Venezia 1915 veduta17

 

 

Ventiseiesima incursione aerea del 7 novembre 1916.

Velivoli austro-tedeschi bombardano Caccia e Torpediniere italiane – L’allarme a Venezia è dato alle ore 16.05.

 

 

Venezia 1915 tedeschi

Il mitragliere in posa con una bomba in mano prima di partire per una missione di guerra contro le nostre linee 

 

 

Squadriglie di nostri idrovolanti, appoggiati da velivoli da caccia francesi, partono da Venezia, scortati da due Cacciatorpediniere e da tre Squadriglie di torpediniere, in missione di guerra contro le fortificazioni e gli impianti militari di Parenzo e Punta Salvatore.

 

 

Le dodici torpediniere e i due Caccia arrivano sotto il tiro delle fortificazioni nemiche; intanto dalla costa giunge il rombo delle artiglierie che hanno aperto il fuoco.

 

 

I nostri velivoli iniziano il ritorno tutti incolumi alla loro base, mentre le torpediniere e Caccia scortano gli aerei.

 

 

Avevo preso imbarco per la documentazione fotografica di guerra sulla torpediniera 24 O.S. decorata con medaglia d’argento e comandata dal Tenente di Vascello Manfredi Gravina, aiutante di bandiera di S.E. Thaon di Revel.

 

 

Partecipavano pure alla missione il genovese, a quell’epoca Tenente di Fanteria, prof. Emilio Ferrando dell’Ufficio Storico del Comando in Capo di Venezia,  Vittorio Seguso del Genio Lagunari.

 

 

Mentre i nostri velivoli fanno rotta verso Venezia, dalla costa istriana s’innalzano aerei nemici da bombardamento che si dirigono sopra le nostre unità.

 

 

I Caccia e le torpediniere prendono posizione di ordine sparso, poi procedono a tutta velocità, cambiando rotta ogni momento, con l’andatura a zig-zag per non dar bersaglio al nemico, mentre i fumaioli gettano verso il cielo colonne di fumo nerastro “facendo la seppia”, stendendo una fitta cortina che oscura il cielo e l’orizzonte.

 

 

Vengono lanciate le prime bombe, che scoppiano in mare innalzando colonne d’acqua.

 

 

Bombe esplodono a poppa e a prua delle piccole unità, scavando intorno a loro un vortice che quasi le inabissa, mentre le mitragliatrici dei velivoli nemici scoppiettano e i proiettili battono a bordo.

 

 

I primi aerei nemici, dopo aver gettato il loro esplosivo, ritornano; altri arrivano scagliando nuove bombe che cadono esplodendo in mare.

 

 

L’orizzonte dietro di noi è solcato da punti neri che ingrandiscono sempre più: è la Flotta austro-ungarica che si avanza per accerchiare il gruppo italiano.

 

 

Sono molte unità e si suppone che vi partecipino i più veloci Esploratori nemici.

 

 

La Flotta austro-ungarica a tutta velocità inizia l’inseguimento e l’accerchiamento, mentre l’orizzonte si oscura dal fumo eruttato dalle ciminiere delle navi nemiche, le quali filano per raggiungerci.

 

 

La lotta sarebbe stata un sacrificio inutile fra forze impari; gli equipaggi pieni di ardore bellico, trovando il nemico prossimo al cimento, la desideravano ardentemente.

 

 

Non tutti i giorni poteva capitare di far tuonare il cannone contro la Squadra austro-ungarica, e il momento del cimento era giunto fulmineo, inaspettato.

 

 

Stormi di aerei nemici lanciano bombe cercando di colpire le piccole unità, poi partono per il rifornimento: altri aerei sopraggiungono carichi di nuovo esplosivo che gettano sopra di noi.

 

 

I cannoni antiaerei di bordo da due ore tirano senza intervallo, le loro bocche sono arrossate e i fucili scottano nelle mani dei marinai.

 

 

Tutti tirano a bordo contro i nemici, mentre la velocità delle nostre torpediniere e Caccia è vertiginosa; la coperta scotta per la pressione elevata e per i forni infiammati.

 

 

Si fila, si fila sempre, il nemico insegue per mare e per l’aria, instancabile, accanito.

 

 

In prossimità del tiro della nostra costa la Squadra austro-ungarica cessa l’inseguimento; intanto le sirene della città di Venezia danno il segnale di allarme.

 

 

Mentre le nostre unità rientrano per il Passo di S.Nicolò di Lido, gli aerei nemici, per il pronto intervento delle Squadriglie di idrovolanti che si erano innalzati da S.Andrea, devono rinunciare di volare su Venezia e vengono costretti a prendere la via del ritorno, inseguiti dai nostri e dai velivoli da caccia francesi.

 

 

Nessun danno alle navi, solo i segni gloriosi causati dalle mitragliatrici degli aerei nemici sulla tolda delle siluranti.

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