Venezia 1915 veduta14

 

 

Ventesima incursione aerea nella notte del 12 agosto 1916.

Sei velivoli nemici gettano 40 bombe sull’hangar di Campalto e sul litorale. – L’incursione ha inizio alle ore 21.20.

 

 

La luce nelle case si spegne, così quella azzurra delle vie, dei canali, dei “campi”.

 

 

Un po’ di confusione, richiami da ogni parte; poi il silenzio.

 

 

Ma l’urlo lacerante della sirena fa pulsare i cuori, mentre le altre rispondono in coro, e i colpi di cannone danno il segnale che il nemico è in vista.

 

 

I raggi dei riflettori s’incrociano, scrutano lo spazio aereo, i primi cannoneggiamenti lontani incominciano, e il rumore dei motori nemici si ode distintamente.

 

 

Passano sopra la città, accolti dal fuoco infernale della difesa e molestati dai raggi dei potenti riflettori; i cannoni s’infiammano, le mitragliatrici e la fucileria, scroscianti fuoco e piombo, non danno tregua agli assalitori.

 

 

Gli sparvieri ad uno ad uno sorvolano Venezia, passando oltre, gettando bombe dirette sul ponte della ferrovia, le quali scoppiano fragorosamente in laguna.

 

 

Altre bombe lanciano sul litorale e sull’hangar di Campalto, incendiando un dirigibile.

 

 

La battaglia è impegnata fra gli aerei e la difesa. Nelle vicinanze di Venezia, si odono distintamente il rombare incessante e i boati delle bombe che scoppiano.

 

 

L’uragano man mano diminuisce di violenza, si calma; poi ritorna il silenzio più assoluto.

 

 

Ventunesima incursione aerea nella notte del 16 agosto 1916.

Venezia bombardata da sette velivoli austro-tedeschi che gettano sulla città 45 bombe fra esplosive ed incendiarie, uccidendo 3 persone. – L’attacco ha inizio alle ore 23.22.

 

 

Il Comando in Capo aveva emanato severe disposizioni, richiamando al dovere i cittadini veneziani, i quali dovevano, ai primi segnali d’allarme, rimanere nelle case o nei rifugi e non uscire nelle strade a curiosare, perché in tal modo compromettevano la loro incolumità.

 

 

Vi era poi la credenza nel popolo, che le venute degli aerei nemici coincidessero con segnali fatti da spie a mezzo di luci, con candele o lanterne durante le incursioni aeree.

 

 

E guai al malcapitato che, per un motivo o per l’altro, fosse sospettato di far luce al nemico; bastava una finestra aperta e una debole luce filtrante dai tendaggi mal chiusi, e allora l’indizio di dolo cadeva sul locatario, il quale il giorno appresso veniva additato come spia.

 

 

Qualche vecchia lite o qualche antipatia erano sufficienti per avere tutti alle calcagna: “Dai ch’el xe una spia, uno dei quei che ghe fa’ ciaro, el xe pagà da l’Austria”.

 

 

Molti di questi disgraziati dovettero rivolgersi alla questura per avere protezione, assicurando che per l’avvenire avrebbero cercato di curare la chiusura delle imposte mal connesse, aumentando i tendaggi.

 

 

Invece le vere spie agivano nell’ombra, (anche senza moccoli o lanterne) mai sospettate dall’opinione pubblica.

 

 

La sera del 16 Agosto 1916 era calma e afosa, e la notte calava sulla città, illuminata dalla luna coperta da uno strato nebuloso.

 

 

I velivoli nemici giunsero sopra Venezia quasi all’improvviso.

 

 

Venivano dal mare abbassandosi da alta quota, mentre la sirena dell’Arsenale dava il segnale d’allarme.

 

 

La difesa antiaerea sempre all’erta inizia il fuoco incrociato delle sue batterie, mentre le navi fanno tuonare i loro cannoni.

 

 

Il nemico lancia sulla città le prime bombe che scoppiano fragorosamente.

 

 

La battaglia fra cielo e terra si svolge così all’improvviso, da soprendere i ritardatari, i quali cercano riparo al primo rifugio; intanto la bufera infuria.

 

 

E la musica infernale continua sempre; i velivoli nemici, gettato il carico di bombe su Venezia, se ne vanno, mentre nuovi aerei sopraggiungono.

 

 

Non potendo vedersi fra di loro, si tengono lontani l’uno dall’altro, arrivando uno alla volta o a piccoli gruppi.

 

 

Per non incontrarsi, seguono una rotta giungendo, e un’altra partendo; quando si gettano su Venezia dalla parte dell’Arsenale, riprendono il largo dalla parte della Giudecca.

 

 

Qualche momento di tregua, fra una partenza e un arrivo, e nella quiete momentanea si diffonde man mano crescente il rombo remoto di un motore, un frullìo musicale e profondo che non si sa da qual parte discenda.

 

 

Il frastuono immane, aumentato dai boati delle bombe, penetra la città, si allarga e si fonde negli echi, corre le arcate, passa come un urlo, e ogni cupola, ogni volta, rimanda il suono che si centuplica, si moltiplica.

 

 

Poi nuovo silenzio, e i difensori ascoltano, ma poco dopo altre bombe scoppiano facendo sussultare la terra, illuminando con luce di sangue ogni cosa all’intorno.

 

 

E il velivolo invisibile passa, avvolto in spire di fuoco e di piombo. Il suo volo è seguito da microfoni speciali che ne indicano la rotta, sulla quale il fuoco antiaereo viene diretto.

 

 

Il concerto infernale diminuisce di violenza, mentre gli ultimi aerei nemici si allontanano, inseguiti dalle ultime scariche di artiglieria.

 

 

Le località colpite da bombe incendiarie, sono le seguenti:

Una bomba Fondamenta Savorgnan – colpiva il tetto del Convento delle Suore del Sacro Cuore.

Una bomba – Calle Boselli, SGiobbe – incendiava la Stearineria Lanza.

Una bomba – Calle del Frutarol, S.Leonardo – colpiva un cortile, senza danni.

Una bomba – Rio Terrà dei Pensieri – colpiva e incendiava una casa  di abitazione.

Una bomba – Campo S. Simeon Piccolo – colpiva un giardino, senza danni.

 

 

Le località colpite da bombe esplosive sono le seguenti:

Una bomba – Calle Larga S.Pietro – colpiva il Convento del Buon Pastore con gravi danni.

Due bombe – Caserma S.Daniele – cadevano nei cortili: lievi danni.

Una bomba – Calle Larga S.Martino, Castello – danneggiava una casa.

Una bomba – Calle dellOlio – colpiva un cortile dell’Ospizio Morosini e danneggiava i fabbricati circostanti.

Una bomba – Fondamenta dei Furlani, Castello – demoliva una casa di abitazione.

Una bomba – Calle Lion, Castello – cadeva in un giardino, recando danni ai fabbricati.

Due bombe – Bacino di S.Marco ai Giardini – esplodevano senza recar danni.

Una bomba – Campiello S.Giobbe – cadeva in un cortile dell’Officina Elettrica del Cellina danneggiando i fabbricati circostanti.

Una bomba – Rio Terrà S.Leonardo – demoliva in parte una casa di abitazione.

Una bomba – Calle Diedo, Santa Fosca – cadeva sopra un tetto e demoliva due camini.

Una bomba – Calle Zancan, Cannaregio – demoliva uno stabile adibito a lavanderia.

Una bomba – Isola S.Michele, Reparto Bambini – cadeva nell’acqua senza danni.

Una bomba – Rio terrà S.Tomà – cadeva in un orto dell’Istituto delle Suore di Nevers e danneggiava i fabbricati vicini e la Chiesa di S.Giovanni.

Una bomba – Fondamenta S.Croce – cadeva nel giardino Papadopoli danneggiando le serre.

Una bomba – Calle del Cristo – cadeva in un giardino danneggiando gli stabili circostanti.

Una bomba – Calle della Madonna – cadeva sulla tettoia di uno squero e danneggiava i fabbricati del vicino Gasometro.

Due bombe – Rio Briati, Dorsoduro – cadevano nel canale senza danni.

(Altre bombe cadevano in vari punti della città senza provocare danni).

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