Procura della Repubblica di Brescia

RELAZIONE DI CONSULENZA 18

procedimento penale n. 91/97 mod. 21

Incarico del 22 marzo 1999

Archivio "I.S.R.M.O." (Istituto Milanese per la storia della resistenza e del movimento operaio)

 

il consulente tecnico dott. Aldo Sabino Giannuli

 

3) Corrado Bonfantini e le Brigate Matteotti

Per comprendere e illustrare i documenti che seguono, si impone una breve puntualizzazione storica sulle vicende del Psi durante la Resistenza. Durante il periodo fascista i partiti del movimento operaio in Italia si ridussero ad una mera presenza simbolica. Soprattutto il Psi, tormentato da continue scissioni e privo dell' appoggio organizzativo e finanziario che il Pd riceveva dall'Internazionale Comunista, si ridusse solo alla sua rappresentanza in esilio a Parigi. Verso la fine degli anni trenta, la tendenza iniziò ad invertirsi con la costituzione di un "centro interno" promosso da un gruppo di giovani socialisti animato da Rodolfo Morandi e Lelio Basso. Dopo poco, il “centro interno" si fuse con elementi provenienti dal Pd (Carlo Andreoni, Corrado Bonfantini) e dette vita al Movimento di Unità Proletaria che aveva come scopo non la ricostituzione del Psi, ma quella del “partito unico della classe operaia italiana", risultante dalla fusione di Pci, Psi e, in una certa misura, dei gruppi di Giustizia e Libertà (che, di lì a poco, assumerà la denominazione risorgimentale di Partito d'Azione).

 

 

In attesa di procedere a tale disegno, nel tardo 1942, il Mup si fuse con il Psi (o meglio, con la sua direzione distribuita fra la Francia occupata e la Svizzera) formando il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (Psiup, denominazione che verrà mantenuta sino al 1947, quando, a seguito della scissione di Palazzo Barberini, le frazioni anticomuniste si costituiranno come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani “Psli” e la maggioranza decise di riassumere la denominazione di Psi).

 

 

All’indomani dell'8 settembre, l'appena costituito Psiup era del tutto impreparato al precipitare degli eventi e, mentre i comunisti e gli azionisti organizzarono subito le proprie brigate partigiane (rispettivamente, le Brigate Garibaldi e quelle di Giustizia e Libertà), i socialisti si limitarono o a singoli gruppi locali, o a confluire nelle Brigate esistenti. Solo nella primavera del 1944, i socialisti organizzeranno una propria struttura militare, le Brigate Matteotti (che avranno punti di forza in Piemonte, Abruzzi, Veneto e significative presenze in Liguria e Lombardia, mentre in Friuli opereranno in stretto contatto con le formazioni di GI). Veniva costituita una Direzione per l’Italia occupata, affidata a Sandro Pertini, mentre la responsabilità per l'organizzazione militare veniva attribuita a Corrado Bonfantini, Filippo Carpi e Paolo Della Giusta. In particolare il piemontese Bonfantini si rivelò un ottimo organizzatore e, soprattutto grazie ai suoi sforzi, gli effettivi delle Brigate Matteotti, che nell'aprile del 1944, ammontavano a 3.200 uomini, crebbero sino alla cifra di 9.500 nei giorni precedenti all'insurrezione del 25 aprile.

 

 

Nel frattempo, nel campo della Repubblica Sodale, una parte dei gerarchi “in aspra lotta con l'ala più oltranzista” cercava di accreditare l’immagine di un fascismo repubblicano diverso da quello precedente del regime e, dunque, di articolare un minimo di pluralismo politico (o, piuttosto, una simulazione di esso) attraverso la costituzione autorizzata di altri partiti diversi dal Pfr (PARTITO FASCISTA REPUBBLICANO), e ciò allo scopo di convincere gli italiani del Nord che la contrapposizione non era fra fascisti ed antifascisti, ma fra italiani “tutti gli italiani, anche non fascisti” ed eserciti invasori.

 

 

In realtà, non si andò oltre timidi contatti, e l'operazione terminò con un totale insuccesso. Fra i vari “partiti fantasma” della Rsi, vi fu il Raggruppamento Socialista repubblicano, promosso da Carlo Silvestri, un vecchio militante socialista che, dopo essere stato confidente dell'Ovra durante il ventennio, era approdato a Salò fra i consiglieri dell'ultimo Mussolini (al tentativo di Silvestri partecipò anche Edmondo Cione).

 

 

Alla vigilia del crollo, fra il 18 ed il 24 aprile, Mussolini tentò di evitare la "resa senza condizioni" chiesta dal Cln (COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE) e di intavolare trattative per ottenere una "resa onorevole" (sostanzialmente, il riconoscimento della qualifica di prigionieri di guerra per i soldati dell'esercito repubblicano e delle Brigate Nere “con conseguente applicazione della Convenzione di Ginevra” e, dunque, la salvezza fisica per sè ed i propri seguaci).

 

 

Il tentativo più consistente e conosciuto fu quello tramite l'arcivescovo Ildelfonso Schuster, un'altro (rivelato dopo qualche tempo dal dirigente azionista Leo Valiani) passò proprio tramite Carlo Silvestri e consisteva nell'offerta di passare i poteri al Psi ed al Pd’A, in cambio delle consuete assicurazioni sull'applicazione della Convenzione di Ginevra.

 

 

Lombardi e Valiani, per il Pd'A, rifiutarono di differenziare l'atteggiamento del loro partito dal resto del CLN e respinsero immediatamente la proposta. Per il Psiup il no venne da Sandro Pertini, mentre Corrado Bonfantini, che manteneva rapporti personali buoni con Carlo Silvestri, mostrò una maggiore propensione ad accogliere l'offerta. Alla fine, il Psiup restò solidale con il resto del Cln, ma, di fatto le cose andarono in modo diverso.

 

 

Sin dall'estate del 1944, le Brigate Matteotti fecero la scelta di privilegiare la guerriglia in città “attraverso le "Squadre d'Azione Patriottica” rispetto a quella in montagna e, dunque, quando giunse il segnale dell’insurrezione, mentre il grosso delle brigate Garibaldi e di GL dovevano giungere in città, le Matteotti si trovavano già in forze sul posto. Pertanto, la maggior parte dei gerarchi fascisti, che scelsero di arrendersi, lo fecero consegnandosi ai matteottini ai quali, peraltro, si dovettero le prime retate e le prime occupazioni di edifici pubblici.

 

 

Ricordiamo incidentalmente, che i partigiani di Corradini furono quelli che fecero irruzione anche a "Radio Milano" (l'emittente della Rsi), dove, stando alle informative confidenziali dello Uarr [UFFICIO AFFARI RISERVATI] (relazione 9, All.688) arrestarono, fra gli altri, anche quel tal Garufi che ritroveremo “sempre in base alla stessa velina confidenziale” in una riunione dell'ala "dura" del "Noto servizio", in casa di Adalberto Titta. [L'Ufficio Affari Riservati risiedeva al Ministero dell'Interno, mentre il NOTO SERVIZIO era indipendente e rispondeva alla Presidenza del Consiglio, ma per lo più era una struttura totalmente clandestina; nota di G.M.)

 

 

E’ documentato che molti gerarchi vennero salvati dagli eccidi, che seguirono il25 aprile, proprio dalla scelta di consegnarsi ai socialisti; in particolare il capo dell'esercito di Salò, Rodolfo Graziani, si consegnò ai matteottini e venne salvato per l'intervento personale di Bonfantini.

 

 

Questa propensione di Bonfantini a favorire la “pacificazione" con i vinti della Rsi, trovò poi conferma nelle settimane seguenti, con il salvataggio di altri alti esponenti della Rsi.

 

 

Nel frattempo, nel Psiup si riproponeva il dilemma della unificazione con il Pci. Il primo congresso dopo la liberazione (autunno 1945) contrappose una mozione di maggioranza (Pertini, Basso, Lizzadri ecc.), forte di quasi il 75%, ad una minoranza composta dalla vecchia destra di Critica Sociale (Saragat, D'Aragona, Silone ecc.) e da alcuni giovani passati per l'esperienza del Mup (Bonfantini, Zagari, Vecchietti, Matteotti) che, di lì a poco dettero vita alla corrente di Iniziativa socialista, mentre il segretario del partito, Nenni, restava al di sopra dello scontro. Come è noto, la questione si ripropose nei due congressi successivi (aprile 1946 e gennaio 1947), sino a sfociare nella scissione di palazzo Barberini.

 

 

In questo quadro, vanno inseriti i documenti rivenuti presso l'Isrmo [Istituto per la storia della Resistenza e del Movimento Operaio) e che ci accingiamo a presentare.

 

 

Come abbiamo avuto modo di accennare, Bonfantini proveniva dalle fila comuniste e, per di più, aveva fatto parte di una formazione in forte odore di "sinistrismo trotzkjista" e, dunque, particolarmente invisa al Pci (il giornale clandestino del partito "La Nostra Lotta", titolò una volta il “trotzkjismo maschera sinistra della Gestapo"), pertanto è comprensibile che egli non godesse delle simpatie dei suoi ex compagni, da sempre poco indulgenti con i propri transfughi. Di tanto occorre tener conto nella lettura di questi documenti che rivelano un marcato pregiudizio negativo su Bonfantini.

 

 

Nel febbraio del 1946, il Pci sviluppava una particolare attenzione verso questo esponente socialista. Nei primi di quel mese, militanti comunisti della zona Venezia segnalavano alla polizia ausiliaria che in un appartamento in via Benedetto Marcello 6 si tenevano riunioni delle Squadre d'Azione Mussolini (nota del 9 febbraio 1946, All. 26).

 

 

Effettivamente, la polizia ausiliaria, giunta all'indirizzo segnalato, vi sorprendeva un ex gerarca, ma ricevendo una inaspettata sorpresa circa l'intestatario dell'appartamento (rapporto del 9 febbraio 1946 All.22 ):

 

 

"Come è noto il 7 corrente è stato arrestato, da parte della polizia ausiliaria, nell'abitazione dell'amica del compagno socialista Pertini, in via Benedetto Marcello 6, l'ex tenente della GNR Nunzio Luna che si nascondeva sotto il falso nome di Nino Rossi. Dai primi sommari interrogatori e dai documenti trovati in possesso del Luna risulta che egli ha potuto finora sottrarsi alla cattura grazie all'aiuto ed alla protezione di Corrado Bonfantini.

 

Della sua identità era al corrente anche il Pertini, oltre al Porrino, che tolleravano la sua presenza in casa propria. I verbali di interrogatorio e le copie fotostatiche dei documenti allegati parlano un linguaggio più chiaro di ogni commento. Si tenga solo presente che il Bonfantini è stato già più volte segnalato quale organizzatore di nuove brigate e in relazione con elementi reazionari più o meno equivoci.

 

Il Luna l'8 corrente è stato richiesto di urgenza dal Questore che ha avocato a sè il proseguimento delle indagini passando l'arrestato a San Vittore a sua disposizione...

 

Il generale Nunzio Luna non ha svolto opera a favore del Movimento di Liberazione e fa solo un debole cenno alla liberazione di partigiani di cui non ricorderebbe i nomi. E'invece intervenuto per far liberare Bonfantini in contrapposto alle dichiarazioni di questi che attribuisce la sua liberazione all'opera del gen. Nicchiarelli. Per contro il Luna risulta essere stato zelante realizzatore delle direttive della Rsi. Gli imputati gen. Mosca e magg. Ferdinando Bossi hanno sostenuto nei rispettivi processi di aver avuto le direttive e gli ordini da lui.

 

In questi ultimi tempi sembra che ìl Luna svolgesse attività a favore delle Sam, se si deve credere alle dichiarazioni di alcuni aderenti alle Sam stesse arrestati, che hanno indicato in Nino Rossi (pseudonimo del Luna) il finanziatore delle loro imprese. Nessun materiale a questo riguardo è stato però trovato presso di lui; ma la segnalazione al ten. Corti parlava di riunioni nella sua abitazione.

 

I documenti trovati nella camera occupata dal Luna stanno a dimostrare ch'egli svolgeva parte attiva nella distribuzione di fondi sulla destinazione dei quali egli, mentendo, asserisce di non sapere nulla.

 

Le sue relazioni con Bonfantini e Porrino, quest'ultimo pure socialista, appaiono in una luce quantomai equivoca. Quelle con Pertini gettano un'ombra anche su quest'uomo politico, che è però ritenuto in buona fede. Il possesso dei documenti di critica al Psiup del noto Carlo Silvestri, già informatore di Mussolini e di Senise, costituiscono un indizio della parte che può avere il Luna nell'influenzare la politica del Partito Socialista.

 

Corrado Bonfantini, per una serie di informazioni, risulta essere elemento molto equivoco, in relazioni con repubblichini più o meno mascherati e con industriali collaborazionisti sin dal periodo clandestino.

 

La sua attività come comandante militare delle brigate Matteotti non si è esaurita ancora adesso come appare dai documenti allegati. Da fonti certe ci risulta anzi che fa sforzi per ricostruire le formazioni militari e che in parte vi è già riuscito.

 

Nel campo politico la sua azione tende a scompaginare il partito Socialista; si dà da fare per approfondire i dissensi esistenti nel partito e si fa promotore di iniziative volte a portare il disorientamento nelle file non solo socialiste ma della sinistra. La più recente iniziativa è la ricomparsa di una concentrazione di sinistra (se ne era parlato già qualche mese fa) alla quale aderirebbero diversi socialisti, alcuni repubblicani e del PdA nonché il compagno avv. Aldisio.

 

... Porrino Biagio, Rèpaci Faldoni e altri sono evidentemente elementi associati alle stesse attività politiche provocatorie. »

 

 

 

Infatti, nella casa abitava Carla VoItolina, che in seguito sposerà Sandro Pertini. Luna, peraltro, dichiarò negli interrogatori che sia la Voltolina, sia Pertini erano a conoscenza della sua vera identità.

 

 

Abbiamo lungamente cercato il nome di Luna su tutte le pubblicazioni in nostro possesso, compresa la storia delle Ffaa della Rsi di Giorgio Pisanò, che comprende dettagliatissimi elenchi di ogni formazione delle Ffaa, della Gnr e delle Brigate Nere (per un totale di oltre 35.000 nomi), abbiamo anche consultato le pubblicazioni di Lazzero sulla X Mas (4.000 nomi sulle SS italiane) e sulle BN (quasi 10.000 nomi) ma senza alcun riscontro.

 

 

Pertanto, eravamo sul punto di concludere che forse il nome era sbagliato, o che la notizia fosse il frutto di chissà quale montatura, ma, proprio in uno degli ultimi tentativi, abbiamo trovato un riferimento a Luna nelle memorie dell'ex segretario particolare di Mussolini a Salò, Giovanni Dolfin (che riprendiamo da Renzo De Felice “Mussolini l'alleato" Einaudi, Torino 1997, pp. 453-4). Secondo Dolfin, già nei primi mesi della Rsi, il generale della GNR Nunzio Luna aveva indirizzato una lettera al duce, sostenendo che il fascismo era ormai inviso alla maggioranza degli italiani e che pertanto, pur dichiarandosi ancora convinto fascista, riteneva di dover consigliare la costituzione di un governo di unità nazionale, con rappresentanti di altre forze politiche.

 

 

Non è molto, ma è abbastanza per capire due cose:

 

 

a) Luna esisteva per davvero ed era un personaggio di qualche peso nella nomenklatura di Salò, se poteva permettersi il lusso di scrivere al duce, dando un consiglio così sgradito (Dolfin riferisce della reazione assai negativa di Mussolini)

 

b) Luna faceva parte di quell'ala dei gerarchi che puntava ad una intesa con le altre forze politiche, la stessa con la quale erano legati Silvestri e Cione. Ma, allora, come mai il suo nome non compare in tutte le altre opere e, soprattutto, nella pur ricchissima storia di Pisanò?

 

 

La spiegazione più logica è la seguente: le opere In questione “e soprattutto quella di Pisanò” sono dettagliatissime nel dare gli organigrammi di tutte le formazioni (comprese le “Fiamme Bianche" che erano l'equivalente salotino dei giovani avanguardisti), ma non contengono l'organigramma dei servizi segreti di Salò (Pisanò si limita ai servizi speciali come quello delle Volpi Argentate del cap. David).

 

 

E, pertanto, è forte il sospetto che Luna appartenesse proprio a quei servizi.

 

 

Nella vicenda veniva coinvolto anche Biagio Porrini, altro militante socialista legato a Bonfantini. Alla relazione interna al Pci del 9 febbraio 1946 (All. 26) venivano allegati:

 

 

" Copia fotografica di:

“ 3 dichiarazioni rilasciate dal Comando generale delle Brigate Matteotti a firma Bonfantini, a favore del Luna;

“ 1 lasciapassare del periodo repubblichino firmato dal Luna a favore di Porrino Biagio;

“ 1 ricevuta di lire 100.000 per conto di Bonfantini, firmata da Corrado Rèpaci

“ 1 lettera di Corrado (non si specifica se Bonfantini o Rèpaci ) a Biagio (Porrini) con la quale si chiede di consegnare ad Alì L.100.000;

“ 2 matrici di libretto di assegni l'una per 500.000 l'altra per 300.000, assegni staccati dal Luna al Bonfantini;

“ 3 relazioni di Carlo Silvestri sulla politica del Psiup. Tutto questo materiale fu trovato nella camera occupata dal Luna.»

 

 

Poco chiaro appare il riferimento al beneficiario delle 100.000 lire, tale AD, ci sovviene, tuttavia, che nell'elenco dei confidenti dell'Ovra pubblicato dalla "Gazzetta Ufficiale” del 2 luglio 1946, compariva anche un certo Giuseppe AD, commerciante, domiciliato a Milano, e ci chiediamo se non si tratti della stessa persona.

 

 

Peraltro, il movimento di denaro era ben più consistente della cifra che sarebbe dovuta andare ad AD: considerato il valore della moneta nel 1946,si parla di una cifra complessiva equivalente a circa 50-60 milioni attuali: un cifra non enorme, ma pur sempre consistente (soprattutto ove si tengano presenti le condizioni di particolare povertà dell'Italia dell'immediato dopoguerra).

 

 

L'episodio appare già abbastanza sconcertante, ma lo diviene ancor più, stando ai documenti di parte comunista, per il suo seguito:

 

"Appena venuti a conoscenza dell'arresto i compagni socialisti Mazzola, Greppi, Faravelli, D'Aragona si precipitarono alla polizia per rendersi conto dello stato delle cose. Nenni che in quei giorni era a Milano, fu pure informato della faccenda: egli prima di partire diede disposizioni perché l'inchiesta fosse continuata. Come risultato di questi interventi, la sera dell'8 corrente, il questore avocava a sè il proseguimento delle indagini e ordinava il trasferimento dell'arrestato al Carcere di San Vittore. Precedentemente il predetto, su ordine del ministro dell'interno Romita, aveva invitato il ten. Corti a dare spiegazioni sull'arresto del Luna." (All. 26)

 

 

Altri particolari li abbiamo da un’altra nota interna ai PCI, senza data, ma probabilmente dei primi di marzo (All. 27):

 

".. il fatto che avrebbe dovuto far mettere sono inchiesta il Corti è il seguente: circa un mese fa fu arrestato dal brigadiere Paolino un certo generale Luna che dimorava in via Benedetto Marcello. Detto Generale era il finanziatore delle Sam e ne curava l'organizzazione; furono sequestrati vari documenti, ma per ragioni che in seguito comprenderete, non se ne fece parola.

Detti documenti consistevano in quattro assegni di L. 70.000 cadauno firmato (incredibile a dirsi) da Corrado Bonfantini del Psiup. Vi erano poi dei documenti riguardanti le Brigate Matteotti.

Furono tutti consegnati al Questore per condurre l'istruttoria a carico del generale, ma tutti questi documenti sono misteriosamente scomparsi e il questore non se ne preoccupa, ma anzi tenta di mettere il tenente sotto inchiesta perché ha proceduto all'arresto del generale e alla perquisizione dell’appartamento senza il permesso del Questore.

Dov'è l'autonomia? Che rapporti c'erano fra il Bonfantini ed il Generale? Chi ci ha spedito a Milano un questore reazionario? "

 

 

Il questore, probabilmente, reazionario non era, ma, comprensibilmente, doveva qualche riguardo a personaggi appartenenti allo stesso partito del suo ministro.

 

 

Non sappiamo che sviluppi abbia avuto l'inchiesta su Luna, se abbia subìto qualche processo o meno, se sia emerso un suo rapporto con le Sam, e tantomeno che fine abbiano fatto le carte trovate in casa a Luna, tuttavia, notiamo che, nel pur eccellente rapporto sulle Sam del maggiore Paolo Scriccia all'Ag. milanese (rapporto del Ros del 31 agosto 1995, n.1679/7 di prot. “p”, al G.i. dott. Antonio Lombardi) non compare alcun cenno nè alla vicenda nè al nome di Nunzio Luna.

 

 

Considerato che il rapporto del maggiore Scriccia è stato redatto sulla base dei documenti custoditi presso l'Archivio Centrale dello Stato, siamo indotti a supporre che la questione sia stata accomodata in modo, per così dire, non traumatico.

 

 

Comunque, l'episodio destò l'attenzione del Pci nei confronti di Bonfantini e le note ci forniscono qualche dato in più anche sul passato dell'esponente socialista:

 

"Corrado Bonfantini risulta essere un elemento molto equivoco, è in relazione con i repubblichini e con industriali collaborazionisti che lo finanzierebbero...Le riviste "Società Nuova" (Mario Bonfantini), "Iniziativa Socialista" (direttore Zicardi), "Arte e Spettacolo" (Aldo Vigorelli), "Vento del Nord" (Ferreri) sono tutte dirette praticamente e sovvenzionate dai Bonfantini, i quali spendono circa 5 milioni al mese. I fondi li prendono dai fascisti e dai capitalisti.

Corrado Bonfantini è in relazione con Fulvio Zocchi “via Orazio 4 “ Milano, che con Cione fu organizzatore del famigerato Raggruppamento Repubblicano Socialista. Ora propagandista dell'Uomo Qualunque e del Movimento Tricolore. Lo Zocchi mantiene strette relazioni con personalità industriali e finanziarie, in particolare con il comm. Bassi Ernesto consigliere delegato della Centrale del Latte. II Bassi aveva a suo tempo finanziato il gruppo Cione...

Nel periodo clandestino il Bonfantini fu arrestato e liberato per intervento anche del comm. Achille Invernizzi, presidente della Galbani." (All. 26)

 

 

Ancora (All. 28):

 

« Il B. (Bonfantini) quando fu arrestato in periodo repubblicano fu salvato oltre che dalla Muti anche da Achille Invernizzi. Benedetti, l'ex direttore dell'Ambrosiano ha dichiarato a Benassi di aver tenuto il B. (Bonfantini) per dieci anni alla redazione del giornale da lui diretto, stipendiandolo lautissimamente e di essere stato da lui liberato dal carcere. Infatti due giorni dopo l'arresto di Benedetti, dopo la Liberazione, Bonfantini intervenne e lo fece scarcerare perché impaurito dalle minacce di quello di parlare... »

 

 

Di Bonfantini inoltre, si segnalano anche i rapporti con la Banca Bellinzaghi (All. 33).

 

 

In una delle note precedenti (All. 22) abbiamo colto un cenno alle iniziative di Bonfantini volte a tenere in vita le Brigate Matteotti anche dopo la fine della guerra, più esplicita è la nota dell'aprile 1946 (All. 34):

 

« Il giorno 8 aprile 1946 si è tenuto a palazzo Litta una riunione di ex comandanti delle formazioni Matteotti presenti anche rappresentanti delle Matteotti delle varie regioni ( Veneto, Venezia Giulia, Piemonte, Brescia ecc.). Come ordine del giorno in discussione era una mozione che le formazioni avrebbero dovuto presentare a Firenze al Congresso Nazionale quale pensiero delle stesse nei confronti del partito....

Ha chiesto la parola il rappresentante delle formazioni Matteotti della Venezia Giulia il quale, con una viva orazione di forbita retorica, ha sottolineato il "grido di dolore" che ci viene dalle popolazioni della Venezia (Giulia) che gemono sotto il tallone di ferro del Maresciallo Tito, il quale, peraltro, avrebbe già iniziato, nonostante la presenza di truppe alleate, ..., il passaggio del Tagliamento e dell'Isonzo. Tutti o quasi i presenti alla richiesta dell'oratore di appoggio materiale sul terreno dell'azione, hanno con lui concordato prendendo in un certo senso formale impegno in proposito, numerose però le discordanze in quantochè se la grande maggioranza è per l'aiuto morale la grande minoranza è per l'aiuto materiale sul terreno dell'azione.

A chiusura della riunione Corrado Bonfantini prometteva di portare in seno al congresso di Firenze il pensiero delle formazioni, nel senso che le stesse in ogni momento si considerano guardia armata del partito per movimenti reazionari e pertanto intendevano far sentire il proprio peso nella questione Giuliana. »

 

 

 

Il documento ha passi affatto chiari, soprattutto per la strana lingua in cui è scritto (cosa è la "grande minoranza”?: una minoranza cospicua, o un piccolo gruppo che si contrappone alla “grande maggioranza"? Inoltre, poco prima era parso di capire che tutti gli intervenuti fossero d'accordo con l'aiuto materiale sul piano dell'azione", mentre dopo si afferma che la "grande maggioranza " era solo per l'aiuto morale) ma si capisce bene che:

 

a) gli ex comandanti delle formazioni Matteotti continuavano, nel tardo 1946, a riunirsi sotto la direzione di Bonfantini (e fin qui, nulla di diverso rispetto a quanto facevano i garibaldini, i giellisti o le democristiane Brigate del Popolo)

 

b) che discutevano se fornire il loro "aiuto materiale sul piano dell'azione", considerando che, nello stesso periodo, venivano organizzati i gruppi tricoloristi, la divisione Gorizia e gli altri gruppi che sfoceranno nell'organizzazione "O" (antesignana di Gladio) e che tali gruppi svolgevano azione terroristica nei confronti delle popolazioni slovene (come ritorsione contro il terrorismo degli jugoslavi contro gli italiani), non occorre molta fantasia per comprendere il senso dell' "aiuto concreto sul piano dell’azione".

 

 

Ancor più interessante è un appunto successivo (che, deduciamo dal testo, risale al 22 novembre 1946) All.37 :

 

“ C. so Matteotti 11 = Riunione di elementi direttivi del mrp. Libertari dell'Internazionale.”

Presenti Valeri, Andreoni, Mario, Petro Paoli, Michele Concordia ed altre quattro persone sui 50 anni, Marco (Vigorelli) presente si è allontanato all'inizio della seduta, per lavori inerenti al Mrp (le ultime parole sono aggiunte a mano) Andreoni riferisce circa un processo, avvenuto a Varese giorni fa, a carico di elementi del Mrp, per detenzione di armi. Afferma di essere in possesso di una dichiarazione di un comunista (di dove?) nella quale costui dichiara di aver ricevuto tali armi da membri del Pci col preciso compito di consegnarle a membri del Mrp e provocame poi l'arresto (questo si riferisce al processo di Varese).

Dice di essere a conoscenza, a mezzo del suo Ufficio di Informazioni come nel Mrp operino alcuni agenti provocatori comunisti. Inoltre ha ripreso le discussioni con Corrado Bonfantini (e si incontrerà ancora con lui stasera 22 novembre) ed ai primi di dicembre con lo stesso Bonfantini si recherà a Roma, dove esiste un forte gruppo socialista che intende aderire al Mrp in funzione anticomunista.

Prevede così che le altre forze di destra, liberali, monarchici, Uomo Qualunque e democristiani, notata la funzione politica e militare del Mrp, si associno ad esso onde rafforzare la compagine militare da opporre alle Brigate partigiane comuniste.

In tale senso gli alleati sarebbero propensi a fornire loro anche armi (non si è potuto capire se questa frase esprima una speranza, oppure si basi su qualche dato di fatto.)...»

 

 

Alla fine del testo, si legge questa annotazione a mano;

 

« Mi è risultato e lo saprai, già dall'anno scorso a 1/2 del tenente Corti della Polizia tecnica (in via Varesina e composta quasi tutta di compagni) che il Sandro Pertini (il nome è scritto al di sopra di "Corrado Bonfantini" cancellato con due linee ) aveva nascosto in casa sua il generale luna delle Brigate Nere, ed in casa di Corrado Bonfantini vennero trovati documenti che comprovavano come l'ex comandante delle brigate matteottine avesse appoggiato la liberazione dal carcere di numerosi gerarchi fascisti. Ciò venne passato sott'acqua per non mettere in cattiva luce i socialisti. »

 

 

Notiamo di sfuggita che la supposizione che avanzavamo poco prima sull' “accomodamento” del caso Luna trova qualche conferma in questi documenti ("ciò venne passato sott’acqua per non mettere in cattiva luce i socialisti”). Si noterà che, nonostante il nome di Bonfantini sia appena accennato nell'informativa (che ha come suo personaggio principale Andreoni), l'attenzione di chi legge e chiosa la nota va proprio al comandante delle Matteotti (e, infatti, il documento è stato rinvenuto nella cartella a lui dedicata).

 

 

L’attivismo di Bonfantini è ulteriormente confermato da questo appunto a firma "Mir." probabilmente risalente alla seconda metà del 1946:

 

« I fratelli Bonfantini fanno parte del movimento di reazione contro la direzione del Partito Socialista. Si riuniscono tutti i giovedì in via Cavallotti 5, studio del rag.Marzola; alle riunioni assiste Zagari, dell'ex direzione del partito socialista, venuto espressamente da Roma.

Col pretesto di fare la forca a Basso e a tutta la sua cricca, hanno fatto una questione di indirizzo politico, proponendosi prima di tutto:

1) il cambiamento radicale della direzione del partito

2) la pubblicazione di un manifesto, il quale precisi le direttive politiche del partito, nel senso di uno spostamento in una posizione di centro per convogliare in essa tutte le forze sinceramente democratiche".

Giustamente l 'on. Agostini che era presente all'adunanza di giovedì scorso (dell'altra settimana) obiettò che precisare oggi le direttive del partito e fame uno strumento che attiri nella propria orbita le classi medie, significherebbe implicitamente allontanare il partito dall'azione delle masse e rompere implicitamente e tacitamente il patto d'unione con i comunisti. D'accordo con Agostini sappiamo che erano altri compagni... che erano intervenuti alla riunione... nell'intento di distruggere la soprastruttura empirica e dittatoriale che si è venuta formando a Milano per opera del Basso...il guaio più serio è che a questa adunanza era presente tutto l'elemento sano del partito che da più mesi lavora per un'opera di ricostruzione a base veramente democratica e non dittatoriale quale l'ha creata il Basso, elemento anzi malvisto dalla parte migliore del partito e che ha immesso nei posti di responsabilità le sue creature bacate come lui; e questi elementi sani del partito mostrano disgraziatamente di essere d'accordo con la proposta fatta da Bonfantini e Zagari. In realtà ci troviamo di fronte a un movimento di insurrezione contro la direzione del partito…..sfruttando l'unanime desiderio che è in tutti di liberarsi del Basso e della sua consorteria...

Note: Pertini è oggi contro Basso, nonostante che ne sia stato il suo sostenitore e lo abbia riammesso nel partito: è oggi apertamente contro di lui; ma prima di lasciare Milano, e di andarsene a Roma, ha dichiarato al partito di non poter fare niente contro il Basso, pur confessando di aver riconosciuto chi egli sia”.

 

 

Dunque, Bonfantini si muoveva su due piani: quello della azione politica aperta “organizzando la corrente di Iniziativa Socialista e, con essa, la scissione di Palazzo Barberini” e quello meno scoperta dell'azione paramilitare, tenendo raccolte le vecchie formazioni Matteotti.

 

 

Successivamente, Bonfantini fu fra i fautori della sinistra del Psdi e, nel 1959 promosse, insieme ad altri quattro parlamentari, la costituzione del Movimento per l'Unità Socialista (Muis), gruppo che distaccatosi dal PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano) rientrò nel P.S.I. (Partito Socialista Italiano).

 

 

(Siamo più o meno, nel periodo in cui, secondo “Dario” [agente del “Noto Servizio”] anche Battaini entrò nel PSI per rafforzare l’orientamento filo occidentale che andava affermandosi in quel partito).

 

 

Nei primi anni sessanta, il nome del prestigioso leader delle Brigate Matteotti comparve fra quello degli amministratori del Centro Mondialc Commerciale-Permindex, la società commerciale diretta da Clay Shaw e della quale sono - almeno parzialmente - noti i rapporti con i servizi di sicurezza statunitensi.

 

 

Quanto alle formazioni Matteotti ci ritorna in mente un documento del 1969, dello Uarr, a suo tempo allegato alla prima relazione di perizia di questo consulente al G.i. dott. Guido Salvini. In esso si legge:

 
«... Infìne per dare una veste più combattiva al Psu, sarebbe stato organizzato in Milano un gruppo di azione anticomunista che raccoglierebbe attualmente un'ottantina di aderenti al Psu, della corrente tanassiana, provenienti dalle formazioni partigiane "Matteotti", dai reduci dai campi di concentramento e dagli ex appartenenti aI "Maquis" francesi. Costoro dovrebbero intervenire attivamente in piazza in caso di disordini ... Loro capo sarebbe tale Tino Imeri, abitante a Milano... ex combattente dei "Maquis" ed ex deportato politico » (All. 292 alla prima relazione).