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PROCURA DELLA REPUBBLICA DI BRESCIA

Il clandestinismo fascista e il bandito Salvatore Giuliano

 

RELAZIONE DI CONSULENZA 12

procedimento penale n. 91/97 mod. 21

Incarico del 15 settembre 1998

(Caserma Campari Polizia di Stato)

 

 il consulente tecnico dott. Aldo Sabino Giannuli  

 

 

Alcuni documenti relativi ai rapporti fra gruppi del clandestinismo fascista post-bellico e il bandito Salvatore Giuliano, ci sono parsi particolarmente interessanti, tanto da ritenere opportuno trattarli come capitolo a sè stante.

 

 

Più rilevante di tutti, ci appare l'appunto del25 giugno 1947 (All. 806):

 

 

“Il "Bandito Giuliano" vi è stato più volte segnalato anche e soprattutto in ordine ai suoi contatti con le formazioni clandestine di Roma. Vi fu precisato il luogo degli incontri coi capi del neo-fascismo (Bar sito a Via del Traforo all'angolo di via Rasella). Vi parlammo dei suoi viaggi Roma-Torino. Precisammo che capo effettivo della banda è presentemente il Tenente della G.n.r (Guardia Nazionale Repubblicana) Martina. già di stanza a Novara.

 

E'superfluo ricordarvi che la banda ha sempre provveduto al mantenimento di un proprio nucleo dislocato in Roma (punto di ritrovo: alla "Teti" e nel caffè con servizio esterno sito in Piazza S. Silvestro) e che il noto detentore della valigia di bombe proveniente da Bari per incarico del Partito Fusionista Italiano, certo Nicola, sfuggito all' epoca del lancio delle "bombe di carta" alla cattura per l'intempestiva pubblicazione relativa all' operazione di polizia in corso, altri non era che il pseudo "Dan", altrimenti detto "il sergente di ferro" che al Nord fu attivissimo collaboratore del Martina, intimo, fra l' altro, della Sanna Anna a Voi nota e di suo fratello Domenico.

 

La banda Giuliano è da ritenersi. fin dall'epoca delle nostre prime segnalazioni. a completa disposizione delle formazioni nere. Il nucleo Romano della Banda Giuliano era comandato fino a 15 giorni fa da certo "Franco" e da un maresciallo della G.n.r che si trovano attualmente a Cosenza.

 

Partirono da Roma improvvisamente, "per ordine superiore" e in Sicilia, dopo una breve permanenza a Napoli da dove hanno scritto al Fronte dando "ottime notizie sulla situazione locale" fanno ufficialmente l'atto di smaltire cartoline il cui importo è destinato ad opere di beneficenza.

 

Le loro lettere, a firma "Franco" vengono indirizzate a certa Signora Gatti, "zia" di Franco, madre della Sanna. Con la loro ultima annunciavano "cose grandi in vista e molto prossime". Richiedevano la presenza a Palermo di 8 uomini completamente sconosciuti in Sicilia, ma la richiesta non venne accolta. Da Cosenza la banda Giuliano, che ha ramificazioni in ogni centro della Calabria, della Sicilia e della Campania, inviò, la settimana scorsa, a Roma tal Libertini Sebastiano. Si presentò con documenti vari.

 

In alcuni risultava impiegato alle dipendenze della locale Direzione di Artiglieria; in altri Carabiniere.

 

Aveva l'incarico di far noto che "data l'imminenza dell'azione, la presenza a Cosenza di un esponente Nazionale era indispensabile. Non se ne fece nulla, anche perché il suo arrivo a Roma coincideva stranamente coi noti fermi degli appartenenti ai "F.a.r.".

 

Vi fu molto tempo fa parimenti segnalata l' attività clandestina neo-fascista del Console Riggio trapiantatosi a Palermo con lo pseudonimo di "Ing. Rizzuti" e reiteratamente - quella dell'avv. Ciarrapico, neo capo del partito fusionista in sostituzione di Piero Marengo, e del noto dott. Cappellato ex medico di Mussolini, agente provocatore n.1 in Sicilia, comandante del vecchio partito fascista democratico prima e delle Ff.Nn. dopo in seno alla sezione romana del partito fusionista.

 

Altra nostra segnalazione di alcuni mesi fa: al bandito Giuliano doveva essere demandato il compito di provvedere alla evasione di Borghese, relegato a Procida, perché soltanto l'ex capo della X Mas era ritenuto in grado di assumere militarmente il rango per l'influenza esercitata, di capo militare delle formazioni clandestine dell'isola.

 

Anche il colonnello Pollini e Spinetti Ottorino, già abitanti in Roma in via Castro Pretorio, 24 p. ultimo, sono stati pochi giorni prima dell'arresto del Pollini e dell'inizio dell'azione della banda in Sicilia e a Palermo per conto deIl’"E.n.c.l.a." diretta da Muratori.

 

Vale qui ricordare che Muratori ha sempre agito nel campo clandestino in funzione di agente provocatore. Egli ha avuto anche contatti e remunerazioni, da notizie assolutamente certe, dal Pci.

 

- II fronte anti bolscevico costituito recentemente a Palermo, al quale dette la sua incondizionata adesione l' on. Alfredo Misuri in proprio e quale capo del gruppo "Savoia" - Via Savoia, 86 (cap. Pietro Arnod, Principessa Bianca Pio di Savoia etc.), non è una sezione del fronte anticomunista a Voi nota.

 

Il Cipolla, che a Palermo dirigerebbe il fronte, è del tutto sconosciuto al "fronte unico anticomunista" di cui alle nostre reiterate segnalazioni confidenziali. Il fronte antibolscevico di Palermo è però collegato con Anna Maria Romani, ospite della Principessa Pio di Savoia, sedicente segretaria particolare di Misuri, cucita in tutto a filo doppio del noto colonnello Paradisi, detto anche Minelli (Piazza Tuscolo) ed è per i suoi "buoni uffici" che Misuri e i "camerati" del comitato anticomunista di Torino a Voi noto, appoggiarono e appoggiano il progetto "d'azione diretta" di cui il Paradisi, che si dice condannato a morte, è autore.

 

Il noto Padre Felice Hosman (Agostiniano), neo-nazi-fascista, lavora attivamente nell'ambiente in funzione di provocatore. Negli ambienti dei "Far", nuovo Comando Generale, si ammette che l’azione della banda Giuliano è in relazione con l'ordine testè impartito di "accelerare i tempi" . L' ordine, come Vi fu fatto noto, è stato esteso all"'Ecla" di Muratori e Venturi, i quali attingono danaro e disposizioni da un'unica fonte. Si preparano ad esso a Roma ed al Nord.

 

Non è il caso di sottovalutare questa ennesima segnalazione, in considerazione del fatto che, per la perfetta conoscenza dell' ambiente, quanto di solito vi viene segnalato si verifica poi a breve scadenza (anchel' affare dei "Far" vi era stato reiteratamente segnalato per la sua pericolosità).

 

Nel mese di Marzo, se ben si rammenta. fu segnalato che il Duca Spadafora, capo del gruppo commerciale e agrario del Sud, fu a Roma ed ebbe colloqui con rappresentanti del fronte clandestino. Chiese di poter versare un milione in conto, a condizione che si facesse in Sicilia "un lago di sangue". Mormini del fronte, avrebbe dovuto raggiungere in Sicilia la banda Giuliano a contatto anche colla mafia locale in parte a disposizione del suo gruppo. La proposta non fu accettata. Sembrò orribile: e anche il progettato blocco elettorale delle destre - dopo vari abboccamenti (?) Spadafora-Eusebio andò in fumo. Da allora, da notizie certe e sicure, Spadafora ha contatti diretti col Martina che finanzia direttamente e al quale impartisce disposizioni.

Elementi ricercati sono stati ammessi a far parte della banda. Proposte identiche a quelle avanzate dallo Spadafora pervengono in questi giorni insistentemente alle F.f.N.n e al fronte anticomunista da parte dell'avv. Tefanin di Padova.

 

Di quest'ultimo (anche lui pone come condizione il "lago di sangue") si sa soltanto che capita spesso a Roma e alloggia al Grande Albergo. A Roma, dopo l' azione della banda Giuliano, i più facinorosi - provocatori, seviziatori, delatori e incoscienti che, perduto l'impiego alla data del 25 luglio 1943 seguirono le così dette Autorità Fasciste al Nord unicamente a scopo di lucro - reperibili tutti tra i nulla facenti e gli sfaccendati dei bars (sic) dell'Esedra, al bar Carloni, al bar del Nord aIl’angolo del Viminale e in Galleria hanno ripreso fiato, cianciano di rivoluzione imminente e di atroci vendette da compiere.

 

Per es. l' anticomunismo di cui si ammanta il  “R.a.c" (Reparti anticomunisti) è puramente fittizio; non si tratta che di una organizzazione tipicamente fascista repubblichina cui da Muratori e Venturi è stato affidato il compito di impossessarsi dei locali della Direz. Gen. Di Polizia. Dato l' aggravarsi della situazione interna, una visíta a Milano, Verona, Torino, etc. di cui si hanno - come già comunicato - notizie certe di bande armate le quali già sono sul piano di guerra, sarebbe più che opportuna per attingere informazioni dirette sulle azioni di piazza minacciate. Vale a questo punto ricordare che è recentissima la nostra segnalazione relativa alla distribuzione di buoni per il prelevamento di mitra ad opera del gruppo Navarra - Viggiani - che la Questura non conosce - e di altre formazioni neofasciste (da non confondere con le organizzazioni anticomuniste “pure"), le quali attingono - si ripete - disposizioni e danaro da un'unica fonte.

 

 

Concludendo: anche per il grande interesse posto, sapete, dallo straniero alla nostra situazione interna - dalla Russia attraverso il Pci, come accertato, all' Argentina - interessi che si manifestano mediante notevoli finanziamenti a titolo di incoraggiamento, e l'ultimo destinato all"'EcIa" ha raggiunto i 4 milioni, occorre, a parere di chi vive negli ambienti segnalati, fare una cernita delle organizzazioni clandestine (numerose e di disparato colore e tendenza) - anche “Upa", la quale ospita elementi provenienti da tutti i settori, "Far" compresi - sulla carta dei programmi “veri" perseguiti e non di quelli sbandierati artificiosamente: per una sapiente operazione di polizia politica a carico di quelle il cui fine è di perdere, non di rifare l'Italia.

 

 

PS. - Ex Ufficiali della G.n.r militanti nelle formazioni di Roma sono stati comandati in questi giorni in prov. di Bari, dove, secondo informazioni di elementi responsabili, si vorrebbe tentare nuovi colpi di mano”.

 

 

 

Il documento è molto ricco e merita qualche commento. Sin qui erano emersi i rapporti di Salvatore Giuliano con l’area monarchica siciliana e con la Mafia, ma, per quanto a conoscenza di questo ctu, nulla era emerso sui suoi rapporti con il cIandestinismo fascista. Ovviamente non abbiamo modo di verificare quanto asserito dall'informatore (se non attraverso riscontri con altre note confidenziali dello stesso Sis, di cui diremo fra breve), possiamo, però, indicare qualche riscontro indiretto.

 

 

Effettivamente, la Sicilia, già dal 1943, fu uno dei punti di forza del cIandestinismo fascista nell'Italia occupata e i servizi speciali della Rsi vi inviarono più di una missione. Ad esempio, è storicamente accertato che la rivolta di Comiso contro la chiamata alle armi (17 novembre 1943) ebbe fra i suoi protagonisti Renzo Renzi, inviato dai servizi speciali della Rsi (FATICA p. 58).

 

 

Ricordiamo, peraltro, che la banda Giuliano si formò essenzialmente con sbandati e renitenti alla leva e che, fra essi, figuravano anche "giovani settentrionali", cui fece cenno Giovanni Genovese, a proposito dei sequestri di persona operati nel1946 (CASARRUBEA a p.28).

 

 

In secondo luogo, ricordiamo che, fra le figure più note di agenti speciali della Rsi, compariva anche "lo scugnizzo", un personaggio mai identificato che ha portato alcuni a sostenere che, in realtà, "lo scugnizzo" non sia mai esistito veramente e che fosse solo il frutto della propaganda repubblichina, dubbi in proposito li esprime anche Fatica (p. 101-2) -che, però, avanza anche l'ipotesi che esso possa identificarsi nel marchese Marino De Lieto - . Invece, nel citato rapporto sull’organizzazione Pucci - Del Massa (All. 202) leggiamo:

 

 

“ ... Gli ritornò il famoso scugnizzo da Palermo, il quale ebbe il premio di 500.000 lire per la missione svolta”

 

 

il che fa pensare:

 

a) che "Io scugnizzo" non fosse solo un personaggio leggendario, ma una persona in carne ed ossa

 

b) che esso avesse svolto una missione a Palermo per conto dei servizi della Rsi coordinata da Pucci e Del Massa

 

c) che la missione, a giudicare dall’entità del compenso, dovesse essere di notevole importanza.

 

 

 

Il documento che stiamo studiando, peraltro, contiene una serie di informazioni che, se opportunamente riscontrate, avrebbero notevole rilievo:

 

a) la banda di Giuliano, sin dal suo sorgere, sarebbe stata sotto l'influenza del clandestinismo fascista, al punto di avere, come suo comandante militare un esponente di esso come il Martina;

 

b) i contatti fra Giuliano e le organizzazioni illegali fasciste sono proseguiti anche dopo la guerra, sino a culminare nell’incarico affidatogli di organizzare l'evasione da Ponza di Borghese (del che – peraltro - non vi sarà poi bisogno perché una compiacente sentenza si incaricherà di far uscire il Principe dalla porta principale e nella massima tranquillità). Lascia molto perplessi, invece, l'idea che Borghese potesse accettare il comando dei banditi siciliani, perché la cosa sarebbe stata politicamente assai controproducente (il principe non era certo uno sconosciuto). Peraltro, le dichiarazioni di Tommaso Buscetta sui contatti di Borghese con la Mafia siciliana in occasione del suo tentato golpe del 1970, lasciano intendere che qualche rapporto precedente doveva pur esservi stato;

 

c) la richiesta avanzata da Spadafora al “fronte clandestino" (sembrerebbe che il riferimento sia ai Far, ma potrebbe anche essere riferito al Fronte antibolscevico) di "scavare un lago di sangue in Sicilia" è del marzo 1947: precede di un paio di mesi la strage di Portella della Ginestra e fa riferimento esplicito ad accordi da prendere con la Mafia; i fascisti avrebbero rifiutato la proposta, ritenendola orribile, ma essa sarebbe poi stata reiterata dal padovano Tefanin (che non sappiamo chi sia, ma ricordiamo che a Padova vi era la sede centrale del servizio segreto della Rsi), mentre Spadafora avrebbe mantenuto i contatti con il Martina.

 

 

Se tutto ciò fosse confermato, sorgerebbero molti interrogativi sulle reali dinamiche che portarono alla strage di Portella della Ginestra, un caso, ricordiamo, ancora oggi non del tutto risolto (e per nulla in riferimento ai mandanti). In particolare, non sfugge la concomitanza fra la strage in questione ed i tentativi di colpo di mano a Roma e di incidenti di frontiera in Friuli di cui si è già detto: si rafforzerebbe l'idea di una azione complessiva volta a premere su De Gasperi e la Dc per estromettere le sinistre dal governo e rompere l'intesa ciellenista. Lo stesso documento che stiamo esaminando attribuisce ai Far un giudizio che mette le azioni di Giuliano “ In relazione con l'ordine testé impartito di "accelerare i tempi"...”.

 

d) colpisce, infine, che la "primula rossa di Montelepre" andasse tranquillamente in giro ed usasse incontrare i suoi interlocutori sedendo in un bar di Roma, collocato all'angolo fra via del Traforo e via Rasella, cioè a meno di duecento metri dal Ministero degli Interni.

 

 

Proseguendo nel lavoro di riscontro del documento, notiamo che, sui contatti fra la banda Giuliano (nella persona del suo preteso comandante militare, Martina) e gruppi fascisti, riferisce anche l'appunto del 2 agosto 1947 (All. 132):

 

 

“Da Palermo viene segnalata la presenza in quella città di Selene Corbellini, ricercata già dalla banda Kok, detta anche "Lucia" e "Maria Teresa". E' giunta in Sicilia munita di lettere di vivo accredito dell'on. Misuri e del capitano Pietro Amod. La suddetta lavorerebbe in Sicilia per conto del Comitato Anticomunista di Torino, di cui si spaccia per rappresentante per l'Italia centrale e meridionale, che cerca collegamenti con le formazioni del Sud. Si tratta di un elemento pericoloso. Ai "camerati" di Palermo dichiarava appena giunta, di dover stabilire contatti diretti col noto Martina, capo della banda Giuliano.”

 

 

Si noti che la Corbellini avrebbe operato per conto del "Comitato anticomunista" di Torino e che proprio ad una organizzazione anticomunista torinese era riferito il piano per l’incidente di frontiera con gli jugoslavi.

 

 

Sul conto della Corbellini, riferisce anche una nota precedente, l'appunto 10 giugno 1947 (All.133)

 

 

“E'tornata dalla sua missione da Torino la Corbellini, che ha annunciato l'arrivo a Roma per domani o dopo di un certo Ghiro, il nr. 1 del Comitato anticomunista monarchico torinese. Ha visitato colà le sedi camuffate, i depositi di armi e il Comando Superiore dove si è tenuta una riunione ristretta di capi giunti da tutta Italia in presenza di due ufficiali americani. Quel Comitato ha provveduto alla installazione di una radio trasmittente ad onde cortissime per le comunicazioni con Roma. A Roma il Ghiro metterà un incaricato a contatto diretto col capo dei servizi segreti argentini per i funzionamenti ed il collegamento col Fronte.

Risulta a quel Comitato che i partigiani piemontesi rossi nonostante la calma apparente "già sono sul piede di guerra, hanno ordine da Roma di muoversi a tutti i costi, ma il centro dell'azione antigovernativa sarà a Roma" .”

 

 

 

La nota - se le apparenze non ci ingannano - dovrebbe essere di autore diverso da quello del lungo rapporto precedente sulla banda Giuliano: in questo caso l'informatore sembrerebbe risiedere a Roma ("E’ tornata dalla sua missione a Torino... ha preannunciato l'arrivo a Roma”) mentre, in quello precedente, l'estensore del rapporto sembrerebbe risiedere in Sicilia (come i frequenti riferimenti all'ambiente siciliano farebbero pensare).

 

 

I due documenti hanno alcuni punti di contatto, come il riferimento al ruolo dei servizi argentini nella vicenda. InoItre, non sfugga, il breve cenno alla partecipazione di due ufficiali americani ai traffici della Corbellini.

 

 

Concludiamo questo paragrafo con una nota del 26 giugno 1947 (All. 236) riguardante i Far che, si noti, coincide come tempi, sia con il rapporto sulla banda Giuliano che con il secondo documento riguardante la Corbellini:

 

 

“II Comando Generale dei Far ha ordinato, questa mattina, in conseguenza dell'operazione di Polizia in corso, di accelerare i tempi nel senso di anticipare l'azione di piazza per la conquista del potere. L' "Ecla" e le "Sam" procedono a pari passo, come tattica, metodo e programma con i Far. Le direttive sono identiche. I fondi, notevoli, provengono da un'unica fonte. L'ultimo stanziamento è stato interessante. La sola formazione Ecla ha incassato quattro milioni. La Polizia non ha fermato che alcuni degli elementi effettivamente responsabili, senza menomare i gangli vitali e capillari della organizzazione che ha carattere Nazionale. Da non sottovalutare lo spirito combattivo... Si pone molta attenzione alla reazione comunista alla vittoria di De Gasperi. Se vi saranno moti armati, i Far vi parteciperanno per diventare movimento risolutivo della situazione. Nonostante l'operazione di Polizia, i Far continuano a controllare tutte le formazioni clandestine. Anche "Upa" e gruppo Carabinieri, in seno ai quali elementi fidati lavorano sotto controllo agli effetti della realizzazione del Colpo di Stato. »

 

 

 

Questa nota suggerirebbe che.. nella metà del 1947.. i Far assumevano una centraIità nell'area del clandestinismo fascista che.. sino a poco prima.. era stata.. piuttosto del Pfd e delle Sam.

 

 

Notevole il riferimento al "gruppo Carabinieri" impegnati attivamente alla riuscita di un colpo di Stato.

 

 

Anche questa notasi riferisce al periodo cruciale del maggio-settembre 1947 e fa riferimento all'ipotesi di una reazione di piazza violenta del Pci alla estromissione dal governo (la "vittoria di De Gasperi" ) da cogliere come occasione per portare la crisi ad un punto di non ritorno e.. conseguentemente.. favorire l'inserimento delle forze di destra come "risolutive della situazione”.

 

 

A proposito delle turbolenze dei gruppi di destra e dei loro rapporti con apparati istituzionali.. utile è la lettura della lettera della Questura di Roma del 29 novembre 1947 (All. 286) e della nota confidenziale del 31 dicembre 1946 (All. 151) entrambe relative alla formazione del Macri (Movimento anticomunista repubblicano italiano) promossa dal generale Giuseppe Pièche, che, peraltro, abbiamo già incontrato come elemento centrale del servizio parallelo istituito dagli americani.

 

 

Notevole, nella nota del 3l dicembre 1946 l'ennesimo richiamo a contatti con la Massoneria di rito scozzese.