Logo Storia Veneta

 L'UFFICIALE ALLEATO RICOSTRUISCE L'ECCIDIO

 

Il rapporto Chambers del 9 luglio

 

GOVERNO MILITARE ALLEATO (Schio)

P.S./37

Argomenti: Sequenza di eventi dell’eccidio nelle carceri di Schio nella notte del 6/7 Luglio 1945, raccolte da informazioni date da testimoni. Azione compiuta dal C.A.O. dopo l’arrivo e in seguito.

 

Copie al: Commissario Provinciale (3) Vicenza

Capitano BAKER – P.P.S.O. – (I) Vicenza

 

Serie

 

I – Circa alle ore 20 del 6 Luglio, il capo custode della prigione uscì per prendere un bicchiere di vino, apparentemente questa era una sua abitudine. Al suo ritorno trovò due uomini fuori dai cancelli della prigione; questi fecero alcuni commenti casuali sui prigionieri detenuti. Quando questi uomini conclusero estrassero una pistola (sotto un impermeabile) e la puntarono contro il custode e lo condussero a qualche distanza dalla prigione.

 

 

La prigione è alla periferia della città.

 

Circa alle 22,30 questi due uomini e il custode furono raggiunti da tre altri uomini che erano mascherati e armati. Questi mandarono via i primi due e riaccompagnarono il custode alla prigione. Il custode dice che non riconobbe i primi due uomini, egli disse che non erano di Schio – questo fa pensare che ciò non è vero. Dopo l’arrivo alla prigione trovarono il cancello aperto e la moglie del custode che aspettava il marito.

 

I tre uomini mascherati spinsero il custode attraverso il cancello, seguendolo, e chiudendolo dietro a loro. Con minacce, insistettero sul silenzio, unirono insieme le famiglie dei due custodi e li chiusero a chiave nel loro appartamento privato. In un’ora incerta, fra le 22,30 e mezzanotte, altri dieci (approssimativamente) uomini mascherati arrivarono. Essi tirarono fuori dall’appartamento i due custodi e con minacce si fecero dare le chiavi delle celle e tolsero dalla parete una lista di prigionieri detenuti per motivi politici.

 

Poi rinchiusero nuovamente i due custodi nel loro appartamento. Quando entrarono la prima volta c’erano due donne che lavavano le scale; esse furono portate fuori.

 

Quando gli uomini mascherati ebbero preso la lista andarono nelle celle; erano circa le 0,10 e chiamarono fuori, e misero in un altro posto, tutti i prigionieri comuni (ladri,ecc.) e anche quattro o cinque prigionieri politici.

 

Fino allora i prigionieri nelle celle erano completamente ignari che quegli uomini mascherati erano entrati nella prigione. I prigionieri comuni, le due donne e i prigionieri politici tolti dalla lista furono prima mandati insieme nel cortile e poi furono tutti chiusi in una cella con la porta aperta.

 

I partigiani poi, si divisero in due parti, una parte andò nella cella al primo piano, l’altra nella cella a pianterreno. Il capo parlò ai prigionieri e uno degli uomini mascherati disse a uno dei prigionieri “Toni tu sei salvo”.

 

Fu poi stabilito che questo “Toni” si identifica come Antoniazzi Antonio. Si è accennato che quest’uomo è stato interrogato separatamente, come anche i prigionieri i cui nomi furono chiamati fuori dagli uomini mascherati.

 

Dagli interrogatori dei sopravvissuti, il tempo della sparatoria ebbe luogo dalle 0,15 alle 0,25, si è inoltre stabilito che essendo cominciata alle 0,20 era durata 5 minuti. Gli uomini mascherati partirono immediatamente dopo di ciò.

 

I prigionieri che erano stati messi nella cella non chiusa a chiave ebbero paura ad uscire per circa un’ora. Eccezionalmente uno, MARON Bruno, uno dei prigionieri politici che erano stati chiamati fuori, uscì dalla cella e andò nell’ufficio del custode per telefonare ai carabinieri, ma trovò che i cavi erano stati tagliati.

 

Fra essi, quei prigionieri aprirono le celle dove la sparatoria aveva avuto luogo, andarono a piedi a informare i CC.RR., l’ospedale e l’arciprete, e aiutarono a trasferire i feriti all’ospedale.

 

La porta dell’appartamento privato dei custodi fu trovata essere stata aperta quando Maron vi andò.

 

I CC.RR. arrivarono alla prigione approssimativamente alle 02,00 del 7 Luglio. Fu mandato un messaggero al H/Q della Compagnia italiana comandata dal capitano Mugelli Domenico, essendo il telefono fuori uso.

 

Venne nella casa nella quale sono alloggiato, ma non potè ricevere nessuna risposta, così tornò al suo H/Q. e mi telefonò circa alle 03,15.

 

 

2 – Alle 03,35 circa incontrai il capitano Mugelli al suo H/Q. Io ero accompagnato dal Lt. Brine e RFN. KNIGHT.

 

Circa alle 03,45 noi arrivammo all’ospedale per interrogare i feriti. Nessuno di loro volle spontaneamente testimoniare a proposito di ciò che era accaduto. Poi noi andammoi alla prigione, dove ottenemmo informazioni dal custode e da vari prigionieri, così partì la prima parte di questo rapporto.

 

Nello stesso tempo furono impartiti ordini riguardo le strade che portavano alla prigione, all’ospedale e le corsie dove erano i feriti furono messe sotto custodia.

 

Questo fu fatto dagli uomini messi a mia disposizione dal capitano Mugelli e dai CC.RR. locali. Si ottennero dei mezzi di trasporto e i corpi degli uccisi nella prigione furono trasportati dai vigili del fuoco, che fecero un bel lavoro.

 

I corpi furono portati direttamente alla cella mortuaria e al cimitero. Uno dei prigionieri disse di aver riconosciuto la voce e la statura di uno degli uomini mascherati. Subito si cominciarono le azioni riguardanti ciò.

 

Quest’uomo è stato arrestato dal RFN. KNIGHT, assistito dalla polizia militare americana. Essi si erano conosciuti nei giorni in cui KNIGHT lavorava con i patrioti.

 

E’ venuto oggi a mia conoscenza che erano state fatte minacce contro la vita di KNIGHT a questo proposito.

 

Nella casa dell’arrestato furono trovati i seguenti esplosivi:

[segue elenco di mine anticarro, fucili mitragliatori, esplosivo, ecc.]

 

Questo fu trovato quando C.M.P. e KNIGHT andarono nella casa sabato 7 nel pomeriggio. KNIGHT mi riferì tutto domenica 8, di mattina e disse che questi esplosivi erano tuttora nella casa.

 

Io andai immediatamente là, per rendermene conto e diedi ordini ai CC.RR. di portarli via.

 

Chiesi a KNIGHT perché questi esplosivi non erano stati portati via nel corso della prima visita ed egli rispose, giustamente, che c’era un sergente del comando partigiano. Gli esplosivi sono ora al H/Q. del comando italiano, alle scuole Marconi, in attesa di disposizioni.

 

In riferimento al precedente paragrafo si raccomanda urgentemente che siano mandati uomini in numero sufficiente in questi territori di Schio, Thiene e Valdagno, in modo che siano fatte ricerche di esplosivi e di munizioni che io sono certo siano ancora nascosti nelle case dei partigiani

 

Segue una lista dei morti e feriti al giorno 8 di domenica, alle ore 20,00. [...]

 

 Schio 9 Luglio 1945

S.W. CHAMBERS Capitano R.A.

C.A.O. Schio (Vicenza)