Venezia 1915 veduta7

 

 

 

Decima incursione aerea nel mattino del 25 ottobre 1915.

Quattro velivoli gettano 25 bombe su Venezia. L’incursione ha inizio alle ore 8.35.

 

 

Erano trascorse poche ore dalla devastazione compiuta dagli aerei nemici nella Chiesa degli Scalzi, e il pellegrinaggio dei Veneziani nei luoghi colpiti continuava ancora, quando un ululato erompe nell’aria.

 

 

E’ il grido inatteso della sirena dell’Arsenale, seguito dalle altre che rispondono dai vari lati della città; è un coro di clamori lugubri e lamentosi.

 

 

Un colpo di cannone, altri ancora ad intervalli, poi il silenzio profondo, assoluto.

 

 

I Veneziani presi così all’improvviso, non sanno dove rifugiarsi.

 

 

Parte si ricoverano nei rifugi più prossimi e altri si affrettano a ritornare verso le loro abitazioni.

 

 

Un clamore di voci, di richiami da ogni parte, un rinchiudersi di porte e finestre, qualche strillo di bimbo, mentre le mamme tenendo stretti i loro piccoli al seno, invocando la Madonna corrono a rifugiarsi al sicuro.

 

 

Le prime sparatorie incominciano lontane, verso il litorale di Lido, poi qualche sinistro rombare di motore che si avvicina, si avvicina sempre più.

 

 

Le batterie antiaeree di San Nicolò di Lido iniziano il fuoco, seguito da quello dei Cacciatorpedinere e ai posti di vedetta tutti sono all’erta.

 

 

Gli aerei nemici, accolti da un fuoco incrociato di artiglieria, devono mantenersi ad alta quota, tanto da essere appena visibili.

 

 

Gli sparvieri sono sopra l’Arsenale a grande altezza; le prime bombe scoppiano fragorosamente e i boati si susseguono ai boati.

 

 

In parte esse scoppiano nell’acqua con gran rumore e pochi danni; intanto la difesa controbatte il nemico energicamente.

 

 

La battaglia è accanita, la terra sussulta per le detonazioni e i boati, e ogni cosa vibra; l’atmosfera è pregna di vapori nerastri, che tolgono in parte la visibilità ai nemici.

 

 

Verso Sant’Andrea e San Nicolò di Lido si odono rombi di possenti motori; sono gli apparecchi della Marina Italiana e dei Francesi che prendono quota per fugare gli aerei nemici.

 

 

Qualche bomba scoppia a Castello, ma il fuoco infernale della difesa non dà requie agli assalitori che stimano più prudente il ritorno.

 

 

Inseguiti dai velivoli della Marina e degli Alleati, cannoneggiati, mitragliati, avvolti in spire di fuoco e di piombo, iniziano la corsa verso la base donde son venuti, scagliando le ultime bombe a S. Nicolò di Lido, a Treporti e contro un pontone ancorato in mare, con gran frastuono e poco danno, perché gettate precipitosamente, in parte scoppiano nell’acqua.

 

 

Qualche istante di silenzio, poi il convenuto segnale avvisa del cessato pericolo.

 

 

Le vie della città si ripopolano, il movimento dei vaporini e dei natanti nel Canal Grande e nei canali riprende, mentre la vita ritorna normale come se nulla fosse avvenuto.

 

 

I danni

Una bomba incendiaria colpiva la cupola della Chiesa di San Pietro di Castello, rimanendo inesplosa.

Una bomba esplosiva cadeva nel Rio di San Pietro di Castello con poco danno.

Una bomba incendiaria cadeva sulla scuola della Celestia a Castello senza danni.

Una bomba esplosiva cadeva in un campazzo a San Pietro di Castello senza danni.

Altre bombe caddero in laguna e nel bacino dell’Arsenale senza recar danni.

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