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PARLANO I SOPRAVVISSUTI ALLA SPARATORIA 

 

Dall'Alba Maria: 1 agosto 1945

 

 

 

Verbale molto interessante soprattutto perchè si sofferma sulla figura di Redondi Bruno, riconosciuto come partigiano, che interviene molto stranamente in compagnia degli Americani e nella confusione, con la sua divisa cachi, si aggira nelle celle dei detenuti in mezzo a cadaveri e a feriti. Redondi è armato di arma automatica, in divisa, si presume che a quell'ora di notte ( circa le 2 del 7 luglio 1945) non si fosse appena svegliato, molto probabilmente era stato incaricato di qualche servizio di guardia, ma a cosa? Chi l'ha spedito al carcere di Schio dopo, incredibile!, che il massacro era stato compiuto. Questo è un aspetto che merita una indagine a parte...

 

 

 

Vicenza 1 agosto 1945

 

Dichiarazione di DALL’ALBA Maria, di 23 anni, abitante in via Maglio di Giavenale n.28, Schio.

 

 

 

Io fui rinchiusa nelle scuole Marconi il 28 maggio 1945, come prigioniera politica e l’arresto fu eseguito dai partigiani di Schio.

 

La sera del 6 luglio vidi la signora De Chino e la signora Santacaterina Lucia che finivano di pulire le scale della prigione in seguito a un richiamo della signora Pezzin.

 

Io aspettai il loro ritorno prima di andare a letto, ma siccome vidi che erano in ritardo, andai in cortile a prendere dell’acqua fresca.

 

Poi ritornai e dissi le preghiere con le altre donne prigioniere, come di solito ogni sera, e poi andai a letto.

 

Sentendo dei rumori di passi, probabilmente essi venivano dal cortile, noi commentammo ciò.

 

Il tempo passava e io mi addormentai.

 

Dopo qualche tempo fui bruscamente svegliata, e vidi entrare nel dormitorio un gruppo di prigionieri, che erano brutalmente spinti da cinque persone mascherate.

 

Il fatto accadde alle ore 24,30 circa.

 

Gli uomini spinti dentro il dormitorio erano otto prigionieri politici.

 

Poi a tutte le donne prigioniere fu chiesto di alzarsi. Poi, dopo aver consultato un elenco, presero due donne prigioniere per crimini comuni e più precisamente: Jaccheo Elisa e Facci Apollonia che furono accompagnate fuori dal dormitorio.

 

Facci Apollonia fu chiamata e riconosciuta come la madre del marito della cosiddetta “Cogometta”.

 

Poi ordinarono di allinearci lungo la parete a un lato del dormitorio.

 

Fatto questo, fecero allineare gli uomini davanti alle donne.

 

Uno guardò nel w.c. per assicurarsi che non ci fosse nessuno nascosto lì.

 

Quando videro che non c’era nessuno, questi ci disse queste parole:

 

“Questo per i fascisti traditori”. E in quel momento cominciarono a sparare.

 

Si udirono due scariche, poi una breve pausa.

 

Una donna ferita urlò: “Ah, il mio stomaco”.

 

Spararono per la terza volta, dopo di ciò spararono un colpo di pistola e poi andarono via.

 

Dopo pochi minuti mi liberai dalla massa dei feriti e andai al piano di sotto.

 

Andai nella cucina della moglie del capo carceriere, dove trovai del liquore sulla tavola e portai un po’ di questo ai feriti che erano ancora al piano di sopra.

 

Quando raggiunsi la porta del dormitorio incontrai un partigiano chiamato Bruno Redondi, nome di battaglia “Brescia”.

 

Siccome era un partigiano, diventai sospettosa e lo seguii al piano di sotto.

 

Quando arrivò di fronte al dormitorio degli uomini, guardò dentro come se volesse essere sicuro, e poi uscì.

 

In quel momento entrarono gli Alleati e altra gente per prendersi cura dei feriti.

 

Nessuno fece attenzione a lui. Penso che questo fosse dovuto al fatto che indossava una uniforme cachi, molto simile a quella indossata dagli alleati.

 

Era armato di arma automatica.

 

Poi tornò indietro e portò il liquore alle persone ferite.

 

Anche Santacaterina Lucia vide questo Redondi in cortile.

 

E’ da notare che pochi giorni prima che il massacro avesse luogo, due partigiani vennero a prendere un prigioniero.

 

Sembra che il vice carceriere avesse telefonato a qualche autorità e subito dopo essi portarono via questo prigioniero.

 

Anche il secondo carceriere entrò egli stesso nella cella a liberare il prigioniero, si udirono i due partigiani pronunciare poche parole: “Può uno da qui scavalcare questo muro?”.

 

Io li riconobbi ambedue e parlai con loro.

 

Domandai loro quando mi avrebbero liberata, e uno chiamato “Italo della Verotta”, Schio via Cappuccini, mi rispose che appena avesse avuto l’ordine mi avrebbe mandato al Polo Nord per cinquant’anni.

 

Questi due partigiani si chiamano Broccardo Giovanni ( “R.T.” poi facente parte del commando, n.d.c.) e Italo della Verotta, Via Cappuccini, Schio.

 

Dall’Alba Maria

 

 

Testimoniato da John Valentino – T.A. Snyder

Agenti C.I.D. 5^ Armata