I PARTIGIANI ARRESTATI ORMAI PARLANO TUTTI SVELANDO I DETTAGLI

 

 

 

Confessione di Fochesato "Treno"

 

 

Stringata ed essenziale ma importante la confessione di Fochesato. Essa segna ormai la netta vittoria della strategia di John Valentino che punta a superare l'ostacolo dei nomi di battaglia. La ricostruzione dei fatti è cosa acquisita.

 

 

 

 

Exhibit No. 11

1° interrogatorio

 

Il giorno 15 agosto 1945, nelle carceri del 57° rgt. Fanteria in Vicenza.

 

Avanti a noi John Valentino, agente investigativo della 5^ Armata Alleata, è presente FOCHESATO Antonio (nome di battaglia “Treno”), di Francesco e di Raumer Rosa, nato a Schio il giorno 21/3/1916, residente a Schio, in via Rovereto n.9, il quale opportunamente interrogato risponde:

 

 

 

Due o tre giorni prima del massacro venni avvertito da “Teppa” su ciò che si doveva fare. Mi trovavo alla caserma “Cella”.

 

Il giorno 6 di luglio 1945 “Teppa” mi disse, e ciò verso le ore 18, che alle ore 22,30 mi dovevo trovare alla Valletta, per ricevere ordini.

 

Arrivai puntuale alla Valletta e lì trovai tre o quattro individui e poco dopo arrivarono gli altri.

 

Dalla Valletta ci dirigemmo verso il carcere mandamentale a gruppetti di tre o quattro persone alla volta.

 

Alla Valletta io mi armai di un “mitra”.

 

Arrivati al cancelletto vicino al fotografo ci mettemmo vicini agli altri provenienti dal Comando “Ramina Bedin”.

 

Al cancelletto mi mascherai con un fazzoletto bianco.

 

Per copricapo avevo un berretto nero da partigiano.

 

I nomi di coloro che si trovavano con me sono: “Teppa” – “R.T.” – “Morvan” – “Guastatore” (Brunetto) – “Sita” – “Quirino” (Aldo Santacaterina) – “Tenace” (Losco) – “Gandi” – e un altro che conosco solo col nome di Manea.

 

Tutti i sunnominati sono del battaglione “Ramina Bedin”.

 

Altri due: “Brocchetta” e “Tempo” (di quest’ultimo non sono sicuro se veramente si chiami così) non so a che battaglione appartengono.

 

Essi quella sera accompagnavano Pezzin.

 

Gli organizzatori del massacro sono “Piva” e “Pegoraro” commissario di battaglione.

 

“Attila e “Nino” la sera del fatto avevano una squadra a disposizione in caso di necessità.

 

Non conosco gli uomini di detta squadra e nemmeno so quanti erano.

 

Nel carcere entrammo verso le ore 23 e un quarto – 23,30 ove trovammo Pezzin con tre o quattro nostri compagni.

 

Un mascherato era andato a fare la guardia all’abitazione del secondino “Pietro” sulla porta di casa.

 

“Teppa” entrò in ufficio e rovistò fra le carte e sui registri per scegliere i nomi dei prigionieri comuni da escludere e di quelli politici da ammazzare.

 

Più tardi io, “Teppa”, “Morvan” e un altro di cui non ricordo il nome salimmo al piano superiore.

 

Al secondo piano, ove si trovavano le donne, “Teppa” tolse dal gruppo due prigioniere con reati comuni.

 

Poco dopo mezzanotte iniziammo la sparatoria che durò per circa cinque minuti.

 

Quando pensammo che tutti fossero morti uscimmo uno dietro all’altro dalle carceri mandamentali dirigendosi verso la Valletta.

 

Alla Valletta consegnai il mio “mitra”.

 

Nessuno di noi rimase ferito durante la sparatoria.

 

Dalla Valletta io me ne andai a casa a dormire.

 

Il mattino seguente mi alzai alle ore 3,45 perché alle quattro mi dovevo trovare alla caserma Cella per montare di servizio di guardia fino alle ore 6.

 

Per tutto il giorno poi rimasi in caserma o in casa che sta vicino alla caserma.

 

Con i miei compagni non ho parlato mai del fatto in pubblico.

 

Solo quando eravamo in caserma, se ne parlava qualche volta.

 

Si diceva che se ci avessero scoperto saremmo stati rovinati per tutta la vita.

 

La sera della sparatoria io avevo con me tre caricatori, ma ne sparai solo mezzo perché poi l’arma si inceppò.

 

Le persone nominate col nome di battaglia sono da me conosciute molto bene e sono certo che nessun altro abbia detti nomi.

 

Le celle vennero aperte da “Teppa” e dal capo carceriere Pezzin.

 

Mi sembra che Losco avesse un cappello d’alpino, ma non ne sono completamente sicuro.

 

Le qui scritte informazioni le ho date volontariamente.

 

Fatto, letto, confermato e sottoscritto.

Fochesato Antonio

(nome di battaglia: “Treno”)

 

 

Testimoniato da

John Valentino

Agente C.I.D. 5^ Armata