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DIFFICILE DA CAPIRE L'AMBIENTE PARTIGIANO DI SCHIO

 

Verbale di Cavion Giovanni detto "Glori" del 1 settembre 1945

 

 

 

Il comandante del Battaglione "Ramina Bedin", pur non essendo al comando della Polizia Partigiana, conosce tutti gli uomini coinvolti nell'eccidio, e ammette che posteriormente assunse informazioni. L'impressione è che ci sia stata parecchia tensione (e omertà assoluta) tra una parte dei partigiani e i tre organizzatori (Piva, Maltauro e Pegoraro) anche se ovviamente nulla è trapelato all'esterno.

 

 

Vicenza 1 settembre 1945

 

Nell’anno 1945, il primo giorno del mese di settembre, alle carceri giudiziarie di Vicenza.

Davanti a noi il sottoscritto, ufficiale incaricato di P.S. è presente CAVION Giovanni, già identificato e nuovamente interrogato, che modifica parzialmente il suo interrogatorio di ieri, dichiara:

 

 

 

Io confermo che in data 26 agosto Canova Gaetano fu accolto in casa mia. Riguardo quanto sopra, affermo che la suddetta persona, mandò suo padre a casa mia circa un’ora prima che egli venisse, con l’intenzione evidente di voler rendersi conto se io ero propenso e disposto ad accettare suo figlio in casa mia.

 

Gli risposi che non avevo nessuna obiezione riguardo alla faccenda, così l’autorizzai a venire da me, in attesa degli eventi.

 

Infatti più tardi, circa alle ore 21, Canova Gaetano si presentò solo a casa mia.

 

In quell’occasione, mi disse che aveva partecipato all’eccidio e che invece del 4 luglio, il massacro era stato spostato, doveva aver luogo il 6 dello stesso mese.

 

Non mi disse la ragione per la quale il massacro era stato posposto.

 

Egli mi assicurò inoltre che aveva fatto un patto per partecipare all’uccisione; la sua idea era contraria a ciò e così egli non si presentò all’ora convenuta, la sera del 4 luglio.

 

Il pomeriggio del 6 luglio, Canova (secondo la sua dichiarazione) andò a Schio per continuare il suo servizio e gli accadde di incontrare parecchi dei suoi compagni che erano stati formalmente chiamati per prender parte all’azione, e fra questi c’era il partigiano conosciuto come “Teppa” che imprecò contro Canova più di tutti gli altri.

 

Egli accusò anche Canova di essere un codardo. Canova giustificò la sua partecipazione all’eccidio dicendo che ciò lo aveva influenzato e inoltre si sentiva umiliato cosicchè nella stessa serata si mise a loro disposizione e partecipò all’eccidio.

 

Premesso che la magio parte degli individui che presero parte all’eccidio erano impiegati presso di me, tempo addietro, io li conoscevo tutti e occasionalmente parlammo di cose concernenti il massacro.

 

Così venni a conoscere che 15 persone erano entrate nel carcere di Schio con “Teppa”, come loro capo.

 

Ad un certo momento, “Teppa” non fu d’accordo con gli altri partigiani di cui non conosco il nome.

 

Essi erano dell’opinione di far fuori solamente i principali fascisti responsabili che dovevano essere portati alla Valletta dei Frati dove doveva avvenire la sparatoria.

 

“Teppa” si oppose a questa idea. Egli dichiarò di aver ricevuto ordini precisi di uccidere tutti i prigionieri politici nelle carceri mandamentali di Schio, con una esecuzione in massa.

 

Canova mi assicurò di non aver preso parte alla sparatoria, poiché era ancora in possesso di tutte le munizioni, che gli erano state anteriormente date, quando uscì dal carcere dopo la sparatoria.

 

Durante la discussione udii Canova menzionare i nomi di Piva Igino, “Romero”, Maltauro Ruggero, “Attila”, e Pegoraro Gaetano “Guido”.

 

Egli indicò quelle persone come cospiratori e organizzatori del massacro, ma non era in grado di fornire nessun altro particolare come prova riguardante questi uomini; in questa occasione mi disse che era pienamente convinto che l’ordine di effettuare il massacro era venuto dagli alti comandi.

 

Egli affermò che, se avesse saputo che i piani e gli ordini erano dati soltanto dalle summenzionate persone, avrebbe rifiutato di partecipare all’eccidio.

 

Non ho altro da aggiungere.

 

 

Letto, confermato e firmato

Cavion Giovanni

 

Bellina Armando brigadiere di P.S.    

Di Galbo Giuseppe Maresciallo di P.S.

 

Testimoniato da

John Valentino

Agente C.I.D. 5^ Armata