DOPO AVER CONDOTTO UNA INCHIESTA RECORD COME TEMPI E MODALITA'

 

 

 

La Pubblica Accusa chiede la

pena di morte al 13 settembre 1945

 

 

 

 

L’ARRINGA DELLA PUBBLICA ACCUSA

 

(…) Fu…con un senso di rincrescimento che l’indagine del fatto di Schio rivelò che quelli che una volta erano stati partigiani fossero gli esecutori di questo atroce crimine.

 

Avendo personalmente visitato i corpi di 45 delle vittime al cimitero di Schio il giorno seguente all’avvenimento, non mi sarebbe mai venuto in mente che questi decessi fossero stati compiuti da coloro che poche settimane prima si erano uniti per la celebrazione della fine della guerra che significava una nuova libertà per l’Italia.

 

Una nuova libertà che essi aiutarono a raggiungere.

 

Poco dopo quel tempo non pensavo che gli assassini di questo crimine sarebbero più tardi risultati essere i membri dell’organizzazione incaricata dell’osservanza della legge e dell’ordine – chiamata polizia ausiliaria.

 

Il consiglio di difesa ha sottolineato in chiari particolari, le orribili azioni commesse durante il regime fascista in Italia e più particolarmente durante il regime neofascista.

 

Tali argomenti non avrebbero potuto cadere in orecchie più sensibili di quelle degli Alleati.

 

Passo dopo passo e montagna dopo montagna, il nostro comune nemico fu spinto a nord attraverso l’Italia, dalle stanche ma valide V e VIII Armate. I soldati che passarono l’inverno del 1943 – 1944 a Cassino, nella neve, nel fango e nella pioggia, capiscono bene quello che voi intendete per vita amara.

 

Le 15.000 croci che segnano le tombe degli Alleati morti ad Anzio, si innalzano come una sola perpetua memoria del contributo degli Alleati nella lotta per la liberazione d’Italia.

 

Infatti sarebbe ancora turbato il sonno di quelli che morirono se sapessero che qualcuno ha interpretato la libertà come un diritto di prendere la legge nelle proprie mani.

 

L’avvocato della difesa Perego ha puntato nel suo argomento finale nel dire che il significato sociale dell’avvenimento di Schio non può essere ignorato – poiché la democrazia è nata nel sangue.

 

Come esempio di questo ha citato la rivoluzione francese.

 

Io penso, signor avvocato, se voi girate la pagina seguente della storia, voi ricorderete che circa tre anni più tardi la Francia fu sotto una delle più tiranniche dittature mai conosciute – un regime che non ebbe piccole conseguenze nella storia d’Italia.

 

Per favore, che nessuno dica che l’avvenimento di Schio fu un aiuto per la democrazia.

 

Davanti a noi, abbiamo 7 accusati – 7 giovani italiani accusati di un crimine orribile, spietato e crudele.

 

Esaminiamo l’evidenza di fronte a questo.

 

Il primo caso è Franceschini Renzo – conosciuto col nome di battaglia di “Guastatore”.

 

La prima imputazione contro di lui è il possesso di una considerevole quantità di armi e di esplosivi.

 

Questo è stato testimoniato da Victor Knight e non può in nessun modo essere negato.

 

Come seconda imputazione, egli stesso ha ammesso nella sua confessione che era armato di un’arma automatica.

 

Ciò è stato anche testimoniato da Borghesan, Facchini e Fantini.

 

Come terza e quarta imputazione la sua confessione è messa in evidenza dal fatto che era presente alle carceri di Schio la notte del sei luglio e che di fatto partecipò alla sparatoria contro i prigionieri politici nella cella grande a pianterreno.

 

Egli è stato indubbiamente identificato dai testimoni Fantini, Facchini e Borghesan, di essere stato nella cella a pianterreno, nella notte in questione.

 

Tutti e tre lo mettono nella stessa posizione nella linea del fuoco.

 

Due di questi testimoni, Facchini e Borghesan, identificano Franceschini anche dal tipo di maschera che indossava: Fantini era ovviamente con questa.

 

Comunque la loro identificazione era fuori questione.

 

E’ stato possibile ammettere questo poiché il colore della maschera è importante.

 

E’ certo che era Franceschini.

 

Io non ho la più pallida memoria di quale specie di abito l’avvocato Tricarico indossava mercoledì scorso, ma non ho il minimo dubbio che egli fosse presente.

 

Inoltre, basandosi su questa identificazione, Franceschini fu più tardi arrestato e infatti confessò la sua partecipazione al crimine.

 

Consideriamo il prossimo caso contro Bortoloso Valentino, conosciuto col nome di battaglia di “Teppa”.

 

La sua stessa confessione è un’evidenza.

 

In quella confessione egli ammette la prima accusa, cioè di aver avuto un’arma automatica in suo possesso, nel carcere di Schio.

 

Nella stessa confessione, come seconda e terza imputazione, ha ammesso la sua partecipazione e anche che era nella linea del fuoco e realmente fece fuoco contro gli uomini e le donne nella cella al secondo piano.

 

Inoltre, durante il periodo del crimine in questione, quando Pezzin era tenuto nel suo ufficio delle carceri e sorse una discussione fra Brocchetta e un’altra persona mascherata riguardante chi avrebbe dovuto essere ucciso, Brocchetta, come Pezzin ha testimoniato, indubbiamente disse: - Sbrigati “Teppa”, o per questo ci vorrà un anno”.

 

Questo si riferisce a nessun altro che all’accusato, mentre la spiegazione del consiglio della difesa su ciò era diversa nel controinterrogatorio di Pezzin, egli non mise in evidenza che la parola “teppa” potesse significare qualcosa d’altro se non questo nome di battaglia dell’uomo né la continuazione fu in grado di trovare qualcuno che sapesse che la parola fosse usata per significare offesa verso una persona di fronte a quella stessa persona.

 

Noi adesso mettiamo in evidenza il terzo accusato, Santacaterina Aldo, noto col nome di battaglia di “Quirino”.

 

Egli ha fatto una confessione e la sua confessione è evidente.

 

In quella confessione egli ha ammesso la prima accusa, cioè di avere avuto un’arma automatica alle carceri, la notte del 6 luglio.

 

Come seconda e terza accusa ha confessato che era nel carcere nella notte in questione e, più precisamente, dice che rimase al cancello.

 

Ciò è importante perché era presente per aiutare e favorire, rimanendo come guardia al cancello.

 

Egli è stato identificato da Bortoloso, Canova, e Fochesato come persona presente.

 

Inoltre come evidenza circostanziale, al momento del suo arresto, egli fu trovato nella casa di sua cugina, mentre sua cugina dormiva nel letto di lui.

 

La nonna fu svelta a lasciare la casa stessa di Santacaterina, col pretesto di andare in chiesa, allo scopo di avvertire l’accusato.

 

Certamente tutte queste precauzioni non sarebbero state necessarie per un uomo innocente.

 

Il caso dell’accusato Canova Gaetano, noto col nome di battaglia di “Sita”.

 

Nella sua confessione che è chiaramente visibile, egli ammette la prima imputazione, cioè che era in possesso di un’arma automatica più tre scorte di 20 cariche di munizioni ciascuna, nel carcere di Schio, la notte del 6 luglio.

 

Come seconda e terza imputazione, egli ammette in questa stessa confessione che era presente al momento del massacro.

 

Il fatto che egli pretenda di essere stato al primo piano, avendo portato là due prigionieri comuni, nel momento in cui la sparatoria cominciò, è senza importanza.

 

Egli è responsabile sotto la legge italiana come avesse partecipato alla sparatoria.

 

Voi della Corte avete sentito la spiegazione di Cavion Giovanni.

 

In quella deposizione fu provato che Canova gli confessò la sua colpa.

 

Avete udito la testimonianza che egli tentò di nascondersi alle autorità particolarmente al momento del suo arresto.

 

Nessuna persona innocente avrebbe fatto questo per portare il sospetto su se stesso.

 

Ieri gli avvocati della difesa addussero una lettera, scritta dall’accusato al Monsignore di Schio, come prova.

 

In quella lettera Canova ammette chiaramente la sua colpa e confessa il suo rimorso.

 

Nel caso di Fochesato Antonio, noto col nome di battaglia di “Treno”, egli pure ha confessato la sua colpa e la sua confessione è evidente.

 

Come prima imputazione ha ammesso di avere avuto un’arma automatica nella notte in questione.

 

Egli ha anche confessato che ha realmente partecipato alla sparatoria al secondo piano.

 

Nelle testimonianze di Santacaterina e Bortoloso, ambedue identificarono l’accusato come presente.

 

Non c’è il minimo dubbio riguardante la sua colpa.

 

Riguardo a De Rizzo Ermenegildo, noto col nome di battaglia di “Polenta”, l’accusa non ha prodotto nessuna prova riguardo il primo addebito e comunque chiede alla Corte di respingere questa accusa.

 

Riguardo alle seconde e terze accuse, il pubblico ministero riconosce che l’imputato non era presente nel carcere il 6 luglio.

 

Inoltre l’accusa insiste che non si può negare la responsabilità e la colpa dell’accusato.

 

Egli ha confessato che, prima del 25 giugno, discusse la cosa con “Teppa”.

 

Egli ha confessato che conobbe l’intero piano – usando il metodo di servirsi di due stranieri con lo scopo di ottenere le chiavi da Pezzin.

 

Fu a conoscenza dell’intero piano fino agli ultimi dettagli.

 

Era membro della polizia ausiliaria.

 

Era in possesso di una carta d’identità ufficiale del Governo Militare Alleato quale membro di questa polizia.

 

Era suo dovere e responsabilità di fare rapporto sui piani di questo omicidio di massa quando era in gestazione.

 

Si comportò da poliziotto per questo?

 

No! Scelse di rimanere in silenzio. Partecipare alla discussione nella sua posizione di uomo della polizia ausiliaria, cade sotto l’articolo 110.

 

Anche se era a conoscenza del piano, senza discuterlo con nessuno, è sufficiente perché la sua integrità come poliziotto venga considerata sotto l’articolo 110.

 

Nel caso di Losco Luigi, la Procura chiede che la prima accusa sia ritirata poiché l’incriminazione non ha prodotto nessun risultato evidente.

 

Ma riguardo alla seconda e alla terza accusa, queste sono ugualmente imputabili a De Rizzo.

 

Egli ebbe conoscenza del piano.

 

Lo discusse, si rifiutò di partecipare alla sua esecuzione e non rivelò nulla su di esso.

 

Molti altri che conoscevano il piano, Canova, Bortoloso , Fochesato e Santacaterina decisero di partecipare all’eccidio.

 

Ma in assenza di ulteriori prove il procuratore non può accusarlo di questo ma assieme con De Rizzo ricade sotto l’articolo 110 per la mancanza quali poliziotti per non aver informato del piano.

 

In relazione alle questioni di legge sollevate dagli Avvocati della Difesa.

 

Ringrazio infinitamente l’Avvocato Pietroboni per avermi informato sull’educazione liberale della legge italiana.

 

Considerando l’Articolo 577 sezione (3) riguardante la premeditazione.

 

Se ci fosse sempre un caso di premeditazione nella legge di qualsiasi nazione civile, esso è questo.

 

I piani erano pronti sin dal 25 giugno.

 

L’omicidio di massa doveva aver luogo il 4 luglio e poi fu spostato, un piano definitivo fu provato per giorni.

 

(…) Circa l’articolo 110 e la sua applicazione a Santacaterina e Canova.

 

Questo è stato discusso sempre nei rispettivi casi.

 

In relazione all’Articolo 61 Sezione (3).

 

Il Procuratore non pretende di affermare che questo omicidio di massa fu effettuato con mezzi inumani ma io insisto che si trattò di un’azione crudele.

 

Entrare nelle carceri nell’ora notturna, mascherati, portando armi automatiche, allineare le vittime indifese contro il muro senza concedere di veder applicata la giustizia, e sparare in continuazione contro di loro è indescrivibilmente crudele, è una circostanza aggravante in questo terribile crimine.

 

Articolo 62

Sec. 1° - valutazione morale e sociale

Sec.2° - in prova di…

Sec.3° - riguardante l’aver agito sotto suggestione di una folla tumultuosa in casi di incontri proibiti dalla legge. Non c’è stata nessuna spiegazione della difesa che la dimostrazione del 28 giugno fu condotta col permesso dell’AMG, in conformità con Procl. III

 

Art. IV Sec. Che è prevista per necessità

Art. 89 deficienza mentale

Art. 51 esercizio di dovere. Questo non fu esercizio di dovere. Il loro dovere era il contrario.

Art. 112 (3) azione su ordine nessuna prova, eccetto supposizioni. Un ordine sarebbe stato illegale.

Art. 133 prendendo in considerazione il carattere delle persone – essi erano coraggiosi partigiani.

Sotto 72, 110, 575, 577 (3) e (4) e in connessione con il n° 4 del codice italiano

 

Contro

 

Franceschini Renzo

Bortoloso Valentino

Canova Gaetano

Santacaterina Aldo

Fochesato Antonio

 

 

Il Pubblico Ministero chiede la pena di morte.

 

Contro De Rizzo Ermenegildo e Losco Luigi il Pubblico Ministero chiede la massima pena considerando la loro posizione come membri della polizia ausiliaria e i loro doveri e responsabilità.