OLTRE AI FATTI VIENE ALLA LUCE ANCHE LA STRUTTURA GERARCHICA

 

 

 

Confessione di Santacaterina Aldo

 

E' il verbale che ricostruisce con completezza di dettagli la vicenda e che toglie il velo sullo "spontaneismo" dell'organizzazione e sul ruolo di comando di "Teppa". Ed è anche una prima dichiarazione di "pentimento" e di consapevolezza degna di essere considerata.

 

 

 

 

Exhibit No.10

Il giorno 19 Agosto 1945, alle ore 11, alla caserma del 57° rgt. Fanteria.

 

 

 

Davanti a noi John Valentino, agente investigativo della 5^ Armata americana è presente SANTACATERINA Aldo (“Quirino”: nome di battaglia) fu Cirillo e di Bortolotto Teresa, nato a Torrebelvicino il giorno 18 Maggio 1924, residente a Schio, in Via Rovereto N. 9, il quale, opportunamente interrogato risponde:

 

Appartenevo alla brigata “Martiri di Valleogra” – battaglione “Ramina Bedin” quale partigiano di montagna e la mia brigata operava sui monti circostanti Schio.

 

Dopo la liberazione di Schio la brigata venne sciolta e con parecchi elementi della stessa venne formato un corpo di polizia che faceva servizio a Schio.

 

Io montavo di guardia alla caserma “Cella”; in seguito passai alla caserma delle scuole Marconi sempre per disimpegnare servizio di guardia.

 

Il comandante del corpo di polizia era “Samuele” (nome di battaglia), il vice comandante era “Attila” (nome di battaglia).

 

Canova era capo dell’ufficio investigativo, ma poi venne sostituito da “Piva” al suo ritorno dal Piemonte ove si era recato per servizio.

 

Il Piva tre o quattro giorni prima del massacro riunì al comando del Btg. Ramina Bedin circa una dozzina di elementi a lui fidati, tra i quali mi trovavo pure io.

 

Con lui c’era pure “Nello” Pegoraro.

 

Egli ci fece un discorso di pochi minuti in cui ci espresse il suo disappunto per non aver reagito nel dovuto modo contro i fascisti traditori che tanto male avevano causato alla popolazione e a noi partigiani e ci incitava a commettere il massacro che poi avvenne il giorno 6 di luglio.

 

Noi conoscevamo Piva da parecchio tempo.

 

Egli era nostro comandante partigiano sulle montagne e avevamo molta fiducia in lui e ubbidivamo sempre ciecamente agli ordini che lui ci impartiva.

 

“Teppa” era l’uomo che maggiormente era affezionato a “Piva” e fu appunto in quel giorno che il “Piva” gli chiese di mettersi a capo della squadra composta di 12 uomini e di andare alle carceri mandamentali di Schio per uccidere i fascisti che ivi si trovavano imprigionati.

 

Nello ci disse pure lui le stesse cose. Alla riunione ci venne dato l’appuntamento per la sera del giorno due, ma poi quella sera venne un po’ tardi e il massacro venne rimandato di giorno in giorno fino al giorno 6 luglio 1945.

 

Il giorno 6 luglio 1945, al mattino, trovai “Teppa” il quale mi disse che quella sera stessa mi dovevo trovare verso le ore 21,30 alla Valletta dei Frati, armato e col necessario per mascherarsi.

 

Arrivai puntuale all’appuntamento armato di un mitra che avevo in dotazione.

 

Quando arrivai alla Valletta altri partigiani erano già arrivati. Dopo circa mezz’ora partii dalla Valletta con altri tre compagni e mi diressi alle carceri mandamentali di Schio passando dalla strada principale, davanti all’ospedale.

 

Non ci fermammo in nessun posto ed entrammo direttamente nel cortile delle carceri verso le ore 22,30.

 

Vidi due miei compagni che erano già di guardia alla porta del carcere, altri tre o quattro erano al centro del cortile, uno era sulla porta di casa del secondino delle prigioni che faceva la guardia alle famiglie di Pezzin e del secondino. Alcuni poi si trovavano nell’ufficio delle prigioni.

 

Li riconobbi tutti e i loro nomi di battaglia sono i seguenti: “Teppa” – “Guastatore” – “Treno” – “R.T.” – “Brocchetta” – “Tenace” – “Terribile” – “Morvan” – “Sita” – “Igli” (Lido) – “Gandi”.

 

Assicuro che non mi sbaglio con altri elementi dato che conosco tutti costoro da molto tempo.

 

Prima di arrivare alle carceri mi mascherai col fazzoletto che avevo al collo. Ero vestito come gli altri giorni e per copricapo avevo un berretto della polizia.

 

Gli organizzatori del massacro non erano presenti alle prigioni.

 

Essi sono, come ho detto più sopra: “Piva” e “Nello” (Pegoraro).

 

Per circa un’ora rimanemmo nelle carceri a discutere sul da farsi.

 

“Teppa”, “R.T.” e qualche altro entrarono una prima volta nell’ufficio delle carceri accompagnati da Pezzin per prendere i nomi dei fascisti responsabili di misfatti.

 

Ma Pezzin non dava soddisfazione a “Teppa” e gli diceva di non sapere chi fossero i veri responsabili, cosicchè questa prima volta nulla venne concluso tanto è vero che “Teppa” decise di uccidere tutti coloro che erano nelle carceri.

 

Ma “R.T.” ed io non eravamo d’accordo e discutemmo a lungo con lui, tanto che poi si convinse ad entrare una seconda volta in ufficio per farsi dare da Pezzin i nomi dei prigionieri politici meno responsabili e i nomi dei prigionieri comuni.

 

Questa seconda volta “Teppa”, aiutato da Pezzin, fece una lista dei prigionieri comuni e prese alcuni nomi di prigionieri politici che si dovevano escludere dal massacro.

 

Ma ancora “R.T.” ed io non eravamo d’accordo con “Teppa” specialmente per la sua intenzione di uccidere le donne, cosa che noi reputavamo un grande delitto, cosicchè ci separammo e ci mettemmo sulla porta del carcere lasciando a “Teppa” l’iniziativa di fare ciò che voleva.

 

Egli ci disse che gli ordini sono ordini e che quindi bisognava eseguirli scrupolosamente.

 

Inoltre egli diceva che tutti erano colpevoli di qualche reato e quindi non bisognava avere compassione per nessuno.

 

Vidi “Teppa” separare i prigionieri comuni da quelli politici, aiutato dai compagni.

 

Vidi poi “Teppa” che saliva con alcuni compagni al piano superiore delle carceri, mentre altri rimasero a basso.

 

Verso le 24,15 iniziò la sparatoria che a mio parere durò per circa 2 o 3 minuti. Né io, né “R.T.” però partecipammo alla sparatoria trovandoci in quel momento, come dissi più sopra, alla porta delle carceri.

 

Avevo con me, oltre al mitra, 2 caricatori, ma non sparai neppure un colpo.

 

Rimasi con “R.T.” sulla porta delle carceri fino al termine della sparatoria e poi lasciai le carceri mandamentali uno fra i primi e mi diressi con tre o quattro miei compagni alla Valletta, ove ci separammo e ognuno andò per la sua strada.

 

Io me ne andai a casa e portai con me il mitra e i caricatori che portai poi il giorno dopo alla caserma “Cella” e ivi lo lasciai perché era rotto.

 

Ad analoga richiesta risponde: La sera del giorno 6 luglio lasciai la Valletta per dirigermi alle carceri uno fra gli ultimi. Con me erano “Treno” e “R.T,” (o Gandi). Il nostro fu l’ultimo gruppo che partì dalla Valletta.

 

Ad analoga richiesta risponde: Nei giorni precedenti il giorno 6 luglio venne dato due volte ordine di andare alle carceri mandamentali di Schio per uccidere i fascisti, ma poi vennero rimandati perché i piani non erano ancora pronti.

 

Nei giorni seguenti al massacro ebbi occasione di parlare con “Teppa” al quale dissi che avevamo sbagliato.

 

Egli mi rispose che ero uno sciocco e che avevo paura. Egli mi disse di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto.

 

Parlai pure con “Pegoraro” e “Piva” i quali mi dissero che finalmente la popolazione avrebbe dovuto essere contenta essendo stato esaudito il suo desiderio.

 

Parlai con gli altri compagni ai quali dissi che avevamo fatto uno sbaglio ed essi pure consideravano la mia opinione e temevano per le conseguenze che ne sarebbero derivate.

 

Il giorno dopo il massacro mi alzai alle ore 9 circa e andai alle scuole “Marconi” ove continuai a svolgere il mio servizio di guardia.

 

Quel giorno non parlai con nessuno riguardo al massacro avvenuto la sera prima.

 

Sono stato arrestato il giorno 18 agosto 1945 dagli agenti americani Valentino e Snyder edai CC.RR., mentre mi trovavo in letto in casa di mio zio, verso le ore 7 circa.

 

Le suaccennate informazioni le ho date volontariamente.

 

 

Fatto, letto, confermato e sottoscritto.

Santacaterina Aldo

 

 

Testimoniato da

John Valentino

Agente Investigativo della 5^ Armata (A.M.G.)