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PROCURA DELLA REPUBBLICA DI BRESCIA

I generali Roatta, Messe, Sorice, Guzzoni 

 

RELAZIONE DI CONSULENZA 12

procedimento penale n. 91/97 mod. 21

Incarico del 15 settembre 1998

(Caserma Campari Polizia di Stato)

 

il consulente tecnico dott. Aldo Sabino Giannuli  

 

 

Ancor prima della liberazione di Roma, le note del Sis segnalavano turbolenze fra i militari nel residuale regno del Sud. E'il caso dell'appunto del23 febbraio 1944 (All. 162): " Si parla confidenzialmente di un prossimo pronunciamento militare con a capo Messe. Personalità del 6° braccio politici (Gautieri; Villani; Zangara; Pentimalli; Del Tetto; Isgrò; Romagna etc.) hanno rapporti con la casta militare dell' esterno con la quale comunicano giornalmente. Il colpo di stato militare dovrebbe spazzare dal Governo i comunisti e i fautori delle leggi eccezionali.

 

 

Dette leggi - si afferma qui - finiranno col portare dinanzi al plotone di esecuzione il Re; il Luogotenente; Badoglio e quanti altri non si vorranno sottomettere ai voleri dei vari Togliatti e Sforza. Il colpo di Stato dovrebbe coincidere con l' arresto di alcuni membri del Governo. Le organizzazioni fasciste esterne hanno l' ordine di appoggiare l' eventuale azione della casta militare. Il colpo di stato mirerebbe a ridare ordine e tranquillità al Paese.

 

 

Se l'accordo in tal senso con la casta militare (o con personalità militari a contatto con i predetti) non dovesse o non potesse essere raggiunto, i politici organizzeranno, con l'appoggio di elementi esterni, la fuga mano armata, e questo dovrebbe coincidere con l'assalto simultaneo alle sedi sociaIcomuniste e del Partito d' Azione e la soppressione di Sforza, Togliatti e compagni."

 

 

Si noti che tali turbolenze seguono di pochissimo il congresso di Bari (10 gennaio 1944), a seguito del quale il re aveva dovuto riconoscere il ruolo e la funzione del Cln ed impegnarsi a nominare Luogotenente del Regno il figlio Umberto, non appena Roma fosse stata liberata.

 

 

Altre turbolenze militari si manifestarono, comprensibi1mente, con l'apertura del processo a Roatta che, rapidamente, si trasformò in un processo al Sim e, di riflesso, a buona parte degli alti comandi militari. La stessa fuga di Roatta non appare estranea a questo torbido clima, nel quale le attività provocatorie dell'"Unione Proletaria" di Umberto Salvarezza (strettamente controllata da ambienti massonici e monarchici) si fondevano con i tentativi di abbattere il governo Bonomi e di fermare il processo al Sim, appunto attraverso la fuga del suo principale imputato.

 

 

Leggiamo nell'appunto del 12 marzo 1945 (All. 164):

 

 

”... Salvarezza ha offerto, tramite Spallone, notizie a T. sulle organizzazioni informative del Conte Belli, del Tenente Stivens (Intell. Service) e del Capitano Blundo, in cambio della propria scarcerazione. Spallone l'ha fatto ricoverare in infermeria per parlargli e poi è stato dimesso.

Salvarezza si sarebbe buttato dalla parte di Togliatti. Salvarezza e compagni lasceranno il carcere tra breve. Arcadipane ha confidato di non essere egiziano ma tedesco. . . .... il generale Galizia doveva essere a conoscenza dei preparativi per la fuga di Roatta. Egli ebbe a dire il giorno precedente alla fuga; "domani Roatta fuggirà". Avemmo notizia dell' evasione di Roatta la sera stessa.”

 

 

Appare dunque naturale che l'Ail trovi nei vecchi generali del re il proprio referente privilegiato e, vice versa, che il mondo militare guardi all'Ail come alla sua naturale espressione politica.

 

 

Abbiamo visto che, nella vicenda dell'Ail, emerge una componente militare tutt' altro che irrilevante: le note già esaminate fanno cenno al ruolo di Musco - il capo del servizio militare dal 1945 al 1948, tornerà poi ad esserla fra il 1952 ed il 1955 -, all'adesione di ufficiali superiori dei carabinieri a Milano e di un colonnello dell'Esercito a Pavia, ma soprattutto, vi sono cenni ai generali Caffaratti, Zame, Grosso, Assanti come elementi sui quali Cesare Carnevale faceva conto - non sappiamo con quanta fondatezza~ e qualche ombra si allunga anche su personaggi della portata di Sorice e Cadorna.

 

 

Un successivo gruppo di note del Sis fornisce ulteriore materiale su questo aspetto. Una nota informativa del 6 ottobre 1946 (All. 152) riferiva che “si erano costituiti i gruppi – Messe-Guzzoni-Sorice per eventuali movimenti”.

 

 

Pur nella sua brevità, la nota era tutt'altro che da sottovalutare: Sorice era stato ministro della Guerra nel primo governo Badoglio, Guzzoni sottosegretario, Messe era stato Comandante della 10 Armata in Tunisia e, poi, Capo di Stato maggiore generale sino al 1945; dunque, alti ufficiali che, nell'ottobre del 1946 non erano più in posizioni apicali, ma che, comunque, potevano contare su una diffusissima rete di rapporti negli alti gradi dell'Esercito e su un certo ascendente (come dimostra il fatto che, nel 1948, la Dc ritenne di dover candidare Messe in un sicuro collegio elettorale delle Puglie e di rieleggerlo ancora neI 1953).

 

 

L’8 maggio 1947 (All. 290), giungeva una nuova segnalazione al Sis, probabilmente elaborata da una persona interna al mondo militare: leggiamo frasi come “in questi ultimi passati giorni mi era pervenuta notizia di azioni in grande stile... Ho ritenuto per ragioni professionali ed anche di carattere personale di assodare come realmente stavano le cose...”, inoltre, il testo rivela una notevole conoscenza del mondo militare, sin nei dettagli come le condizioni di salute della moglie di Messe.

 

 

Infine esso presenta caratteristiche di stile che tradiscono una mano più abituata al frustino da ufficiale che alla penna: l'autore scrive Generale, Maresciallo, Ufficiale ecc. sempre con  la maiuscola che usa anche per parlare di un "Capo” da dare alla massa; fa spreco di citazioni latine - "et similia", "Deus ex machina" - ma poi scrive "in questi ultimi giorni passati mi era pervenuta”, "non è la persona la più adatta" o, ineffabilmente, “fino alle midolla delle ossa" ignorando che quello delle ossa è il midollo, mentre la midolla è quella del pane.

 

 

Peraltro, l'autore è anche simpatetico con i presunti golpisti, dei quali condivide le intenzioni (“farIa una buona volta finita con i vari Togliatti, Nenni..." “Tutti vagheggiano la caduta del pericolo rosso ma...) ma dai quali si distingue perché ritiene irrealistico il progetto (“Questa è dunque la reale situazione delle cose, tutto il resto è parto di fantasia o quanto meno dolce aspirazione... ").

 

 

Queste due probabili caratteristiche dell'autore, l'essere ufficiale e l'aver simpatia per gli aspiranti golpisti, rende il documento ancora più interessante ed attendibile.

 

 

Il testo, dopo aver parlato del maturare dell'ipotesi di un colpo di Stato (" nel (sic ) quale non sarebbe stato estraneo lo stesso Capo provvisorio della Repubblica"), e dopo aver escluso che il personaggIo principale della trama potesse essere Messe, aggiunge:

 

 

“ ... il vero Deus ex machina in questo movimento anticomunista è il Generale Roatta il quale sta in Vaticano donde mantiene viví contatti con personalità civili e militari italiane ed estere, e più esattamente americane.

 

Il Generale Roatta ha tracciato un piano genialissimo ed azzardato nel tempo stesso. Per l'attuazione di detto piano occorrerebbero uomini di fegato, mezzi economici ed armi soprattutto. Gli americani che sono al corrente di tutto, in un primo momento avevano promesso mari e monti specie in materia di armamenti, ma poi si sono ritirati in buon ordine.

 

Da quanto mi risulta gli americani non appoggerebbero un movimento del genere; interverrebbero piuttosto ed in maniera risolutiva, qualora salissero al governo i comunisti o mettessero in atto le loro teorie. Un rovesciamento energico della presente situazione non troverebbe un valido appoggio nelle forze americane e neppure un aiuto indiretto di armi e munizioni come in un primo tempo si sperava. Questa dunque la reale situazione delle cose...”

 

 

Il cenno a Roatta lascia perplessi: vero è che il discusso generale, dopo la sua fuga dal Virgilio, rimase sicuramente a Roma (e forse in Vaticano) per qualche tempo, ma, all'epoca della nota, due anni e due mesi dopo la fuga, è poco probabile che non avesse già raggiunto la Spagna.

 

 

Il particolare, peraltro ha una importanza relativa, in quanto:

 

a) Roatta potrebbe aver lasciato a Roma qualche suo fiduciario attraverso il quale continuare a manovrare, 

 

b) l'informatore potrebbe aver ricevuto una notizia parzialmente inesatta (essere realmente Roatta il capo della cospirazione, ma non dal Vaticano, bensì dalla Spagna).

 

c) infine, potrebbe essere accaduto, in effetti, che Roatta sia restato a Roma così a lungo e, magari, aver deciso di andare in Spagna solo quando le speranze di un rovesciamento della situazione, attraverso un complotto politico-militare, erano definitivamente sfumate.

 

 

 

Questa ultima spiegazione potrebbe accordarsi anche con un problema lasciato insoluto in una precedente relazione: come si ricorderà, diversi documenti sostengono che Adalberto Titta era stato il pilota che aveva portato in Spagna Roatta, ma, avevamo osservato, la fuga di Roatta dal Virgilio avvenne quando ancora Titta era al nord, nell’aviazione della Rsi; inoltre, subito dopo la guerra, lo stesso Titta aveva scontato diciotto mesi di carcere per collaborazionismo. Se Roatta si fosse fermato a Roma così a lungo (oltre il maggio del 1947) i conti tornerebbero.

 

 

Sempre l'8 maggio del 1947 giungeva al Sis un'altra segnalazione fiduciaria (All. 293) che, quasi certamente, ha un diverso autore della precedente (lo stile è diverso, più sciolto, privo di citazioni latine, senza errori sulle concordanze o pleonasmi, scrive "Generale" e "Cappellano" con la maiuscola, ma usa la minuscola per "maggiore"; inoltre sembra essere diverso anche l'ambito di osservazione: in questo caso sembra si tratti di persona interna all'Uomo Qualunque, o ad un partito di destra, dunque, probabilmente un civile) nella quale leggiamo (il punto interrogativo indica le parole poco o per nulla leggibili):

 

 

" Il Generale Valletti (?) monarchico aderente al Fronte Unico antibolscevíco, è stato inviato da Messe del Direttivo Nazionale con l'incarico di sondare (?) il terreno per una intesa "esclusa la dittatura militare"e di far noto che (?) la riuscita del colpo di stato è possibile solo se si accorderà con ... (parola del tutto illeggibile ) e Gambara che hanno in mano le masse e le armi nelle caserme. Il Comm. Lodovico Festa, ex vice segretario dell'Uq, che in linea di massima ha aderito al Fronte di cui si sa che sarà chiamato a far parte del Direttorio Nazionale, dichiara di apportare la sua attività politica e militare. Pone all'esame i nomi di Roatta, ben visto dagli alleati, di Corbino se si renderà indipendente, e di Iacini, quali elementi da utilizzare prima della (?) conquista dello Stato. Propone al Direttorio la creazione dell' "Unione Nazionale del Lavoro" (?) in opposizione alla Cgil di cui ha rimesso il programma a stampa che accludo in copia.

 

Il maggiore Corso (?) del "Cic" [Counter Information Corp) aveva l'incarico di trattare riservatamente col movimento anticomunisti italiani. Non è stato ancora sostituito.... E' atteso a Roma l'Avv. Fontanin finanziatore del movimento.

 

Ha aderito al Fronte il Cappellano del Forte Boccea Don Vincenzo ... (parola ílleggibile ) Serpenti tel 487712 (?) il quale ha chiesto di poter conferire riservatamente con un Generale, possibilmente (?) Gambara “della Giunta militare segreta.”

 

 

 

Le due note coincidono in parte, perché entrambe segnalano, nello stesso tempo, un tentativo dì colpo di Stato, entrambe citano Messe e Roatta, ma, curiosamente, invertendone la posizione: per la prima Roatta è il "Deus ex machina” e Messe una figura di spalla, per la seconda Messe è, con Gambara, il protagonista, e Roatta è una persona da "utilizzare prima della conquista dello Stato" (una riprova che gli estensori sono diversi); inoltre, entrambe parlano di contatti con gli Alleati e confermano che Roatta riscuote il loro gradimento, ma, mentre la prima già annuncia il loro ritiro dal “putsch", la seconda è più generica.

 

 

In ogni caso, abbiamo due fonti diverse che segnalano turbolenze militari. Si osservi la data: di una settimana successiva alla strage di Portella della Ginestra, precede di solo cinque giorni la crisi del III governo De Gasperi che culminerà nell'esclusione di Pci e Psi da governo.

 

 

Della strage attuata dal bandito Giuliano diremo fra breve, qui notiamo che la crisi di governo era già nell'aria da qualche mese (in gennaio c'era stata la scissione di Palazzo Barberini e la costituzione dell'effimero III governo de Gasperi composto da Dc, Pci e Psi con la presenza del repubblicano Sforza agli Esteri) e, in aprile, si erano già manifestati forti dissensi fra i ministri democristiani e quelli socialisti.

 

 

La prima nota dice che gli americani, dopo "aver promesso mari e monti”, si erano ritirati. Questo fa sorgere il dubbio che l'effervescenza degli ambienti militari possa essere stata usata come arma di pressione su de Gasperi e la Dc per accelerare l'espulsione delle sinistre dal governo, una volta ottenute le assicurazioni volute, la minaccia sarebbe rientrata e, con essa, l'appoggio promesso agli aspiranti golpisti.

 

 

In spagnolo vi sono diversi termini per indicare il colpo di stato: "golpe" è quello pienamente riuscito, con costituzione di un governo militare, mentre l' "intentona" è una sorta di avvertimento, teso ad ottenere un determinato comportamento dall'autorità politica senza rovesciarla. Quello di Messe, più che un golpe, sembra un’intentona, infatti, la nota precisa che nei suoi piani è esclusa la "dittatura militare".

 

 

L'obbiettivo della pressione era, probabilmente, quello di ottenere finalmente la rottura del patto ciellenista e l'estromissione delle sinistre dal governo e, come vedremo, anche la strage di Portella della Ginestra, con ogni probabilità, non è estranea a queste dinamiche.

 

 

L'ostacolo da superare appariva alle destre, l'ambiguità di De Gasperi (al quale, peraltro, i monarchici, rimproveravano il "tradimento" referendario, quando aveva contribuito a schierare settori consistenti della Dc a favore della Repubblica).

 

 

Ricordiamo che anche il comandante della brigata democristiana Pietro Morosini (All. 244) si era espresso - nell' agosto dello stesso anno - in modo condizionato: l'atteggiamento verso De Gasperi sarebbe dipeso da quel che egli avrebbe fatto, se si fosse ricollegato alle sinistre, la lotta sarebbe stata rivolta anche contro di lui.

 

 

In realtà, il leader democristiano non era meno anticomunista dei suoi critici, ma, appariva reaIisticamente preoccupato dal rischio di una guerra civile. Politico troppo accorto e navigato (era già stato deputato al Parlamento austriaco prima del 1915), De Gasperi aveva ben chiaro che uno scontro armato con le sinistre non si sarebbe esaurito in qualche settimana ed avrebbe avuto conseguenze incalcolabili sia sul piano internazionale che su quello interno.

 

 

Sul piano internazionale, esisteva il rischio più lontano di un intervento russo e quello più vicino e concreto di rimettere in discussione il Trattato di Pace che, nella primavera del 1947, era ancora in via di ratifica.

 

 

Sul piano interno appariva sin troppo ovvio che - al di là dei costi umani - una guerra civile avrebbe definitivamente compromesso il tentativo di consolidare un regime democratico, conseguentemente avrebbe respinto l'Italia ai margini dell'Europa e del mondo occidentale (come stava accadendo alla Grecia) ed avrebbe sicuramente comportato un regime sotto tutela dei militari. E' intuitivo che una situazione di guerra civile, o anche solo di tensione permanente, causata da un Pci clandestino, avrebbe comportato misure di restrizione delle libertà civili e un notevole ruolo delle gerarchie militari e  poliziesche che avrebbe corrispondentemente ridotto lo spazio della classe politica.

 

 

Nella difesa dell'ordinamento costituzionale operata dal politico trentino si sommava sia la sua sostanziale fedeltà ai valori democratici (come vedremo, De Gasperi si oppose costantemente ad ogni proposta di mettere il Pci fuori legge), sia la volontà di egemonia del partito cristiano (per usare l'espressione di un fortunato saggio di Baget Bozzo) sullo Stato e sulla società. La Dc, come è noto, fu partito-Stato per diversi decenni, ma ciò non sarebbe stato possibile se avesse dovuto condividere il potere con i militari.

 

 

D'altra parte, sia i militari (Roatta, tanto per fare un nome) che molti esponenti civili dell'Ail, dell’Upa o delle altre organizzazioni anticomuniste (per non dire di una notevole parte dell'ufficialità alleata) erano affiliati alla Massoneria, quel che, ovviamente, provocava nel cattolico De Gasperi fiera repulsione.

 

 

E la presenza massonica era una costante delle varie operazioni di collegamento fra Casa Reale, gerarchie militari, mondo imprenditoriale, alleati e clandestinismo fascista.

 

 

La Massoneria, o meglio, di personaggi affiliati ad essa, con una spiccata prevalenza di quelli di "rito scozzese", compaiono mescolati a ciascuna delle componenti del blocco di destra, divenendone una sorta di collante.

 

 

Più avanti incontreremo diversi casi in cui massoni partecipano a trame di questo tipo, qui ci limitiamo a segnalare un esempio tratto dall'appunto del 14 marzo 1945 (All.163):

 

 

“ Avv. Guido Felli, da Rieti, squadrista, sciarpa littorio, marcia su Roma. Propagandista del '19 - fascista fervente – ora appartenente alle "nuove organizzazioni fasciste". Aiutato da suo fratello, Ezio Felli, squadrista, gerarca fino alla fine del fascismo.

L' organizzazione è vasta e fa capo a S. Silvestro ed anche alla sede della Massoneria, via della Mercede, ove si fa politica antinazionale. All' organizzazione appartengono molti massoni, ma capi sono i fratelli Felli ed il giornalista Carlo Veneziani, loro amico intimo.”