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EMESSA IL 13 SETTEMBRE FU GIUDICATA ECCESSIVA 

 

La sentenza della Corte Militare Alleata del 13 settembre 1945

 

 

 

 

 

CORTE GENERALE MILITARE ALLEATA

 

SENTENZA

 

1 – Tratterò prima i casi di De Rizzo Ermenegildo e Losco Luigi.

E’ vero che ambedue conobbero il piano prima che il crimine fosse perpetrato. Comunque la Corte è abbastanza soddisfatta, stando le testimonianze, che De Rizzo non era presente al momento del crimine.

Quanto a Losco è risultato che vi furono testimonianze fatte da altri accusati per accertare che era presente e prese una parte attiva.

Comunque queste testimonianze non sono prove sufficienti per questa Corte, e la Corte di conseguenza, non considera che fosse presente al momento del crimine.

Nonostante questo, il caso per il Pubblico Ministero è che ambedue questi accusati cooperarono nel crimine, entro il senso dell’articolo 110, PC, perché essi, ufficiali di polizia, conobbero il piano, ma non fecero nessun passo per rivelarlo a qualcuno o per prevenire l’effettuazione del crimine.

Nell’opinione del a Corte, un ufficiale della polizia è, per gli impegni di cooperazione, affatto diverso da qualsiasi altro membro della comunità.

Se egli manca di compiere un’azione di prevenzione ad un crimine, può essere colpevole di una violazione di dovere.

Ma in questi procedimenti nessuna imputazione viene fatta di tale violazione di dovere.

Per essere colpevole di violazione di cooperazione un accusato deve, secondo l’opinione della Corte, fare qualche mossa per favorire o partecipare all’azione criminale.

Nessuno di voi due accusati prese tale parte attiva e la Corte vi trova non colpevoli di tutte le accuse e ordina che voi siate assolti.

 

 

2 – In seguito tratto l’imputazione contro Franceschini Renzo per il possesso di munizioni e di esplosivi.

Dalla deposizione di Rfn Knight è chiaro che le munizioni e gli esplosivi erano nella casa dove viveva.

Non era la sua casa, ma quella dei suoi genitori.

Egli non era lì al momento della perquisizione, né gli fu chiesto niente sull’argomento.

Niente su questo fu chiesto ai suoi genitori.

Dalle testimonianze si è provato che sua madre era un’attiva partigiana.

E’ credo, una conclusione ragionevole che le munizioni e gli esplosivi dei tipi usati dai partigiani, erano infatti in possesso di Renzo.

Ma non è impossibile che essi fossero stati raccolti e tenuti da altri membri della famiglia e la Corte perciò ti trova, Franceschini Renzo, non colpevole di questa accusa.

 

 

3 – Io ora arrivo all’accusa contro Franceschini e gli altri 4 accusati, del possesso di armi da fuoco e munizioni, cioè a dire le armi automatiche e le munizioni con le quali eravate equipaggiati quando entraste nel carcere di Schio.

Voi tutti avete ammesso di possedere tali armi, e di essere entrati nel carcere di Schio con esse.

Tale azione non faceva parte del vostro dovere; neppure eravate autorizzati a portare armi in tali circostanze.

Questo lo sapevate bene tutti voi.

Perciò voi siete tutti colpevoli di questa accusa.

 

 

4 – Finalmente vengo all’accusa di assassinio e tentato assassinio contro voi cinque.

Questa affermazione è stata fatta a noi, che, malgrado le vostre confessioni, voi non eravate presenti nel carcere e che quella storia mostrerà che il crimine fu responsabilità di altri.

La Corte non ha nessun dubbio che voi foste tutti lì: non soltanto ci sono le vostre confessioni, ci sono le identificazioni di Franceschini e Bortoloso e la reciproca conferma delle vostre rispettive storie.

Voi eravate tutti là, come compartecipanti al complotto: tutti voi sapevate, qualche momento prima che cominciasse la sparatoria, che un totale massacro era nelle intenzioni.

Tre di voi, Franceschini, Bortoloso e Fochesato, ammettono che prendeste parte alla sparatoria.

Canova, voi dite che non sparò, però non portate nessuna prova per sostenere ciò.

Nessuno di voi si è pensato in grado, in qualche caso, di dare qualche prova a questa Corte.

Comunque, anche se fosse vero che voi non sparaste, saliste nella cella superiore con l’intenzione di sparare e evitaste di farlo scendendo con due prigionieri, mentre la sparatoria aveva luogo.

Tu pure, Santacaterina, dico, ma non citi nessuna prova per dimostrare che tu non sparasti.

Tu prendesti comunque, parte attiva aiutando l’operazione, rimanendo di guardia al cancello.

E’ stato provato che in questo avvenimento non ci fu premeditazione.

Sembra alla Corte che quello fu un caso lampante di premeditazione: il piano fu pensato e discusso in linea generale, parecchi giorni prima, le persone che furono reclutate per partecipare furono persuase a farlo: furono fatti elaborati accordi per ogni aspetto del caso; l’esecuzione fu posposta di giorno in giorno finchè arrivò il momento opportuno.

Non fu a causa della dimostrazione: infatti la dichiarazione di De Rizzo è motivo per pensare che fu progettato prima della dimostrazione.

La Corte trova che l’assassinio fu compiuto con crudeltà e mezzi inumani.

Il modo di entrare nel carcere nell’ora notturna, l’uso di armi automatiche in luogo chiuso, il mascheramento dei partecipanti, l’ammassare insieme le vittime, sono tutte circostanze che, particolarmente quando si uniscono all’oscurità in cui il crimine fu commesso, nell’opinione della Corte questo caso porta all’articolo 61 (4) del PC.

 

Tutti voi cinque accusati, perciò, siete trovati colpevoli di 54 azioni di omicidio e 31 di tentato omicidio, come stabilito dall’articolo 577 (3) e (4) PC.

 

 

 

SENTENZA

 

1 – Tratto per prima l’accusa per possesso di armi e munizioni, cioè le armi automatiche e le munizioni con le quali entraste nel carcere di Schio.

Il possesso delle armi è sempre un gravissimo crimine.

Quando è commesso da un uomo della polizia ed è commesso col proposito preciso di effettuare un’uccisione di massa, esso è il più grave e richiede una punizione assai pesante.

Per questa imputazione, voi cinque siete tutti condannati alla prigione per 15 anni.

 

 

2 – Mi riferisco ora alle altre due imputazioni.

Noi abbiamo ascoltato gli argomenti della difesa, sulla natura politica del crimine; sui sentimenti locali e lo stato di rabbia della comunità; che gli accusati erano ancora sotto l’influenza del giuramento di obbedienza al loro comandante partigiano ai cui ordini essi erano obbligati ad obbedire; all’aspetto psicologico e intimo del caso.

Ci sono stati inviati appelli su questi ed altri argomenti.

E’ nell’opinione della Corte che il crimine perpetrato a Schio fu un massacro dei più vergognosi e degradanti generi.

Alcuni degli accusati hanno detto che essi sono entrati solo all’ultimo momento e non sapevano che cosa stesse accadendo.

In verità l’intero affare fu ampiamente discusso prima che avesse luogo e noi siamo del parere che tutti gli accusati sapevano perfettamente quello che stava succedendo e ciò che era stato chiesto loro di fare.

La difesa ha trovato conveniente ignorare ciò, finchè gli inquilini del carcere furono turbati, soltanto un piccolissimo numero di essi – un testimone della difesa suppone il numero di cinque – aveva avuto alcuna denuncia contro; nell’opinione di un testimonio che fu lui stesso un capo partigiano, probabilmente circa un terzo era innocente di alcun crimine politico.

In queste circostanze, giustificare o difendere una completa carneficina con argomenti politici indirizzati alla Corte, pare un po’ sciocco.

Quanto alla scusa che gli accusati stavano agendo su ordini, basta soltanto dire che le bande partigiane erano state sciolte, che gli accusati come polizia avevano giurato lealtà della quale essi erano ben consapevoli: che mostrarono poca inclinazione ad obbedire agli ordini dell’AMG, come pure di astenersi dal portare armi o astenersi dal prendere la legge nelle loro mani.

Essi sapevano che stavano agendo male ed è pura ipocrisia pretendere che essi pensassero che sarebbero stati giustificati asserendo che avevano ricevuto ordini.

Il ristabilimento dell’ordine civile in Italia richiede obbedienza alla legge e la soppressione di queste esplosioni di violenza.

Chiede inoltre che siano assegnate severe punizioni a coloro che, con piena coscienza, stavano commettendo non soltanto un crimine, ma un oltraggio contro l’umanità, si sforzano di evadere dalla loro responsabilità ricorrendo all’autorità di altri.

 

Nel caso di Franceschini, Fochesato e Bortoloso la Corte non trova nessuna circostanza attenuante e riguardo alle 54 accuse di omicidio decide la sentenza di morte.

Nel caso di Santacaterina e Canova la Corte riconosce che essi non presero parte alla sparatoria.

Considera ciò una circostanza attenuante e sentenzia che questi accusati siano detenuti a vita, per questa colpa.

Per l’accusa di tentato omicidio, la Corte prende una decisone simile e condanna a 24 anni di prigione Franceschini, Fochesato e Bortoloso e a 12 anni di prigione Santacaterina e Canova, per questa colpa.

 

 

 

GIUDIZIO E SENTENZA

 

 

 

 

13 settembre 1945

 

W.E. BEHRENS, Colonnello, Presidente

T.G. BRENNAN, Maggiore, CMP

W.N. BOONE, Capitano, CMP