piomba sopra un grande fabbricato in Campo dei Mori, prendendolo in pieno, perforandolo completamente, scoppiando al pianterreno, facendolo saltare in aria.

 

 

Un altro delitto seguiva il primo; ma la giustizia Divina segnava la fine ingloriosa dell’areo bombardatore.

 

 

Le mitragliatrici del Casino degli Spiriti colpiscono il velivolo, il quale perde quota; uno shrapnel va a scoppiare fra il motore e la base dell’ala destra, e lo ferisce a morte.

 

 

Il motore s’arresta come colpito al cuore, il vampiro, costretto a scendere, si getta in laguna, cercando la salvezza nell’acqua.

 

 

L’infida barena è sotto di esso e i nemici credono vi sia profondità d’acqua, mentre è alta dal fango appena sessanta centimetri.

 

 

Intanto che il velivolo precipita a capo fitto i due aviatori si gettano dalla carlinga e vanno a piantarsi in secca, uno con le gambe, l’altro con la testa, seguiti dall’apparecchio che cade vicino a loro e vi si conficca, rimanendo con la coda in aria, precisamente nella località fra il Casino degli Spiriti e il termine delle Fondamente Nuove, ove la città è divisa dalla laguna da una canaletta, che serve per il transito di natanti e vaporini.

 

 

Il dito di Dio segnava la fine dell’idrovolante austriaco “K. 228”, istrumento di guerra che fece spargere tanto sangue innocente, e dei due bombardatori che trovarono la morte istantanea, imprigionati nel fango; uno con la rottura della colonna vertebrale, l’altro con le gambe spezzate.

 

 

Intanto nuovi aerei sopraggiungono e la lotta fra cielo e terra prosegue accanita più che mai; i boati si succedono ai boati, gli scoppi agli scoppi, l’aria è pregna dell’odore della battaglia e grandi fiammate unite a dense colonne di fumo nerastro, salgono al cielo vertiginosamente espandendosi per l’aria, abbassandosi poi lentamente sulla città, formando un denso strato come l’addensarsi di un temporale, lambendo i campanili e i tetti dei più alti edifici.

 

 

I nemici alati, sazi forse del loro sfogo su Venezia, dopo aver sorvolato sulla città, prendono la via del ritorno, inseguiti dal fuoco infernale della difesa e da nostri idrovolanti che s’innalzano per dar loro la caccia.

 

 

La bufera man mano perde di violenza, le cannonate si fanno sempre più rade, più lontane, poi il silenzio sovrasta.

 

 

Quel silenzio sepolcrale, che segue la morte di tanti poveri innocenti, è turbato dalle urla lamentose delle sirene che segnalano il cessato pericolo.

 

 

D’ordine del Comando in Capo, prendo subito imbarco sul motoscafo “Leone” che mi deve portare nei luoghi colpiti per eseguire la documentazione fotografica dei danni provocati dall’incursione nemica.

 

 

Siamo pronti per la partenza, quando la sirena dell’Arsenale riemette il suo sibilo poderoso, seguito da un coro di ululati dai vari lati della città.

 

 

Il cannone romba a tratti; intanto le batterie del Litorale e delle navi, iniziano il fuoco.

 

 

Una Squadriglia di velivoli nemici, proveniente da Est, si dirige verso l’Arsenale, accolta dagli scoppi delle granate e degli shrapnels, dal fuoco incessante delle mitragliatrici e dei fucili.

 

 

La lotta ci coglie appena arrivati nel mezzo del bacino.

 

 

Le bombe sono precedute dal soffio della caduta, e fendendo l’aria con un fischio acuto, sinistro, aprono l’acqua con un tonfo sordo; poi il natante è bruscamente scosso, mentre avviene l’esplosione.

 

 

Ma essa è sorda, come uscisse da sotto terra; l’acqua si allarga, si apre e ne esce un boato prolungato, fragoroso, spaventoso; tutto intorno l’acqua ribolle, mentre una colonna altissima, a forma di pino, s’innalza spumeggiante e nella ricaduta s’infrange tempestosamente.

 

 

L’acqua del bacino si trasforma in un mare burrascoso. I rimorchiatori, le torpediniere, i motoscafi, i natanti tutti sobbalzano, si urtano, si pigiano, scricchiolano, gemono; uno stridore di catene e di ferraglia accompagna il rumore delle onde, che si precipitano e s’infrangono sulle rive.

 

 

Sibili e soffi prolungati si susseguono; sono bombe che cadono tuffandosi e scoppiando fragorosamente, aumentando lo scompiglio dell’acqua, affondando i piccoli galleggianti.

 

 

Tanto noi che il motoscafo ci troviamo in una posizione non troppo felice, abbiamo imbarcato abbastanza acqua a bordo, e siamo continuamente minacciati di essere sommersi; intanto la battaglia fra nemici aerei e difesa continua accanita e il fuoco antiaereo è concentrato sopra l’Arsenale.

 

 

Schegge di granate, fondelli, spolette, frammenti di acciaio, di piombo, palline di shrapnels, pallottole di fucili, di mitraglia, turbinano per l’aria volteggiando all’intorno con sibili minuti e brevi, ricadenti dal loro lungo viaggio nello spazio, vertiginosi, infuocati; entrando nell’acqua, mandano fruscii leggeri e stridono nello spegnersi.

 

 

Finalmente il “Leone” sta per uscire dall’Arsenale per il passaggio delle navi, ma siamo fermati dalle sentinelle, le quali hanno la consegna di non far passare alcuno; fatto vedere l’ordine di servizio, possiamo proseguire, costeggiando le Fondamente Nuove, verso l’Ospedale Civile.

 

 

Intanto la battaglia scema di violenza, perché gruppi di nostri idrovolanti prendono quota verso il mare, in attesa d’ingaggiare lotta estrema col nemico.

 

Venezia 1915 160a

La sala S.Marco dell'Ospedale Civile di Venezia devastata 

Venezia 1915 162a

I letti contorti, ovunque i segni di una immane tragedia per i poveri ospiti dell'ospedale 

 

 

La Sala S.Marco dell’Ospedale Civile sembra sconvolta da un ciclone, solo il Cristo che è sull’altare, testimonio dell’eccidio, rimane intatto al suo posto: i candelabri sono invece in parte rovesciati.

 

Le Suore inginocchiate pregano con un salmodiare sommesso.

 

 

Gli ammalati rimasti illesi, come inebetiti e terrorizzati dall’orrida scena, vengono portati in altre sale con i loro letti; rimangono infatti a disposizione delle Autorità, i letti colpiti e il disordine prodotto dallo scoppio.

 

Venezia la trave fatale

Lo spettacolo terrificante dell'esplosione e del crollo del soffitto sulla sala degenti  

 

 

 

La trave omicida, caduta in causa dell’eplosione, era piombata sopra una fila di letti, prendendoli in pieno, schiacciando i poveri ammalati, i quali furono imprigionati e colpiti quasi tutti al ventre; si dovette rimuoverla per togliere i morti e i feriti.

 

 

La scena che si presenta è spaventosa, terrorizzante. Mi resta ancora l’impressione di tanto orrore e questo ricordo non svanirà mai.

 

 

Siamo lì immobili, muti, perplessi, mentre i singhiozzi ci serrano la gola, e gli ammalati miracolosamente incolumi accompagnano le preghiere delle Suore, in suffragio delle vittime.

 

 

Anche i più provati dalle vicende della guerra, sono commossi, in ogni volto si scorge il dolore.

 

 

I letti sono piegati, contorti e la trave omicida giace a terra. Di sangue è chiazzata la parete e le lenzuola ne sono intinte.

 

 

E’ una vera carneficina: quei corpi straziati e martoriati, vittime innocenti dell’odio nella guerra, ci appaiono degni di quella venerazione che accompagna il combattente quando cade sul campo dell’onore per la Patria sua.

 

 

Dopo qualche tempo di sosta, la lotta riprende e la battaglia continua più feroce.

 

 

Sono nuovi aerei nemici che giungno e gli scoppi si succedono agli scoppi, come nell’avanzarsi di un temprale, i boati ai boati, ma nessuno pensa più al pericolo, tutti pregano commiserando le innocenti vittime.

 

 

Il tempo passa e il tuonare del cannone cessa a brevi intervalli, poi riprende; finalmente il silenzio sovrasta.

 

 

Le sirene danno l’avviso di cessata incursione mentre mi porto in Campo dei Mori.

 

 

Altra terrificante scena si presenta.

 

Venezia 1915 campo due mori 

Campo dei Mori: soldati si danno il cambio in un rischioso lavoro di rimozione delle macerie

Venezia 1915 danni in campo due mori

Danni in Campo Due Mori 

 

 

 

Un edificio intero è crollato: gli zappatori del Genio e soldati di Fanteria lavorano alacremente a smuovere e trasportare materiale, cercando affannosamente morti e feriti che vengono estratti dalle macerie.

 

 

Questo lavoro è pieno d’insidie, perché i muri sono pericolanti e di tanto in tanto un rotolìo seguito da un tonfo sordo, indica la caduta di un muro; intanto si provvede a puntellare gli altri.

 

 

Un velivolo nemico è colpito e costretto a scendere in mare a Casa Bianca; i due aviatori, un Maggiore e un Colonnello, sono fatti prigionieri.

 

 

Alla fortezza di S.Nicolò di Lido devono posare di fronte all’obiettivo, con poco entusiasmo, ma “San Marco per forza”; il Colonnello è leggermente ferito alla fronte da una scheggia di granata.

 

 

Oltre ai due velivoli suaccennati, si crede che l’Austria ne abbia perduti altri cinque, abbattuti dai nostri e precipitati in mare.

 

 

Le altre bombe esplosive caddero nelle seguenti località.

Una bomba – Fondamente Nuove – cadeva vicino al Ponte Panada senza danni.

Una bomba – Cannaregio, Sacca Misericordia – cadeva nella Sacca senza danni.

Una bomba – S.Marco, Fondamenta  dei Dai – cadeva sul cornicione dello stabile, poi batteva sulla fondamenta, rotolando in acqua, scoppiando e frantumando un galleggiante, rompendo lastre e danneggiando i vicini fabbricati.

Una bomba – S.Marco, Albergo Cappello Nero – cadeva nel Rio delle Procuratie rimanendo inesplosa.

Una bomba – Caserma S.Pietro di Castello – cadeva nel campazzo della Caserma producendo un’enorme buca.

Altre bombe esplosero in laguna e molte nel bacino dell’Arsenale senza gravi danni.

 

 

Le località colpite da bombe incendiarie, sono le seguenti:

Una bomba – S.Giuseppe di Castello – cadeva nel cortile delle Scuole Comunali di S.Giuseppe senza arrecar danni.

Una bomba – Campo Furlane, Castello – cadeva nel campo senza danni.

Una bomba – Cimitero Comunale – cadeva in un campo rimanendo inesplosa.

Una bomba – Sacca S.Elena – cadeva vicino all’argine della laguna senza danni.

(Continua - cliccare su AVANTI)


modulo interno pagine

modulo interno pagine: Position Sidebar-1