Venezia 1915 veduta15

 

 

Ventiduesima incursione aerea nella notte del 4 settembre 1916.

Quattro velivoli austro-tedeschi bombardano Venezia, gettando sulla città venticinque bombe che provocano parecchi incendi. – L’attacco aereo ha inizio alle ore 20.30.

 

 

La luna era l’incubo di Venezia, durante la grande guerra, e le sue quattro fasi erano a tutti assai ben note (anche senza averle apprese a scuola) specialmente quando quel faccione pieno, sempre sorridente, pareva burlarsi degli sguardi poco benevoli che su di lui si posavano.

 

 

L’ultimo plenilunio era terminato, portando seco incendi, rovine, vittime, e l’avvicinarsi delle notti lunari, mentre importanti operazioni belliche si svolgevano su tutti i fronti, preoccupava seriamente la cittadinanza veneziana già provata dalle devastazioni del nemico aereo sulla Regina dell’Adriatico.

 

 

Un ronzio improvviso, che sembra molto lontano, o proveniente da grande altezza, a tratti quasi indistinto, poi aumentando con crescendo sinistro, mette in allarme la vigile difesa.

 

 

L’urlo straziante, lacerante della sirena, accompagnato da altri striduli, lamentosi, e i colpi di cannone, danno l’avviso che il nemico è sopra Venezia.

 

 

Il rombare di nuovi motori è ben distinto, poi il rumore si calma, riprendendo, scomparendo, riprendendo ancora, più possente, più rumoroso, mentre la difesa antiaerea inizia il fuoco sui nemici invisibili e i riflettori delle navi scrutano lo spazio celeste, percorrendolo in tutti i i sensi.

 

 

Le prime bombe cadono sulla città, scoppiando fragorosamente; sono boati spaventosi, che di tanto in tanto si succedono, coprendo gli scoppi degli shrapnels e delle granate, mentre i cannoni s’infiammano incessantemente, le mitragliatrici veementi scrosciano piombo infuocato e le cariche di fucileria si succedono alle scariche.

 

 

Qualche istante di tregua: poi la lotta riprende e la battaglia infuria; altre bombe cadono, molte attorno a S.Marco e nel bacino, scoppiando nell’acqua, sommergendo qualche gondola, sconvolgendo il Bacino di S.Marco come la laguna infuriata.

 

 

Un sibilo fende l’aria, ben percepito da coloro che sono rifugiati sotto le Procuratie: è una bomba che scende, scende sempre più, e quel fischiare ben noto fa stringere il cuore in uno spasimo d’ansietà, d’attesa.

 

 

E l’ordigno infernale piomba a terra, mentre una grande fiammata si eleva al cielo seguita da una colonna di fumo.

 

 

Tutti credono la Basilica di San Marco colpita e la notizia si sparge fulminea per la città; invece la bomba incendiaria s’infiammava senza recar danni, sebbene fosse caduta a quattro metri di distanza dalla porta principale della Basilica.

 

 

S.Marco ancora una volta proteggeva e salvava dalla distruzione il gioiello d’arte a Lui dedicato.

 

 

Altre bombe cadono attorno a San Marco, scoppiando fragorosamente.

 

 

Il cielo ha vividi lampi e bagliori rossastri prodotti dagli scoppi dei cannoni che s’infiammano, eruttando proiettili che solcano lo spazio aereo in tutti i sensi e dagli incendi che paurosamente divampano.

 

 

La bufera di fuoco ha qualche istante di tregua, poi riprende più violenta; intanto il nemico cannoneggiato, mitragliato, avvolto da spire di fuoco e di piombo, prende la via del ritorno inseguito dal fuoco della difesa antiaerea, dopo aver gettato altre bombe in altri punti della città e alla ferrovia.

 

 

Le bombe incendiarie colpirono le seguenti località:

Una bomba – San marco, Calle del Campanile – cadeva sopra una tettoia producendo un piccolo incendio.

Una bomba – San Marco, Calle Barozzi – cadeva sul tetto di una casa producendo un piccolo incendio.

Una bomba – San Marco, Campiello Barozzi – cadeva esplodendo e rompendo le vetrate dei fabbricati vicini.

Una bomba – San marco, Calle del Piovan – colpiva il tetto dei Benefici Vacanti, rimanendo inesplosa.

Una bomba – Castello, Corte Pozzo Roverso – cadeva sul pavimento stradale senza danni.

Una bomba – Cannaregio, Fondamenta Penitenti – cadeva su di una tettoia producendo un incendio.

Una bomba – S.Giacomo dell’Orio – cadeva in un giardino provocando un piccolo incendio.

Una bomba – Dorsoduro, Campo San Pantaleone – cadeva sul tetto di una casa producendo un piccolo incendio.

Una bomba – Dorsoduro, Stazione Marittima – cadeva sul tetto degli uffici producendo un incendio.

Le bombe esplosive caddero nelle seguenti località:

Una bomba – San Marco, Palazzo Reale – cadeva nel giardino producendo danni rilevanti.

Una bomba – San Marco, Fondamenta Zaguri – cadeva sulla gradinata producendo danni e frantumando le vetrate della R.Prefettura.

Una bomba – Cannaregio, Calle Priuli – cadeva sopra la tettoia delle Arti Grafiche danneggiando il macchinario.

Una bomba – San Polo, Campiello Albrizzi – cadeva sul tetto del Palazzo Albrizzi, danneggiando il fabbricato.

Una bomba – San Polo, Campiello Albrizzi – cadeva nel giardino del Palazzo producendo la rottura delle lastre alle finestre delle case circostanti. Altre bombe scoppiarono in Bacino San Marco.

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