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Giovanni Scarabello - Il martirio di Venezia durante la Grande Guerra e l'opera di difesa della marina italiana. Vol.1 (1933)

Estratto dal volume I da pag.60 a pag.140

 

 

LE INCURSIONI AEREE AUSTRO-TEDESCHE SU VENEZIA NEL 1915-1918

Terza incursione aerea nel mattino dell’8 giugno 1915.

 

 

Un velivolo nemico, con missione di colpire Venezia e l’hangar di Campalto, lancia dieci bombe, sfogando le sue ire anche su S.Marco – L’incursione ha inizio alle ore 4.15.

 

 

I Veneziani, che s’aspettavano i velivoli nemici sopra la città tutte le notti, poterono, dormendo come si dice, con un occhio solo, riposare almeno un po’ di giorno; ma Venezia non doveva rimanere a lungo indisturbata.

 

 

E i poco graditi ospiti arrivano quando meno ci si pensa. La voce della sirena d’allarme, risuona lamentosamente, come lugubremente fanno eco le altre consorelle, e i soliti colpi di cannone ad intervalli.

 

 

Sono bombardatori nemici, od è un falso allarme?

 

 

Si distingue il rombo di un velivolo che si avvicina.

 

 

La difesa antiaerea inizia il fuoco che si ripercuote furiosamente.

 

 

Nel frattempo i cittadini Veneziani si pongono al riparo, qualche rifugio è già pronto e chi si sente poco sicuro nella propria abitazione, ne approfitta.

 

 

Le scie luminose, abbaglianti dei riflettori della difesa scrutano il cielo, ma la luna ostacola le ricerche, il fumo bianco delle polveri esplose fa da cortina nello spazio e l’apparecchio, sorvolando a grande altezza, è invisibile.

 

 

La bufera si scatena con l’incrociarsi dei tiri di artiglieria e lo scoppio di shrapnels e granate, unitamente alla fucileria che scarica piombo infuocato e alle mitragliatrici che martellano il nemico invisibile.

 

 

Il velivolo di notte non si vede, solo si sente il suo respiro, non si tira all’apparecchio, ma alla sua rotta, si cerca di circondarlo di fuoco e di piombo, di costringerlo a risalire o ad andarsene, perché colpirlo è sempre un colpo di fortuna.

 

 

Il nemico getta il suo carico; è sopra San Marco e le bombe scoppiano una dietro l’altra con immenso fragore, mentre le bocche da fuoco della difesa eruttano fiamme e proiettili, che percorrono lo spazio in tutti i sensi.

 

 

Bombe cadono nel Bacino di S.Marco, scoppiando fragorosamente e sconvolgendo l’acqua, sbatacchiando i galleggianti che stridono sugli ormeggi, con quel caratteristico rumore di ferraglia trascinata; bombe cadono a terra con formidabile schianto, innalzando colonne di fiamme e fumo, facendo sussultare il suolo e il cuore dei Veneziani che vedono la Basilica di San Marco minacciata.

 

 

Il velivolo fila verso gli Alberoni gettando altre bombe lungo il litorale; il cannoneggiamento si allontana man mano, diminuisce, sosta, il nemico si dirige verso l’altra sponda.

 

 

I tre fischi di sirena; la quiete ritorna, dopo la bufera. E’ l’inizio del pellegrinaggio dei cittadini per vedere, per sapere i danni prodotti dal nemico.

 

 

I danni prodotti da bombe esplosive sono i seguenti:

 

 

Una bomba – Calle del Forno, Castello – causava la rovina della facciata di una casa.

Una bomba – Giardinetto Reale, San Marco – distruggeva le vetrate della Società Bucintoro.

Due bombe – Bacino San Marco – scoppiavano nell’acqua senza danni.

Una bomba – vicino al Giardinetto Reale – scoppiava nell’acqua senza danni.

Una bomba incendiaria cadeva in Calle Lezze a San Marco forando il tetto di una casa, rimanendo inesplosa.

(Continua)


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