Venezia 1915 veduta

 

Venezia 1915 salvataggio cavalli

Venezia si prepara alla guerra. Scendono i quattro cavalli di bronzo dalla Basilica di S.Marco

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La facciata sud del Palazzo Ducale e le opere di rafforzamento

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Ancora un'immagine del trasporto dei Cavalli di bronzo che vengono sistemati sotto alle volte 

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La Basilica ed i Pili di San Marco con le difese 

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Cortile del Palazzo Ducale - Insaccate in difesa della Scala dei Giganti

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Cortile del Palazzo Ducale - I due pozzi con le protezioni 

Venezia 1915 Arsenale interno 

Difesa dei Leoni alla Porta dell'Arsenale 

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Angolo del Palazzo Ducale con rafforzamenti e difesa del gruppo: "Il giudizio di Salomone" 

Venezia 1915 San Marco interno

Basilica di S.Marco - Insaccate di protezione 

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Chiesa di San Sebastiano - Saccate di protezione all'interno

 

Giovanni Scarabello - Il martirio di Venezia durante la Grande Guerra e l'opera di difesa della marina italiana. Vol.1 (1933)

Estratto dal volume I da pag.60 a pag.140

 

 

LE INCURSIONI AEREE AUSTRO-TEDESCHE SU VENEZIA NEL 1915-1918

Prima incursione aerea: mattino del 24 maggio 1915

Venezia riceve il battesimo delle bombe - Due aeroplani austro-tedeschi bombardano la città gettando 15 bombe che feriscono quattro persone. - L’incursione ha inizio alle ore 4.10.

 

 

Albeggiava: e se l’Onnipotente Iddio in quell’aurora concedeva la calma alla natura, invece nel cuore degli uomini era sospesa la tempesta, per un nuovo fatto, per una nuova era, quella che doveva redimere molti italiani ancora soggetti all’Austria.

 

 

La tranquilla mattinata di maggio veniva turbata da un rombare sinistro assai diverso da quello prodotto dai nostri idrovolanti, perché più cupo, come di una macchina a vapore a tutta pressione.

 

 

Quella notte non tutti dormivano il sonno beato, la tensione generale nervosa faceva sì che per un nonnulla parte della popolazione, presaga del domani, fosse all’erta; difatti al primo rombare, la curiosità spingeva il popolo fuori delle abitazioni.

 

 

Ero al ponte dell’Accademia con molti altri, e, a dire il vero, gli apparecchi si distinguevano molto bene.

 

 

“No vedè che i xe tedeschi?”. Uno rispondeva: “Ma va là macaron, no ti gà oci, no ti vedi che i fa le prove, i xe dei nostri”.

 

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I palloncini frenati per l'ostruzione antiaerea

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I palloncini frenati vengono dislocati e disposti in laguna intorno a Venezia

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L'innalzamento dei palloncini frenati per l'ostruzione antiaerea 

 

 

I dialoghi non si prolungarono di più, il primo getto di bombe fece comprendere che le prove passavano il limite, e quasi subito il sibilo delle sirene e i colpi di cannone ad intervalli, segnarono l’allarme.

 

 

Era l’inizio del Martirio.

 

 

All’allarme seguì un fuoco intenso da ogni punto militare di osservazione contro i due aeroplani tedeschi, incrocianti sulla città, dove avevano iniziato una pretesa opera di distruzione e di strage.

 

 

Rapidamente tutta Venezia fu in piedi, si aprirono le finestre, si affollarono le altane, molti uscirono semi-vestiti sulla via; era un reciproco chiedersi se si trattasse di aeroplani italiani o stranieri, di un esperimento per vedere se tutti i posti di osservazione vigilassero, oppure di un vero attacco fatto da aerei nemici.

 

 

I due apparecchi (anche se le cronache dicono che erano a un’altezza assai rilevante) si distinguevano nettamente; provenivano dal Malcanton, poi furono visti deviare verso la stazione, quindi ritornare sulla città, qualche volta abbassandosi e qualche volta innanlzandosi, quando il fuoco intenso sia di artiglieria che di mitragliatrici era più diretto contro di loro, fuoco incrociato da ogni parte, ma non troppo efficace.

 

 

Lo scoppettìo delle mitragliatrici e il fragore degli shrapnels era di quando in quando interrotto dal fragore delle bombe che scoppiavano.

 

 

E’ impossibile precisare il numero di bombe lanciate dagli aeroplani che erano soltanto due, sebbene molti asserissero di averne visto un terzo; furono lanciate circa quindici bombe alcune delle quali caddero in acqua.

 

venezia 1915 21

Iniziano le operazioni della Regia Marina per la difesa di Venezia e della Laguna: nella foto il super pontone "Valente" con cannone da 305/46 

 

 

 

Una bomba cadde verso le quattro sul tetto della casa della famiglia Pagani, in Fondamenta Tagliapietra 3250, presso Cà Foscari.

 

 

Precipitata sul tetto scheggiò alcune tegole, rimbalzando fortunatamente in un cortiletto interno, dove esplose spaventando tutto il vicinato, facendo una buca profonda, scrostando intonachi e mandando in frantumi molti vetri delle finestre delle case adiacenti.

 

 

Presumibilmente diretta al Gazometro, una bomba cadde verso Santa Marta, poco lungi dalle case dei ferrovieri, in un prato dove limitò la sua opera scavando una profonda buca.

 

 Venezia 1915 Tre Oci

Non è proprio la difesa antiaerea ortododossa ma si avvicina: ecco la fucileria su "altana", soldati schierati sui tetti di Venezia che mirano agli aerei nemici. Qui siamo alla "Casa dei Tre Oci".

 Venezia 1915 palazzo ducale

La Porta della Carta coperta dalle protezioni antiaeree

 

 

 

Una bomba incendiaria cadde in calle delle Locande, quasi di fronte all’unica porta di quella corte al numero anagrafico 4331.

 

 

La bomba si incendiò subito e sprigionò un denso fumo con odore nauseabondo di petrolio.

 

 

Gli abitanti delle case vicine si affacciarono spaventati alle finestre, ma dovettero tosto ritirarsi perché il fumo invadeva le abitazioni.

 

 

L’opera di spegnimento dell’incendio fu iniziata dagli stessi abitanti e poi completata dai vigili del fuoco che si portarono subito sul posto.

 

 

Pure verso le quattro una bomba esplose dietro la Tana, a Castello, svellendo parte del selciato e affondando due imbarcazioni.

 

 

Verso le ore cinque un altro apparecchio sorvolò sopra l’Arsenale, gettando qualche bomba, ma fu accolto da un nutrito fuoco di fucileria e mitragliatrici che lo costrinsero a prendere la via del ritorno.

 

 

Gli aeroplani nemici, oltre le bombe, gettarono anche delle freccie; fortunatamente non produssero danni. Esse erano lunghe circa 15 centimetri, e ai due lati recavano scritte in lingua francese: “Invention francaise application allemande”.

 

 

Si calcola che in Arsenale ne siano cadute circa un migliaio.

 

 

Delle bombe gettate dal primo apparecchio, una cadde nel giardino del Casino Moro-Rocchi al Malcanton.

 

 

Una bomba cadde in canale di fronte a San Biagio scoppiando con forte detonazione senza recar danni.

 

 

Un’altra bomba cadde in acqua al Malcanton, quasi di fronte alla Questura di Dorsoduro, richiamando per tutto il giorno una gran folla che accorreva a vedere il grosso proiettile adagiato sul fondo del canale.

 

 

Un’altra bomba andò a cadere in Canalazzo a poca distanza dal Consolato Austriaco, ma senza esplodere.

 

 

I feriti furono soltanto quattro e in forma molto leggera. Le case che ebbero qualche danno furono quelle segnate coi numeri 2107, 2106, 2113, 2121, 2123.

 

 

Alle ore cinque e venti un altro apparecchio nemico risvegliava di nuovo l’attenzione dei cittadini.

 

 

L’aeroplano veniva dalla parte di terra, percorrendo la linea del ponte della ferrovia allo scopo di gettarvi delle bombe.

 

 

Attraversò la città fra un continuo rombare di artiglieria e il crepitìo delle mitragliatrici e dei fucili.

 

 

Quando fu oltre il bacino di San Marco, forse perché minacciato continuamente dagli shrapnels, si levò a grande altezza e fu visto ondeggiare sotto gli effetti di qualche tiro ben diretto, tanto da sembrare colpito.

 

 

La partenza precipitosa di questo velivolo poneva fine alla prima incursione aerea su Venezia.

 

(Continua - nei prossimi capitoli altre numerose fotografie - cliccare sul tasto AVANTI)


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