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PROCURA DELLA REPUBBLICA DI BRESCIA

Centrale di intercettazioni telefoniche presso il Viminale

 

RELAZIONE DI CONSULENZA 12

procedimento penale n. 91/97 mod. 21

Incarico del 15 settembre 1998

(Caserma Campari Polizia di Stato)

 

 il consulente tecnico dott. Aldo Sabino Giannuli 

 

I documenti reperiti presso la Caserma Campari, peraltro, offrono spunti anche relativi ad un'altra vicenda altrettanto poco nota e che richiede una premessa.

 

 

Nel settembre del 1998, uscì un libretto assai breve del sen. Giulio Andreotti che, in forma romanzata, narrava le vicende di un giovane ex seminarista, giunto a Roma nel 1942 ed assunto, dietro raccomandazione del ministro Acerbo, presso il Ministero degli Interni, nell’ufficio preposto alla censura epistolare.

 

 

In breve, il protagonista venne spostato ad un'altra delicata mansione: la centrale di ascolto telefonico che, situata in un primo tempo al Viminale, fu poi spostata nelle Catacombe di San Sebastiano, sulla via Appia Antica (donde il titolo del libro “Operazione Via Appia”).

 

 

La centrale sottoponeva ad intercettazione tutti i principali centri di potere del tempo: dalla Real casa al capo del governo, dall’ambasciata germanica al Vaticano, con equanime imparzialità. All'ascolto partecipavano anche alcuni dei frati francescani che avevano in affidamento le catacombe.

 

 

Dal lavoro di trascrizione (le telefonate non venIvano registrate ma solo stenografate) il protagonista evinceva che, in realtà, il capo della polizia (cui faceva direttamente capo la centrale, della cui esistenza non doveva essere informato neppure il duce) era fra i congiurati del 25 luglio (il che, peraltro, non escludeva che anche i gerarchi frondisti fossero anche essi sottoposti a controllo) e che, in tale cospirazione, avevano parte anche settori del Vaticano e della Massoneria.

 

 

La centrale veniva smantellata poco prima dell'arrivo dei tedeschi a Roma. Tuttavia, a p. 103 leggiamo che il responsabile della struttura (indicato con il nome di Laconi, che supponiamo di fantasia), al momento della smobilitazione della struttura, aveva assicurato il protagonista del libro:

 

 

"... che al ritorno della normalità sarebbe rientrato nel servizio statale... E così avvenne.... Il dott. Laconi, che si era nascosto in un paesino dell'Umbria, dopo la liberazione fu incaricato di strutturare in modo adeguato ai tempi nuovi l'Ufficio Speciale Affari Riservati. Insieme a Tonino si dedicò a una cronaca dettagliata dell'Operazione Via Appia. Ed è da questi brogliacci che ho attinto le mie informazioni.

Come funzionassero le strutture aggiornate non so. Debbo però alla compiacenza dei due riciclati alcune schede relative ai tempi nuovi. Le pubblico in appendice così come le ho avute."

 

 

 

Ed, in effetti, l' appendice contiene una dozzina di segnalazioni (chiaramente desunte dall'ascolto di conversazioni telefoniche) che vanno dal 1944 al 1955.

 

 

Dunque, tutto lascia intendere che il servizio di intercettazioni sia ripreso e sia stato applicato ai telefono della Presidenza della Repubblica, di quella del Consiglio, del Vaticano, dell'ambasciata americana ecc. Per la verità, il testo delle note è quasi certamente frutto della penna del sen. Andreotti, di cui si riconosce nitidamente lo stile, e, sicuramente, non di qualche anonimo estensore ministeriale, che non si sarebbe mai permesso le battute che vi leggiamo.

 

 

Dunque, tutto lascia intendere che si tratti di un'opera almeno parzialmente di fantasia - di un romanzo, appunto -. Un'ironia della Storia ha voluto che, fra le carte della "Campari", precedentemente custodite in un deposito sito proprio sulla via Appia, che dà il titolo all'opera andreottiana, rinvenissimo un appunto per il capo della Polizia del febbraio 1946 (All. 125), proveniente dal Servizio Speciale Riservato (la stessa dizione usata dal sen Andreotti per indicare la struttura dalla quale parte il servizio di intercettazione) che faceva capo alla Presidenza del Consiglio:

 

 

"Le minute delle intercettazioni eseguite negli anni 1940-1941-1942-1943 (fino al 25 luglio), ammontano a circa 120.000 conversazioni, sono custodite in uno scantinato del Ministero chiuso a chiave. Le minute relative al periodo luglio 1943—maggio 1944 (10.000 circa), sono custodite in un armadio degli uffici amministrativi del Ssr.

Una parte delle conversazioni relative a tale periodo è stata trattenuta dagli Alleati, che in un primo tempo la custodirono nei loro uffici di via Sicilia. Da giugno 1944 I'Ufficio non ha più funzionato."

 

 

 

E’ importante notare la data della lettera: 1 febbraio 1946, cioè due mesi dopo la costituzione del primo Governo De Gasperi, del quale l'on. Andreotti faceva parte in qualità di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

 

Dunque:

 

a) il servizio di intercettazione è esistito realmente

 

b) esso non si interruppe con l'arrivo dei tedeschi ma, in qualche modo proseguì sino all'arrivo degli Alleati

c) l'on Andreotti - con ogni ragionevole probabilità - ne ha appreso l'esistenza già nel 1946, nella sua veste di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dalla quale dipendeva il “Servizio Speciale Riservato” autore della lettera in questione.

 

 

Pertanto, questa nuova fatica letteraria del sen. Andreotti, più che un romanzo, sembra una scrupolosa cronaca, almeno per quanto attiene alla prima parte. Per quanto attiene alla seconda parte, la prosecuzione del servizio dopo il 1944, la lettera del "Servizio Speciale Riservato" lo escIude, mentre Andreotti la dà per scontata.

 

 

Questo ctu propende per la tesi del sen. Andreotti, per l'ovvia ragione che, se il servizio controllava anche i telefoni della Presidenza del Consiglio (come sembrerebbe dalI’appendice al libretto), è ovvio che lo stesso Servizio non poteva andare a raccontarlo alla stessa Presidenza del Consiglio (cui la lettera è indirizzata).

 

 

C’è poi una terza parte di cui neppure l'aureo libretto parla: se, cioè, il servizio di intercettazione sia poi proseguito oltre il 1955 (data dell'ultima nota riportata in appendice): ricordiamo, peraltro, che, sino al 1955, l'attività di intercettazione telefonica senza autorizzazione dell'Ag era di fatto tollerata, non essendo chiaro se andasse estesa ad essa la tutela del segreto epistolare.

 

 

Ma, nel 1956 la Corte Costituzionale sciolse la riserva, stabilendo che anche per gli ascolti telefonici era necessaria l'autorizzazione del magistrato. E dunque, si può dedurre che dopo quella sentenza l’indebita attività di ascolto del Ministero degli interni sia cessata, ma si potrebbe anche pensare altro.

 

 

Sarebbe interessante sapere che fine abbiano fatto le trascrizioni di quelle telefonate, a chi e per cosa siano, eventualmente servite.

 

 

L'opera del sen. Andreotti è un pregevole lavoro di storia, più che di letteratura, anche se frequentissimi sono gli errori: a p. 28 si dice che Acerbo, nel1943 era Ministro dell'Agricoltura (lo era stato sino al 1935, nel 1943 era Ministro delle Finanze), a p. 39 è riferita una frase del capo della Polizia Bocchini del 1943 (Bocchini è morto il 17 novembre 1940), a p. 47 si parla del segretario del Pnf Ettore Muti (lo era stato sino all'ottobre 1940, nel1943 il segretario era Carlo Scorza) errore ripetuto a p. 52 e a p. 56, mentre a p. 72 si parla del nuovo capo della Polizia “Clerici” (in realtà, Renzo Chierici), per limitarci ad alcuni esempi.

 

 

Spiace che tali sviste offuschino il valore dell'opera, ma, probabilmente, l'Autore aveva molta fretta e non ha avuto il tempo da dedicare all'accuratezza filologica del testo.

D’altronde, è noto che il sen. Andreotti non ha mai fatto della filologia.