BORTOLOSO CEDE E CONFESSA MA RESTA SU UNA POSIZIONE SFUMATA

 

 

 

Il 3° interrogatorio di "Teppa"

 

Nel terzo interrogatorio "Teppa", oltre a confermare la sua partecipazione e quella di altri tre compagni già nominati nel secondo interrogatorio del giorno prima, fa altri nomi e tira in ballo i due mascherati  che non erano in forza al battaglione "Ramina Bedin". Mantiene il profilo basso e non parla di responsabilità personali di comando. Ha ceduto sui fatti (grazie alle torture inflittegli dagli uomini di John Valentino) ma è "avaro" di particolari.

 

 

 

3° Interrogatorio         Exhibit No. 14

 

L’anno 1945, il giorno 14 di Agosto, nelle carceri della caserma 57° fanteria.

Davanti a noi John Valentino – agente C.I.D. è presente BORTOLOSO Valentino di Paolo e di Cerbaro Mistiga, nato a Schio il g. 24/3/1923, residente a Poleo di Schio, Via Casetta n.2 – il quale opportunamente interrogato risponde:

 

 

Circa due giorni dopo la dimostrazione di Schio io mi trovavo a “Torre Belvicino” alle Acque e mentre ballavo si è avvicinato “Quirino” e un altro di cui non ricordo il nome: penso che sia stato “Guastatore”; non ricordo infatti se sia venuto lassù con me oppure sia venuto a chiamarmi insieme a “Quirino”.

 

Sono sicuro però che in detto luogo era presente pure “Guastatore”. Era venuto anche lui per ballare.

 

“Quirino” mi avvertì che dovevo presentarmi immediatamente al comando del battaglione “Ramina Bedin” per delle comunicazioni importanti.

 

Partimmo subito per Schio in bicicletta – io – “Guastatore” e “Quirino”: era con noi un altro che credo sia stato “Sita”.

 

Arrivammo al comando verso le ore 21 e lì trovai “Attila” e “Nello”. Essi ci fecero conoscere le loro intenzioni di entrare nelle carceri mandamentali di Schio e di uccidere i fascisti che vi erano imprigionati per rivendicare i morti partigiani e specialmente i morti nel campo di concentramento di Mathausen.

 

Essi avrebbero voluto andare alle carceri e uccidere i fascisti quella sera stessa, ma poi venne troppo tardi e il fatto venne rimandato per due o tre giorni dopo.

 

Più tardi arrivò anche “Piva” il quale ci disse che quella sera non si poteva fare niente perché era ormai troppo tardi e perché gli uomini non erano abbastanza.

 

Un’altra causa era la poca preparazione.

 

Essi ci dissero che avrebbero pensato loro per le persone che avrebbero dovuto prendere Pezzin per farsi consegnare le chiavi.

 

Oltre a noi quattro: io – “Guastatore” – “Quirino” e “Sita” altri erano stati incaricati del massacro.

 

Essi sono i seguenti: “R.T.” – “Gandi” – “Treno” – “Tenace” – “Brocchetta” – “Terribile” e “Igli”.

 

Tutti questi individui appartenevano al battaglione “Ramina Bedin” meno “Brocchetta” e “Terribile”.

 

Tutti i sopranominati individui li ricordo solo per nome di battaglia; al battaglione non vi sono altri che abbiano gli stessi nomi loro.

 

Il giorno seguente avvisammo noi stessi i nostri compagni di trovarsi all’appuntamento.

 

Il giorno 6 luglio verso le ore 7 andai al comando “Ramina Bedin” e lì venni avvertito che quella sera stessa si doveva effettuare l’uccisione dei fascisti dai miei comandanti.

 

Mi dissero che mi dovevo trovare dietro il cancelletto vicino alla fotografia verso le ore 11.

 

Uscito dal comando andai a casa a prendere il vestito per mascherarmi e poi passai per la caserma Cella ove presi il “mitra”. Tanto il mitra quanto il pacchetto con i vestiti li lascia nel boschetto dietro il cancelletto ove arrivai passando per la Valletta. Poi andai al cinema col mio amico.

 

Uscii dal cinema verso le ore 10 e un quarto – 10,30 e arrivai al cancelletto verso le ore 10,45 ove trovai i miei compagni che mi aspettavano.

 

“Brocchetta” – “Terribile” – “R.T.” – “Sita” – erano già entrati nelle carceri con “Pezzin” e al cancelletto trovai “Gandi” – “Treno” – “Tenace” – “Guastatore” – “Igli” e “Quirino”.

 

Tutti erano già armati e sono sicuro che erano i suddetti perché parlai con loro ed anche perché li conosco molto bene.

 

Poco prima di entrare in carcere mettemmo tutti la maschera.

 

Entrammo tutti assieme e nel carcere trovammo gli altri quattro che erano con Pezzin e che ci aspettavano.

 

Sei rimasero al piano terreno e io con altri quattro sono andato di sopra al piano superiore.

 

Con me c’era “Igli” e gli altri tre di cui non ricordo il nome.

 

Ricordo che “Tenace” aveva un cappello da alpino.

 

Incominciammo a sparare verso le ore 12 e un quarto. I primi colpi vennero sparati al piano superiore.

 

La sparatoria durò per circa 2 o 3 minuti e cessò quando pensammo che fossero tutti morti.

 

Uscimmo dal carcere quasi tutti assieme. Poi ognuno andò per conto suo.

 

Io me ne andai con “Gandi” – “Guastatore” e “R.T.”.

 

Ognuno portò la sua arma a casa.

 

Noi abbiamo fatto questo massacro senza che avessimo ricevuto promesse di denaro o altri premi.

 

Le presenti dichiarazioni sono state fatte volontariamente.

 

 

Fatto, letto, confermato e sottoscritto.

In fede         Bortoloso Valentino

 

 

Testimoniato da

John Valentino

Agente C.I.D. V Armata