Il Grappa nella lotta di liberazione

1943-1945

 

di: Prof.ssa Angela Rosato

 

Introduzione

 

Il presente lavoro vuole essere una analisi, il più possibile completa, dello svolgersi della resistenza lungo il Massiccio del Grappa, attraverso un esame, che si rivolge di preferenza alle fonti e alle testimonianze orali, non trascurando totalmente quelle edite.

 

 

Al fine di presentare un quadro abbastanza esauriente, ho ritenuto opportuno suddividere l’intero territorio in tre settori, in vista anche del possibile emergere, nel corso dell’evoluzione della lotta partigiana, di caratteristiche proprie a ciascuno di essi, senza per questo provocare una completa frattura tra l’uno e l’altro. Essi comprendono una zona orientale (Alano di Piave, Quero, Pederobba, Cavaso, Possagno), centrale (Paderno, Crespano, Borso) e occidentale (Semonzo, Romano, Casoni, Liedolo).

 

 

Pur riferendomi, in modo particolare, al Massiccio, non ho totalmente trascurato la pianura e le formazioni in essa costituitesi, soprattutto in rapporto a una loro partecipazione, in concomitanza con quelle di montagna, alla lotta di liberazione.

 

 

Dal punto di vista cronologico, lo sviluppo della guerriglia partigiana lungo il Grappa necessita di una suddivisione, non volutamente costruita, intrinseca al movimento stesso, in vari periodi:

8 settembre 1943 – inverno 1943-44;

- primavera-estate 1944; - 20-28 settembre 1944;

- ottobre 1944-aprile 1945,

 

che vanno dall’immediata presa di coscienza della situazione, da parte di alcune personalità, subito dopo l’8 settembre, alla liberazione finale che vede aumentare in misura notevole il numero degli adepti dei reparti partigiani.

 

 

La ricerca non vuole restringersi ad una analisi semplicemente dell’azione militare, limitata al Grappa: si propone di presentare i primi focolai di resistenza in questa zona, non come fenomeni isolati, ma collegati all’intero movimento di liberazione del Veneto.

 

 

In questa dimensione viene ad inserirsi la funzione dei partiti, o meglio, degli uomini ad essi aderenti, in veste di coordinatori e anche di organizzatori delle prime “bande”.

 

 

Mi è parso di dover distinguere tra l’impegno politico dei capi delle brigate iscritti a determinati partiti e l’apoliticità della maggioranza dei partigiani. Fanno eccezione i reparti garibaldini, i cui partigiani militavano per il partito comunista e seguivano sistematicamente corsi di dottrine politiche da parte dei commissari politici, inviati dal C.L.N.

 

 

Sono pure presi in esame i rapporti interni, la struttura, l’organizzazione delle singole brigate, il numero dei componenti, le convinzioni politiche, le condizioni di vitto e alloggio, equipaggiamento bellico, fattori questi di estremo interesse per comprendere gli stessi sviluppi della lotta partigiana.

 

 

In modo particolare gli interni dissidi svolgeranno un ruolo determinante sul progetto del comando unico. Rispetto ai fatti militari di notevole rilievo, come il rastrellamento del Grappa del settembre 1944, durante il quale si ebbe un elevato numero di vittime, ho tentato di stabilire un’analisi comparativa dei documenti editi e inediti, con le testimonianze orali dei sopravvissuti.

 

 

Con il rastrellamento del Grappa effettivamente la lotta partigiana è a una svolta decisiva: nella zona presa in considerazione, la resistenza ricostituitasi nel periodo ottobre 1944-aprile 1945, limitatamente alla fascia pedemontana, con i soli elementi locali, assume una nuova dimensione, e la sua attività si riduce a saltuarie azioni di disturbo.

 

 

Per rispondere ai molti interrogativi, che si pongono sulle vicende della lotta partigiana, sono ricorsa all’archivio dell’Istituto per la Storia della Resistenza nelle Tre Venezie, conservato a Padova, al Palazzo del Bo’, dove mi è stato possibile consultare un discreto numero di documenti inediti costituiti da lettere e relazioni.

 

 

Le relazioni si suddividono in due categorie: alcune sono resoconti stesi durante la guerra partigiana; altre sono resoconti posteriori, in parte scritti tra il ’46 e il ’47, in parte recentissimi, su incoraggiamento dello stesso istituto, che ha promosso convegni di studio.

 

 

Le relazioni si caratterizzano per uno stile non scevro da pathos, sintomo rivelatore di uno stato d’animo sofferto.

 

 

Inoltre ho preso in esame tre diari, del tenente Morello, di Don Antonio Corsato e di Marco Citton, il cui valore sta nel loro carattere occasionale e nella loro destinazione strettamente personale.

 

 

Di notevole interesse si è presentato quello del tenente Livio Morello di Trento, poiché accanto ad una analisi militare, limitata a un ben determinato periodo, viene anche esaminata, se pur indirettamente, la situazione, che si era venuta a creare all’interno dei gruppi dirigenti.

 

 

Il diario, ancora inedito, di don Antonio Corsato, allora cappellano di Borso, testimone oculare dei rastrellamenti, delle reazioni, delle repressioni avvenute durante l’epoca partigiana, rivela i retroscena umano-spirituali della lotta stessa.

 

 

Dal diario non emergono fatti politico-militari di grande rilievo. E’ una cronaca circostanziata degli avvenimenti che si svolsero a Borso durante gli anni 1943-1944-1945 e in particolare di quei fatti, che toccavano più da vicino la vita dei parrocchiani, i risvolti delle loro condizioni economiche.

 

 

Più strettamente personale il diario di Marco Citton, massacrato a Marano Vicentino nell’agosto 1944, le cui sorti sono narrate da un familiare in un quaderno di appunti custodito per lungo tempo dal professor Antonio Celotto di S. Eulalia. In esso sono descritti l’arresto, gli interrogatori e la fucilazione del giovane patriota di Semonzo, che svelano con estrema crudezza i metodi di rappresaglia usati dai nazifascisti.

 

 

Oltre i diari mi sono state utili le testimonianze orali di ex partigiani, collaboratori della resistenza. Tutti si mostrano assai reticenti nel narrare le vicende della lotta partigiana. Circa le fonti edite da me utilizzate, alcune sono state pubblicate, talvolta in maniera anche parziale in G.Corletto, Masaccio e la Resistenza tra il Brenta e il Piave, Venezia 1965. Ho potuto tuttavia avere la loro visione originaria e integrale presso l’Archivio dell’Istituto per la Storia della Resistenza nelle Tre Venezie di Padova. Inoltre al museo-biblioteca di Bassano ho consultato la raccolta del “Partigiano”, pubblicato a partire dal maggio 1945. Per un quadro di insieme della lotta partigiana nel Veneto ho consultato la letteratura bibliografica in massima parte a carattere apologetico e commemorativo.

Angela Rosato

 

[ Questo interessantissimo lavoro di ricerca della prof.ssa Angela Rosato è già stato pubblicato dalle Edizioni Scripta nel mese di novembre 1995, sempre nella collana di "Storia Veneta". Ora lo riprendiamo in versione web per divulgare e celebrare la memoria della lotta partigiana nel territorio veneto. Lo facciamo adottando la piattaforma CC.COMMONS. Questo saggio è coperto da licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia]

 

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